Fractional manager per lo sviluppo delle pmi, i più richiesti sono i chief financial officer

Intervista con Gianvittorio Frezza, partner e responsabile dello sviluppo   di Yourgroup in Liguria

Foto Gianvittorio Frezza (1)

Ha l’approccio operativo e le responsabilità di un “top manager”, la passione di un socio e la visione esterna e innovativa di un consulente. È il fractional manager, un professionista “C-Level” (la C sta per chief) che entra in un’azienda per gestire operativamente aree strategiche, senza essere assunto a tempo pieno. È l’ideale per le pmi che hanno bisogno di un dirigente di alto profilo per gestire un derminato settore ma non possono permettersi retribuzioni troppo alte. Il fractional manager ha ricoperti incarichi dirigenziali di alto livello in grandi società, si è trasformato in libero professionista e si propone per lavori non a tempo pieno. Non va confuso con una figura da tempo nota in Italia, il “temporary manager”, che va a lavorare in un’azienda a tempo pieno ma per un periodo limitato, il fractional manager può essere ingaggiato per un periodo limitato più o meno lungo ma in ogni caso non “full time”: il suo contratto lo impegna per un certo numero di giorni al mese. Negli altri giorni può lavorare per altre aziende. Il suo costo per ogni singolo cliente, quindi, è mitigato, accessibile ad aziende non grandi, alle quali offre competenze che solo le grandi si possono permettere. Non di rado comunque lavora anche per grandi gruppi in fase di trasformazione, crescita o transizione.

La posizione di fractional manager più richiesta è quella del chief financial officer. In genere chi fonda un’impresa lo fa perché conosce un terminato prodotto e il suo mercato. Sa scegliersi dei tecnici con i quali garantire la produzione. E anche dei venditori. Sovrintende  alla gestione del personale con l’aiuto di qualche collaboratore e di un consulente del lavoro che fa da ponte tra l’impresa, i lavoratori e gli istituti di previdenza (Inps, Inail), assicurando il rispetto della normativa in materia di lavoro che è molto complessa. Ci sono anche le agenzie del lavoro, che si possono occupare della selezione e poi della crescita professionale dei collaboratori. Per l’amministrazione l’imprenditore può assumere un bravo contabile, magari con l’aiuto di un’agenzia del lavoro, e servirsi della consulenza di un commercialista. A un certo punto, però, se l’azienda cresce, contabile e commercialista non bastano più. Occorre un dirigente di vertice che usi i dati contabili per definire la strategia finanziaria, gestire gli investimenti e guidare la crescita. Deve saper ottimizzare la gestione della liquidità, ridurre i costi e aumentare i profitti, migliorare i rapporti con le banche, assicurare un efficace controllo di gestione, pianificare gli investimenti. Dipende direttamente dall’amministratore delegato, che in una pmi è in genere lo stesso fondatore e proprietario, ed è un po’ il suo alter ego. Una figura professionale difficile da trovare (e per alcuni anche da accettare). Può essere lo stesso contabile a ricoprire questo ruolo se ha le doti di fondo necessarie e comunque dopo adeguato periodo di formazione, guidato da un chief financial officer. Anche un giovane, brillante laureato, con tanto di master ecc…, magari figlio dello stesso proprietario, non è in grado di assumersi questo incarico appena terminati gli studi. Occorre esperienza. Molta esperienza.

Chi ha introdotto e portato al successo in Italia il modello del fractional management è Andrea Pietrini, chairman e founder di YOURgroup, società che opera del 2011 e oggi dispone di una squadra di oltre 300 top manager competenti in tutti i settori chiave, la metà dei quali è composta da cfo. E chief financial officer è Gianvittorio Frezza, partner di YOURgroup e responsabile dello sviluppo del gruppo in Liguria.

Frezza ci spiega come si è sviluppato YOURgroup e si è definita la figura del fractional manager.

Dove ha sede YOURgroup?

«Potremmo dire a Roma ma un dato fondamentale di questa azienda è che si tratta di un’aggregazione di liberi professionisti, ognuno dei quali ha il proprio studio nella propria città. Quindi non ci sono sedi territoriali. Quella di Roma è solo la sede legale, YOURgroup è dove sono i suoi partner, un po’ in tutta Italia».

Pietrini come è arrivato a fondare il gruppo?

«Dopo una lunga esperienza ad alto livello come cfo e financial capitalist ha pensato di proporsi sul mercato come temporary manager e poi come fractional manager, sempre nell’area finanza, del controllo di gestione e della tesoreria. Il temporary management in Italia c’era da molto tempo, il fractional manager è stata un’innovazione di Pietrini che ha saputo cogliere una esigenza ancora insoddisfatta del mercato e nel 2011 ha fondato YOURgroup».

