Tempi difficili per gli apicoltori liguri, costretti a descrivere un’altra annata peggiore di quella precedente. Una situazione che si ripete ormai da cinque anni e che trova le cause nel cambiamento climatico, nella diffusione di insetti dannosi, Vespa velutina in primis, e nella poca cura del patrimonio boschivo. E così, i 2.166 apicoltori liguri tra professionisti e hobbisti, per un totale di 29.137 alveari censiti, si trovano a pesare appena 12 kg di miele per alveare, contro i 20-30 kg dei tempi d’oro. Una produzione destinata quasi totalmente alla rete commerciale ligure.

«L’anno scorso la produzione media dell’acacia è stata pari a zero, a causa del freddo – racconta a Liguria Business Journal Laura Capini, presidente dell’associazione ligure Alpa Miele (Associazione ligure produttori apistici), che conta circa 400 soci nella nostra regione – Quest’anno il tempo sembrava migliore, ma le piante non hanno comunque fornito nettare. Dall’erica quasi nulla, mentre il castagno ha retto, ma con quantitativi che non sono più quelli di una volta: un po’ per l’abbandono dei boschi, un po’ a causa del cinipide, il castagno sta soffrendo e, di conseguenza, soffrono le api». Va meglio il millefiori, «un miele molto interessante, perché è l’espressione puntuale di un dato territorio in un dato momento», che negli ultimi due anni ha contribuito a mantenere a galla il settore.

Contributi al settore

La Regione Liguria ogni anno apre un bando di sostegno al settore. L’ultimo, con una dotazione di 76 mila euro, si è chiuso il 6 marzo scorso e consentiva a singoli apicoltori e associazioni di ottenere contributi fino al 60% per i costi sostenuti per le spese di arnie, api regine e sciami, e fino al 50% per l’acquisto di attrezzature da apicoltura. Ammesse anche le spese sostenute per le azioni di difesa dai predatori degli sciami.

Per migliorare la produzione le armi in mano a un apicoltore non sono molte.

Contro siccità, gelate improvvise e altri repentini cambiamenti climatici nulla si può fare.

Un po’ più di attenzione al patrimonio boschivo ligure sarebbe gradita (a partire da una maggiore cura della cosiddetta “civiltà del castagno”) è contro acari e insetti dannosi che si combatte la dura battaglia: «Ciò che possiamo effettivamente fare è curare al meglio le nostre api – sostiene Capini – e trattare per quanto possibile le problematiche fito-sanitarie. Le grandi nemiche delle api al momento sono due: la prima è la Vespa velutina, ormai non più confinata nel Ponente ligure, dove è presente da un decennio, ma diffusa da circa tre anni anche nello spezzino. È una specie non autoctona di calabrone che non si è co-evoluta con le api e che le caccia, adottando una tecnica a loro sconosciuta. Per contrastarla è necessario svolgere un trappolaggio primaverile contro le regine fertili, in modo da evitare che creino nuovi nidi. Purtroppo la presenza della Vespa velutina è ancora lontana dal raggiungere quell’equilibrio che, generalmente, si crea per natura ogni volta che subentra un nuovo insetto nel nostro habitat. Stiamo anche portando avanti un metodo sperimentale, insieme al Crea di Bologna, che si fonda sul principio del “cavallo di Troia”: la vespa porta al nido un veleno che distrugge l’intera “comunità” di velutine. Trattandosi di un metodo molto delicato, lo stiamo trattando con i guanti di velluto». E poi c’è la varroa: «Un acaro non autoctono arrivato negli anni Ottanta e che ha causato una grossa crisi – ricorda Capini – Con gli anni abbiamo imparato a gestirlo, ma i trattamenti sono ancora necessari, perché la varroa è anche veicolo di virosi».

L’anagrafe apistica

L’anagrafe apistica è una banca dati nazionale a cui ogni apicoltore, professionista e non, deve registrarsi. Ogni anno, tra novembre e dicembre, viene svolto un censimento di tutti gli alveari, con georeferenziazione degli apiari e obbligo di esporre il cartello con il codice identificativo.

Parlando di virus, il Covid ha inciso solo parzialmente sull’attività: «Durante il lockdown gli apicoltori sono sempre riusciti a recarsi dalle loro api: era necessaria un’autocertificazione unita ai dati dell’anagrafe apistica. Come associazione, invece, abbiamo risentito delle conseguenze del contagio per ciò che riguarda la nostra attività formativa». Molti eventi in presenza sono stati annullati, poi l’Alpa si è aperta alla tecnologia e ha avviato diversi corsi online. «Il 21 ottobre partirà il nostro prossimo evento virtuale, un corso base di apicoltura, strutturato in otto lezioni teoriche e due sul campo per presentare api e aspiranti apicoltori, non è sempre detto che tutti reggano alla vista delle api!».

Al via il concorso Mieli di Liguria

In un’associazione come Alpa le attività formative e di comunicazione hanno anche l’obiettivo di elevare il livello qualitativo del miele ligure. Proprio per questo è stato lanciato il primo concorso Mieli di Liguria, riconosciuto dall’Albo nazionale degli Esperti in Analisi Sensoriale del Miele e supportato da diverse realtà locali e nazionali. Il concorso è aperto a tutti i produttori liguri con partita Iva o per autoconsumo ed è necessaria l’iscrizione all’anagrafe apistica (maggiori informazioni qui). «Abbiamo deciso di organizzare questo concorso – spiega Capini, che ne è la responsabile – per fornire ai partecipanti un riscontro sul proprio prodotto, che viene valutato secondo standard organolettici, chimico-fisici e melissopalinologici definiti dall’albo. Solitamente per ogni apicoltore il proprio miele è il migliore. Con questo concorso cercheremo non solo di spiegare loro che esiste sempre un margine di miglioramento, ma anche come fare per elevare la qualità del prodotto».

Fino all’anno scorso in Liguria esisteva solo il concorso dei Mieli dei Parchi, riservato esclusivamente agli apicoltori che hanno postazioni in uno dei parchi liguri. A livello nazionale, invece, il concorso più prestigioso, premio Giulio Piana, ha da quest’anno escluso gli apicoltori privi di partita Iva: «Sebbene l’annata – ancora una volta – non sia stata delle migliori, e nonostante la situazione difficile del Covid, abbiamo scelto di partire con la prima edizione per permettere a quanti più apicoltori di inviare il proprio miele per avere un riscontro sulla qualità e una possibilità di crescita e miglioramento», spiega Capini.

La premiazione, che sarà anche occasione per un convegno di aggiornamento tecnico, è prevista per il 17 gennaio 2021: «Anche se la situazione dei contagi dovesse peggiorare – precisa la responsabile – stiamo studiando alternative online sia per la sessione di assaggio da parte dei giudici iscritti all’albo, sia per la premiazione».

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