La Corte d’appello di Milano ha disposto lo stop alle lavorazioni a caldo dell’ex Ilva di Taranto entro 90 giorni, subordinando la ripartenza alla bonifica dell’amianto e alla riduzione delle emissioni sottili. Una decisione che scuote l’intera filiera siderurgica italiana e che arriva fino a Genova: lo stabilimento di Cornigliano lavora a freddo il materiale che arriva proprio dagli altoforni pugliesi.
Nel pomeriggio il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha convocato una videoconferenza con il presidente della Regione Liguria Marco Bucci e la sindaca di Genova Silvia Salis per fare il punto sulle prospettive del sito genovese.
Bucci: «Cornigliano è un asset strategico»
«Lo stabilimento di Genova Cornigliano rappresenta un asset strategico per la siderurgia italiana — ha ribadito Bucci — e la tutela dell’occupazione e della continuità produttiva del sito devono restare priorità assolute». Il presidente della Regione ha rinnovato al Governo la richiesta di un confronto costante con il territorio, «affinché ogni decisione tenga conto delle esigenze di Genova, dei lavoratori e dell’intero comparto industriale. In un momento così complesso è fondamentale preservare le competenze e il patrimonio industriale che il nostro territorio esprime».
«Regione Liguria continuerà a lavorare in piena collaborazione con Governo, organizzazioni sindacali e tutti i soggetti coinvolti — ha concluso Bucci — perché l’obiettivo è sempre quello di salvaguardare il lavoro e il futuro del polo siderurgico di Cornigliano. Oggi più che mai servono responsabilità, dialogo e unità d’intenti».
Salis: «La sentenza cambia la gara e allunga i tempi»
Preoccupazione anche da parte della sindaca, Silvia Salis. «Siamo molto preoccupati per il futuro dell’ex Ilva — ha detto Salis —. La tutela della salute è una priorità assoluta e le sentenze vanno applicate e rispettate. Ora, tuttavia, si tratta di lavorare rapidamente per trovare una soluzione che garantisca continuità produttiva, tutelando i livelli occupazionali e salariali di tutti i lavoratori che oggi si trovano ad affrontare una nuova e inaspettata fase di incertezza».
Il nodo, spiega la sindaca, è che la sentenza ridisegna la gara per la cessione dell’impianto, che era ormai in dirittura d’arrivo con il gruppo Jindal: «Modifica radicalmente il perimetro e l’oggetto della gara stessa, concentrandola sulla sola lavorazione a freddo. Questo potrebbe suscitare l’interesse e la partecipazione di altri gruppi, anche nazionali, che in precedenza non erano interessati all’area a caldo, ma purtroppo allunga ulteriormente i tempi di definizione della vertenza».
Dall’inizio della prossima settimana partiranno nuovi tavoli di confronto con Federacciai e sindacati, con trattative che proseguiranno per tutto agosto. Salis ha chiesto al ministero di garantire al più presto l’arrivo della materia prima allo stabilimento di Cornigliano, condizione per non fermare la produzione, e ha ottenuto rassicurazioni sul fatto che «nessuna decisione venga presa sulle aree genovesi al momento non produttive prima che sia stato definito il nuovo acquirente e sia del tutto chiaro il nuovo piano industriale».
Infine l’orizzonte più ampio: «È vitale ricordare quanto sia importante per il nostro Paese mantenere l’indipendenza nella produzione siderurgica. Rinunciarvi potrebbe avere conseguenze industriali e geopolitiche pesantissime». Il Comune, conclude la sindaca, resta a disposizione «per partecipare attivamente a tutti i tavoli in cui sarà necessaria la presenza di Genova».