L’assessore al Personale del Comune di Genova Arianna Viscogliosi commenta per Liguria Business Journal l’articolo di Giulio Dapelo, consulente del lavoro, “Ponte Morandi: tre leve su cui agire per la ripresa”, pubblicato mercoledì 22 agosto sul nostro giornale.

Sono d’accordo, la cultura del welfare aziendale, oltre a essere uno strumento di benessere per i lavoratori, è anche uno strumento che agevola lo sviluppo economico di una città e che aiuta a gestire gli eventi calamitosi ed eccezionali.

Il welfare aziendale contribuisce allo sviluppo perché le persone sono interessate e disponibili a trasferirsi in un luogo dove viene loro garantita una situazione di benessere lavorativo: sgravi fiscali e contributi,  rimborso per le spese di trasporto pubblico e i servizi alla famiglia (nidi, doposcuola etc…), smart working e co-working, vanno a vantaggio delle persone e del sistema economico.

Per quanto riguarda il welfare aziendale come strumento di gestione degli eventi calamitosi, come amministrazione, considerata l’emergenza abbiamo deciso di far partire da settembre lo smart working per i dipendenti del Comune di Genova, che potranno lavorare da casa o in un altro luogo, sulla base del lavoro da svolgere concordato con il diretto superiore. È un modo diverso di lavorare, più manageriale e più orientato al risultato. E ha effetti positivi oltreché sulla persona e la sua famiglia anche sull’ambiente e sulla città evitando di congestionare il traffico. L’attuale situazione emergenziale senz’altro può essere migliorata dallo smart working che andrà a decongestionare il traffico cittadino.

Inoltre stiamo attuando con l’Università, la Regione, Alisa, la Camera di commercio un sistema cittadino per cui a seguito di allerta rossa o arancione della Protezione civile scatterà in automatico per alcuni lavoratori lo smart working, consentendo di non perdere la giornata lavorativa e di decongestionare la città già compromessa dall’allerta. Il sistema partirà a breve.

Quando partiremo con lo smart working questo settembre vorrei poi sviluppare anche il co-working, uno stile lavorativo che coinvolge la condivisione di un ambiente di lavoro, spesso un ufficio, mantenendo un’attività indipendente. A differenza del tipico ambiente d’ufficio, coloro che fanno co-working non sono in genere impiegati nella stessa organizzazione. L’area di co-working permette di raggiungere la sede più vicina all’abitazione e di avere a disposizione un ambiente dotato di tutta la tecnologia per lavorare. È inoltre un luogo di socializzazione, di contaminazione anche intergenerazionale (over 65 e giovani per esempio). Questo tipo di lavoro rappresenta il futuro; non esisterà più l’ufficio stabile del lavoratore ma più sedi verranno utilizzate a seconda delle esigenze e necessità.

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