Temporary manager e fractional manager sono figure professionali nettamente distinte?

«Sì. Il primo è un manager che entra in azienda per un certo periodo, mettiamo 6-12 mesi, e lavora solo per quell’azienda, andando a coprire posizioni apicali che in quel momento sono scoperte, per motivi diversi, e che l’azienda non può permettersi di lasciare scoperte neppure per un breve periodo. Il temporary manager spesso è un dirigente che per qualche motivo si trova in fase di transizione, sta cercando una nuova occupazione, ed è in contatto con una società di temporary management. Il contratto di lavoro temporaneo glielo fa la società, il dirigente non va a contrattare direttamente con la propria partita Iva, il cliente ce l’ha la società che eroga i servizi di temporary management. YOURgroup invece ha guardato alle esperienze molto rilevanti del mondo anglosassone – nell’UK, per esempio, c’è ormai quasi il 70% delle posizioni apicali in fractional management – e ha pensato di proporre alle aziende, alle pmi, a quel target di clienti che non avevano in organico una prima linea formata da dirigenti ad alta qualificazione e con grosse esperienze e non potevano permettersela per motivi economici, un modello flessibile per cui il fractional manager diventa un dirigente a tutte gli effetti – non è un consulente che esamina la situazione dell’azienda, fornisce delle soluzioni e lascia alla struttura interna il compito di metterle in pratica – ha un compito operativo come ogni dirigente d’azienda, ma con l’indipendenza, l’autonomia di un libero professionista: oltre a quel cliente di solito ne segue altri. Dedica al cliente una frazione del proprio tempo, in genere da un minimo di 6-8 a 15-16 giornate al mese. Gli costa meno e lui è libero di lavorare per altre imprese».

In quali settori YOURgroup fornisce i suoi manager associati?

«In sostanza in tutti i comparti dell’industria, del commercio e del terziario».

E la funzione per cui c’è più domanda?

«Quella finanziaria, i più richiesti sono i cfo, dei 300 top manager di YOURgroup la metà sono cfo. Un piccolo, medio imprenditore è esperto di prodotto, di mercato, ha i suoi commerciali, però il cfo quasi sempre non ce l’ha… In certi casi l’imprenditore pensa di poterne fare a meno affiancando al contabile interno un commercialista, ma il commercialista, anche il più bravo e più preparato del mondo, vede gli adempimenti annuali, viene consultato per degli aspetti specifici di consulenza fiscale, ma non è specializzato nel controllo di gestione e non ha esperienze operative in azienda. È una figura con caratteristiche e professionalità diverse dal cfo. Quindi YOURgroup ha aggregato persone che venivano dal mondo delle aziende, che avevano già accumulato 20-25 anni di esperienza, perché  per poter fare questo lavoro e fare la differenza devi avere competenze solide, devi aver maturato esperienze in aziende grandi, quindi ci arrivi in una fase della tua carriera già matura. Abbiamo tra i nostri professionisti anche persone di 40 anni, non è che siano tutti dai 50 in su, diciamo che vanno dai 40 in su, comunque hanno almeno  15-20 anni di esperienza».

Persone che non vogliono più il “posto fisso”.

«Sì, si tratta di manager ad alta qualificazione che se per qualche motivo hanno lasciato l’azienda in cui lavoravano e se ne cercano un’altra la trovano in un ragionevole lasso di tempo. Dieci-quindici anni fa in Italia si tendeva a escludere profili over 50 perché si pensava che oltre a costare troppo non fossero suffcientemente aggiornati, oggi no, ci sono tantissimi casi di persone che ritornano in azienda anche con contratti da dirigente a 50, 55, 57, 58 anni. Ma c’è chi preferisce essere autonomo, gli è scattato il click mentale di non essere più dipendente da un’azienda, ma di mettere la propria competenza ed esperienza a servizio di diverse aziende, ed essere libero e indipendente. YOURgroup dal 2011 fino al 2017-2018 ha aggregato solo cfo, poi,  visto che il modello funzionava, ha provato  ad aggregare altre esperienze, altre funzioni aziendali. Quindi ha cominciato con l’HR, con i direttori acquisti, con ex amministratori delegati, direttori generali che potevano andare a svolgere la loro attività in aziende con competenze a 360° di direzione aziendale, al digitale, al commerciale, al marketing. Tutte figure C-level».

