Turismo nautico da 5,7 miliardi in Italia, la Liguria primo polo dei superyacht stanziali

Veduta aerea del porto di Genova con le imbarcazioni del Salone Nautico
Il Salone Nautico Internazionale di Genova visto dall'alto. Foto: Confindustria Nautica

Il turismo nautico genera in Italia un impatto economico diretto di circa 5,7 miliardi di euro. Nel 2025 la spesa operativa — ormeggi, carburante, manutenzione, rimessaggio ed equipaggio — ha raggiunto 3,6 miliardi di euro, pari al 63% del totale, mentre i consumi a terra valgono 2,1 miliardi, il 37%. I dati emergono dalla prima edizione dello studio Yachting Tourism and Economic Contribution, realizzato da Deloitte per Confindustria Nautica e presentato il 3 ottobre al 66° Salone Nautico Internazionale di Genova.

L’Italia conta 790 infrastrutture portuali diportistiche per circa 172.000 posti barca. Ogni 100 chilometri di costa ci sono 7,2 strutture tra marine e porti turistici, contro le 9,7 della Francia e le 7,5 della Spagna. Solo circa il 2% dei posti barca è destinato a unità oltre i 24 metri, con Liguria e Toscana che concentrano circa metà della capacità dedicata ai superyacht.

La flotta considerata dallo studio conta circa 82.000 unità, il 7% delle quali è rappresentato da yacht premium oltre i 18 metri. Dal 2021 le imbarcazioni sotto i 10 metri calano in media del 3,7% l’anno, mentre quelle tra 18 e 24 metri crescono dello 0,7% e i superyacht del 3,3%. Nel 2025 la flotta mondiale di superyacht ha sfiorato le 11.000 unità; circa 2.200, pari a un quinto del totale, hanno navigato nelle acque italiane.

I superyacht rappresentano circa il 3% della flotta attiva in Italia, ma generano il 42% dell’impatto diretto del settore. Includendo le unità tra 18 e 24 metri, gli yacht premium salgono al 7% della flotta e al 55% dell’impatto economico diretto. La spesa operativa giornaliera per unità va da circa 200 euro per la piccola nautica a 78.000 euro per il comparto superyacht; i consumi a terra di armatori e ospiti variano tra 45 e 650 euro al giorno a persona.

Tra i superyacht che frequentano le acque italiane, il 93% batte bandiera estera e il 66% misura tra 30 e 60 metri. Il 56% ha un profilo stagionale, il 44% stanziale. Ogni anno circa 1.200 superyacht stagionali restano in Italia in media 23 giorni, visitando 7 località; le destinazioni principali sono Costa Smeralda e Golfo di Olbia, seguiti da Capri, Golfo del Tigullio e Costiera Amalfitana. I circa 960 superyacht stanziali trascorrono in Italia 193 giorni in media, distribuiti su 8,3 mesi dell’anno; la Liguria è il primo polo per giornate di presenza, con Riviera dei Fiori, Genova e Golfo della Spezia in testa.

«Il valore della nautica in Italia non si misura soltanto nelle imbarcazioni prodotte, ma anche nel lavoro, nei servizi e nelle attività economiche che la loro presenza genera lungo le nostre coste. Con questo studio abbiamo voluto approfondire questa dimensione, mettendo a disposizione di imprese e istituzioni uno strumento per orientare gli investimenti e valorizzare il contributo del turismo nautico allo sviluppo dei territori», dichiara Piero Formenti, presidente di Confindustria Nautica. «Rafforzare l’attrattività dell’Italia per i superyacht e sostenere la piccola e media nautica sono obiettivi complementari, non alternativi. La piccola nautica, in particolare, merita attenzione perché rappresenta una porta d’ingresso al diporto e un elemento essenziale per diffondere la cultura del mare. La nostra visione tiene insieme tutte le componenti del settore: infrastrutture portuali adeguate, servizi qualificati e formazione professionale sono le leve su cui lavorare per favorire una maggiore accessibilità, prolungare la stagione nautica e generare opportunità durature per le imprese e le comunità costiere».