Società Benefit, effetto stimato di +13% sul fatturato nelle imprese italiane

Foto: Andrea Piacquadio / Pexels – Società Benefit, effetto stimato di +13% sul fatturato nelle imprese italiane
Foto: Andrea Piacquadio / Pexels – Società Benefit, effetto stimato di +13% sul fatturato nelle imprese italiane

La nuova edizione della Ricerca Nazionale sulle Società Benefit 2026 è stata presentata a Milano il 26 ottobre 2026 durante l’incontro Società Benefit: dalla competitività all’interdipendenza. Per le Società Benefit l’effetto stimato della qualifica nel 2022-2024 è di circa +13% per il fatturato, rispetto a imprese comparabili.

Sono intervenuti i partner della ricerca: Nativa, il Research Department di Intesa Sanpaolo, InfoCamere, l’Università di Padova, la Camera di Commercio di Brindisi-Taranto e Assobenefit. Ne è emerso un quadro aggiornato su competitività, relazioni di filiera e rapporto con i territori.

L’analisi abbina circa 2.000 imprese benefit ad altrettante non-benefit con profili omogenei per dimensione, settore, territorio e coorte di età. L’effetto stimato della qualifica è di circa +13% per il fatturato, +17% per il costo del lavoro e +12% per il valore aggiunto. Il vantaggio si rafforza quando l’identità Benefit si accompagna a strategie orientate alla qualità, alla sostenibilità ambientale e all’apertura internazionale.

Dall’analisi degli scambi commerciali nel 2024 di 4.376 imprese, metà Società Benefit e metà non-benefit omogenee per settore, dimensione e provincia, emerge che il 38% delle Società Benefit ha relazioni commerciali con altre Benefit. Le non-benefit hanno fornitori Benefit nel 24% dei casi. Tra le grandi imprese Benefit si raggiunge l’86%.

Le filiere più stabili sono quelle delle Società Benefit: il 27,4% degli acquisti è destinato a fornitori con rapporto continuativo negli ultimi 9 anni, contro il 21,8% delle non-benefit. In una fase di elevata volatilità dei mercati e di tensioni nelle catene di fornitura globali, la capacità di mantenere relazioni stabili potrebbe rappresentare un elemento di forza.

Quando l’impresa ordinante è una microimpresa Società Benefit, la quota di fornitori Benefit di pari dimensioni è del 57%, quasi il doppio rispetto a quanto osservato con gli acquirenti non-benefit.

La ricerca ha confrontato la diffusione delle Società Benefit nelle province italiane con gli indicatori Istat sul benessere equo e sostenibile (BesT 2025). Le Società Benefit sono più presenti nei territori che brevettano di più e dove i redditi sono più elevati, con un’incidenza da 2,7 ogni 1.000 società nel Nord-Ovest a 0,8 nelle Isole.

Sulle finalità di beneficio comune, le scelte degli statuti dipendono più dall’attività dell’impresa che dal luogo in cui ha sede. Territorio, settore e dimensione spiegano solo una piccola parte delle differenze. L’unica eccezione è il capitale umano, più presente negli statuti delle imprese dei territori con un mercato del lavoro più favorevole.

Al 30 giugno 2026 le Società Benefit in Italia sono 5.968, il 7,7% in più rispetto a fine 2025 e il 15,6% in più rispetto a un anno prima. Impiegano circa 260.000 addetti e generano un valore della produzione di 71,3 miliardi di euro, pari al 2,5% del totale nazionale.

Le microimprese sono le più numerose, 4.342, ma il modello è più diffuso tra le grandi imprese con oltre 250 addetti, dove l’incidenza arriva al 2,4%. È presente in tutti i settori, in particolare nelle telecomunicazioni (11,7 per 1.000), nelle attività professionali (9,4 per 1.000) e nell’istruzione (7 per 1.000).

La classificazione Esg, ottenuta con l’esame di 5.006 statuti, conferma un forte orientamento verso le finalità sociali (55%), seguite da quelle ambientali (28%) e di governance (17%). La ricerca completa si può scaricare dalla pagina dedicata alla Ricerca Nazionale sulle Società Benefit.