Rinunciare a una posizione di alto livello in un’azienda per lavorare come libero professionista deve richiede anche una certa propensione al rischio…

«Io stesso ho esitato, Pietrini mi aveva contattato nel 2020, sono entrato in YOURgroup nel 2023. Conosco persone validissime che non se la sentono di rischiare, pensano alla famiglia, ai figli che stanno ancora studiando. Per fare questa scelta devi essere convinto, tranquillo e sereno. Io ho avuto la fortuna che mia moglie ha approvato questa scelta, anzi mi diceva da anni che mi vedeva più nella veste di professionista che in quella di dirigente d’azienda. Sono stato facilitato dalla situazione familiare, per altri non è così»

Siete un’aggregazione di liberi professionisti, che cosa avete in comune?

«Condividiamo la gestione dello sviluppo del business. Siamo in costante contatto tramite meeting online periodici, gruppi di lavoro e anche riunioni in presenza trimestrali, come quella che si terrà a Genova il 16 giugno, al Grand Hotel Savoia, dalle 14.30 alle 18.30. L’evento si intitolerà “Aziende familiari: strumenti per affrontare l’incertezza e la complessità”. La riunione precedente era stata a metà marzo a Verona.

In Liguria quanti siete?

«Una dozzina,  pochi rispetto per esempio alla Lombardia dove sono un centinaio… ma è tutto in proporzione. Succede anche che se un’azienda per cui lavoro mi chiede se posso trovare altro professionisti, grazie a YOURgroup ho un vasto network di colleghi tra i quali si può trovare la figura più adatta. Oltre ai colleghi manager abbiamo 150 società partner che erogano servizi diversi da quelli nostri, che operano per esempio nel campo del welfare, del recruiting, della finanza agevolata, delle assicurazioni, del digitale, del corporate finance e m&a. Può capitare di presentarle a un cliente, così come loro possono presentare noi ai loro clienti. Il network è fondamentale».

Quando uno di voi termina il suo incarico, lascia l’azienda, che cosa rimane? Quando se ne va il cfo l’azienda cosa fa?

«In certi casi ti chiedono espressamente di formare una persona che diventi un cfo, certo non è un processo che si esaurisce in sei mesi, dipende dalla persona, dal livello in cui si trova, se bastano sei mesi è perché questa persona ha già maturato un’esperienza molto significativa all’interno dell’azienda, ha una competenza e le manca l’ultimo scatto, allora in sei mesi glielo puoi far fare. Ma devi essere obiettivo e se è il caso dire all’imprenditore: non ti aspettare che in sei mesi questa persona, per quanto di talento, sia all’altezza del compito. Dipende, l’aspirante cfo deve aver fatto comunque esperienza nella funzione di amministrazione, finanza, controllo e gestione, deve avere delle basi solide, se è una persona giovane che ha necessità come tutti di maturare più esperienza, non è una questione di 6 mesi, è una questione di 2-3 anni. Mi è capitato e mi sta capitando di esercitare due funzioni, quella tipica del cfo, di braccio destro dell’imprenditore, per cui lo aiuto a tenere sotto controllo i margini, i flussi di cassa, gli fornisco consulenza a 360 gradi su tutto, esamino i risultati periodici, faccio dei report, e l’altra di coaching e di formazione della risorsa giusta, E devo dire che una delle cose che danno più soddisfazione è quella di lasciare, quando si va via, del valore, una struttura, qualcosa che possa funzionare a prescindere dalla tua presenza. Il massimo del risultato che puoi ottenere è quello di aver trasferito competenze, cultura in modo tale che l’azienda abbia bisogno di te sempre di meno. Può anche succedere che hai migliorato la risorsa interna, hai dato un impulso alla struttura e magari è meno necessaria la tua presenza, e l’imprenditore dice: ok, vieni meno giornate, ci concentriamo su temi più strategici. Se c’è da acquisire un’azienda, se c’è da andare all’estero, si sale a un livello più alto, dove tu hai già ottenuto risultati, e puoi operare bene, lasciando il resto alla risorsa che hai formato».

La vostra figura è richiesta anche per i passaggi generazionali?

«Il caso tipico è quello in cui devi formare il figlio dell’imprenditore, il futuro titolare, lo prepari nel tempo, e il tempo può essere un anno, 5 anni, 10 anni, oppure può essere necessarioun passaggio generazionale imminente, dove si suppone che magari rimani al fianco del nuovo titolare. Può anche succedere che il nuovo titolare ti proponga di continuare il rapporto, in questo modo faciliti la transizione e l’inserimento della nuova generazione in una maniera soft, controllata, sicura, l’imprenditore ti conosce da 10 anni e quindi lascia più volentieri la guida dell’azienda al figlio».