Il 4,3% dei decessi nazionali totali da Covid-19 è avvenuto in Liguria: sono 2.418. Un’incidenza che colloca la nostra regione al sesto posto in Italia, dopo la Lombardia (22.252, il 39,9% dei decessi totali nazionali), Emilia Romagna con 5.805 (10,4% del totale), Piemonte (5.556, il 10%), Veneto (3.899, il 7%) e Lazio 2.525 (4,5%).

I dati emergono dal report dell’Istituto superiore di sanità sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi a Sars-CoV-2 in Italia, un campione di 55.824 persone (i dati sono aggiornati al 2 dicembre).

Osservando il dettaglio dei decessi, emerge che a incidere sul dato ligure sono state soprattutto le morti avvenute durante la prima ondata di Covid-19: tra marzo e maggio 2020 la Liguria è al quinto posto per numero di morti, 1.516 in regione, il 4,4% del totale in Italia in quei tre mesi. Numeri maggiori si sono registrati solo in Lombardia (47,6%), Emilia-Romagna (12,6%), Piemonte (11,9%) e Veneto (5,7%).

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Tra giugno e settembre i decessi sono calati sensibilmente in tutta Italia, ma la Liguria scende solo al sesto posto con il 7,4% delle morti totali, pari a 138 pazienti deceduti.

Tra ottobre e dicembre in Liguria si registrano “solo” 764 decessi, pari al 3,9% del totale nazionale: incidenza che fa scorrere la nostra regione fino alla decima posizione. Dopo Lombardia, che resta sempre in testa, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto e Lazio, la superano anche Toscana, Campania, Sicilia e Puglia.

A livello nazionale, l’età media dei deceduti è di 80 anni, mentre solo l’1,2%, ovvero 657 persone, era under 50. Il 97% era affetto da altre malattie: nel 66% dei casi tre o più patologie.

Nel 90,8% delle diagnosi di ricovero erano menzionate condizioni (per esempio polmonite, insufficienza respiratoria) o sintomi (per esempio, febbre, dispnea, tosse) compatibili con Sars-CoV-2. In 491 casi (9,2% dei casi) la diagnosi di ricovero non era da correlarsi all’infezione. In 72 casi la diagnosi di ricovero riguardava esclusivamente patologie neoplastiche, in 165 casi patologie cardiovascolari (per esempio infarto miocardico acuto-IMA, scompenso cardiaco, ictus), in 70 casi patologie gastrointestinali (per esempio colecistite, perforazione intestinale, occlusione intestinale, cirrosi), in 184 casi altre patologie.

I sintomi più comunemente osservati prima del ricovero nei pazienti deceduti Sars-CoV-2 positivo risultano febbre, dispnea e tosse. Meno comuni diarrea ed emottisi. L’8,1% delle persone non presentava alcun sintomo al momento del ricovero.

L’insufficienza respiratoria è stata la complicanza più comunemente osservata in questo campione (94,1% dei casi), seguita da danno renale acuto (23,6%), sovra-infezione (19,3%) e danno miocardico acuto (10,8%).

La terapia antibiotica è stata comunemente utilizzata nel corso del ricovero (85,9% dei casi), meno utilizzata quella antivirale (50,2%), più raramente la terapia steroidea (49,8%). Il comune utilizzo di terapia antibiotica può essere spiegato dalla presenza di sovra-infezioni o è compatibile con inizio terapia empirica in pazienti con polmonite, in attesa di conferma laboratoristica di Sars-CoV-2. In 1.384 casi (24,5%) sono state utilizzate tutte le tre terapie. Al 4,1% dei pazienti deceduti Sars-CoV-2 positivi è stato somministrato Tocilizumab come terapia.

I tempi: in media trascorrevano 12 giorni dall’insorgenza dei sintomi al decesso: 5 giorni dall’insorgenza dei sintomi al ricovero in ospedale e 7 giorni dal ricovero in ospedale al decesso. Il tempo intercorso dal ricovero in ospedale al decesso era di 6 giorni più lungo in coloro che venivano trasferiti in rianimazione rispetto a quelli che non venivano trasferiti (12 giorni contro 6 giorni).

La maggior parte dei pazienti deceduti positivi al Covid-19, al momento del ricovero, proveniva dal proprio domicilio (53,3%); il 22,9% proveniva da strutture residenziali socio-sanitarie o socio-assistenziali (rsa, casa di riposo, hospice, reparti o strutture di lungo degenza); il 18,6% era stato trasferito da un altro ospedale e il 5,2% da altre strutture non specificate.

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