Covid, quarta dose per immunodepressi: Liguria al 2,4% di copertura. Gimbe: «Ingiustificabile»

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Il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe rileva nella settimana 23-29 marzo 2022, rispetto alla precedente, in Liguria calano i nuovi casi (-2%), mentre aumentano i casi positivi per 100 mila abitanti (1.146). La Liguria torna fuori soglia sui posti letto in area medica occupati da pazienti positivi al Covid-19: 16%. I posti letto occupati in terapia intensiva sono al 3,7%.

«Dopo due settimane di netto incremento – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – i nuovi casi settimanali sembrano essersi stabilizzati. Tuttavia in questo momento è difficile fare previsioni, sia per l’eterogenea situazione a livello regionale, sia perché nelle grandi Regioni del Nord, dove risiede oltre un terzo della popolazione italiana, non si vedono al momento segnali di consistente circolazione virale».

Nessuna provincia ligure è tra quelle con incidenza superiore a 1.000 casi per 100.000 abitanti.

Per quanto riguarda i vaccini la Liguria è arrivata all’84,4% di popolazione vaccinata, con solo lo 0,9% che attende la seconda dose.

Nella fascia 5-11 anni la Liguria è sempre indietro con il 6,3% della popolazione che ha completato il ciclo.

Per quanto riguarda la terza dose superato l’80% di copertura della platea.

Al 30 marzo è il 2,4% il tasso di copertura vaccinale delle quarte dosi per le persone immunodepresse: «L’esigua copertura raggiunta e le differenze regionali sono del tutto ingiustificabili, tenendo conto che si tratta di una platea ben definita, composta di persone note alle Asl di appartenenza e raggiungibili tramite chiamata attiva».

«Allo stato attuale – spiega il presidente – le evidenze scientifiche sull’efficacia della quarta dose di vaccino sono frammentate e limitate, ma sembrano mostrare un effetto protettivo nei confronti della malattia grave nelle persone più anziane. Ecco perché, indipendentemente dalla necessità condivisa dai ministri europei per la salute di pervenire a una proposta univoca per tutti i Paesi, visto l’elevato numero di decessi tra gli over 80 vaccinati con booster è ragionevole dare in Italia il via libera alla somministrazione della quarta dose negli ultraottantenni, in una fase dove coincidono elevata circolazione virale e calo delle coperture vaccinali nei confronti della malattia grave».

I dati dell’Istituto Superiore di Sanità dimostrano la riduzione dell’efficacia vaccinale nei confronti della diagnosi a partire da 3 mesi dal completamento del ciclo primario e la sua risalita dopo la somministrazione del richiamo. In particolare:

  • l’efficacia sulla diagnosi scende progressivamente dal 50,4% per i vaccinati con due dosi entro 90 giorni al 47,5% per i vaccinati da più di 120 giorni, per poi risalire al 70% dopo il richiamo;
  • l’efficacia sulla malattia severa, aumenta dal 73,2% per i vaccinati con due dosi entro 90 giorni al 75,6% per i vaccinati da più di 120 giorni, per poi salire ancora al 91,3% dopo il richiamo.

Complessivamente nelle persone vaccinate con ciclo completo (più eventuale dose di richiamo), rispetto a quelle non vaccinate, nelle varie fasce d’età si riduce l’incidenza di diagnosi (del 41,4-69,1%), ma soprattutto di malattia grave (del 59,1-87,5% per ricoveri ordinari; del 73,8-90,4% per le terapie intensive) e decesso (del 67-91,2%).

«Ormai da tempo – evidenzia Cartabellotta – le narrative della politica e le percezioni della popolazione tendono a identificare la scadenza dello stato di emergenza con la fine della pandemia, che ovviamente non può coincidere con una scadenza burocratica. Complice l’incauto calo di attenzione che ha portato allo stallo della campagna vaccinale e all’allentamento delle precauzioni individuali, al 30 marzo si registrano più di 500 mila nuovi casi in 7 giorni con oltre 1,26 milioni di casi positivi in due settimane hanno determinato un aumento di oltre 1.500 posti in area medica e invertito il trend delle terapie intensive. Con quasi mille decessi a settimana. Ecco perché, bisogna guardare al prossimo futuro con ottimismo e fiducia, ma anche con prudenza e responsabilità, viste le incertezze su possibili nuove varianti e durata della copertura vaccinale. Dal canto suo, la Fondazione Gimbe – che continuerà a pubblicare il monitoraggio settimanale anche dopo il 31 marzo – formula alcune raccomandazioni per la convivenza con il Covid per garantire un’estate più tranquilla possibile, e soprattutto di arrivare preparati alla prossima stagione autunno-inverno».

Raccomandazioni Gimbe per la convivenza con SARS-CoV2 dopo il 31 marzo 2022

Raccomandazioni individuali

  • Completare il ciclo vaccinale con tre dosi (quattro per le persone immunocompromesse).
  • Continuare a indossare la mascherina nei luoghi pubblici al chiuso, all’esterno in condizioni di assembramento e quando si è a contatto con persone fragili.
  • Eseguire il tampone in caso di sintomatologia compatibile con Covid-19.
  • Rispettare l’isolamento in caso di positività o in presenza di sintomatologia compatibile con COVID-19 nell’attesa di eseguire il tampone.

Raccomandazioni di sistema

  • Mettere in campo interventi di comunicazione efficaci per vincere l’esitazione vaccinale del maggior numero possibile di persone che non hanno ricevuto nemmeno una dose di vaccino o che non hanno ancora ricevuto la dose booster, oltre che dei genitori dei bambini non ancora vaccinati.
  • Mantenere l’obbligo di mascherine al chiuso e nei luoghi affollati sino a quando la circolazione del virus non si sarà sensibilmente ridotta.
  • Implementare interventi di formazione per i medici di medicina generale affinché prescrivano tempestivamente i farmaci antivirali disponibili ai soggetti a maggior rischio di malattia severa.
  • Implementare interventi strutturali per migliorare l’aerazione di spazi chiusi come uffici pubblici o aule scolastiche, per le quali si attendono ancora le linee guida nazionali.
  • Potenziare il sistema di sequenziamento delle varianti virali.
  • Pianificare la campagna vaccinale autunnale, monitorando l’efficacia vaccinale sulla malattia severa ai fini di un’eventuale somministrazione del secondo booster (quarta dose) per i soggetti a maggiore rischio.