«Siamo in condizioni di fornire un sostegno per quanto riguarda l’avanzamento tecnologico e anche per coprire quelli che potrebbero essere gli effetti collaterali, quelli associati alla insufficiente prestazione della tecnologia oppure agli inevitabili disservizi che si verificano ogni volta che si fa un avanzamento tecnologico. Ci stiamo preoccupando sia di sintetizzare cose nuove che di gestirne anche quelle che possono essere le criticità». Lo ha dichiarato Marco Invernizzi, prorettore alla Ricerca e trasferimento tecnologico dell’Università di Genova nell’ambito della sessione “From 5G to IoT and beyond: connected infrastructure for secure growth”, alla Genova Smart Week.

«Ci sono dipartimenti – precisa Invernizzi – che si occupano espressamente dell’avanzamento tecnologico, sia per i dispositivi sia per la creazione dell’infrastruttura. Si tratta di una rete con dispositivi di ultima generazione e soprattutto di sistemi che permettono di trattare una grande messe di segnali, i quali a loro volta devono essere opportunamente trattati, il che significa filtrarli quando è necessario oppure esaltarli nel momento in cui l’informazione è insufficiente».

Le connessioni di quinta generazione promettono di cambiare radicalmente la vita dell’intera comunità. Le potenzialità per l’innovazione dei servizi potrebbero essere enormi. Le critiche principali riguardano però la sicurezza dei dati, degli impianti e delle persone connesse.

«Sicuramente l’attenzione del mondo accademico – spiega Invernizzi – è in questo momento fondamentalmente legata alle parti interessate. Nello specifico ci riferiamo ai fruitori finali della tecnologia, non solo ai cosiddetti provider ma anche coloro che dovranno avere dei vantaggi preferibilmente sterminati per quanto riguarda questo tipo d’approccio e viceversa coloro che potranno essere interessati nel momento che la tecnologia potrebbe avere dei disservizi».

Foto di apertura: Christoph Scholz (da Flickr)

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