Deloitte: la Liguria cresce e innova, trasformando gli ostacoli in opportunità

Dall'analisi di Deloitte basata sull’analisi delle performance di oltre 1300 imprese liguri dal 2018 al 2024

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Oltre 63 miliardi di euro di fatturato, più di 2,6 miliardi di euro di utile netto e oltre 131 mila occupati. Crescita del fatturato del 40% (+18% in termini reali), dell’utile netto complessivo (+88%) e dei dipendenti (+12%). Questi alcuni dei numeri chiave dell’economia ligure secondo l ’analisi di Deloitte “Why Liguria. Il bello e il buono” presentata ieri al Palazzo della Borsa di Genova e basata sull’analisi delle performance di oltre 1300 imprese liguri dal 2018 al 2024. L’economia ligure cresce trasformando gli ostacoli in opportunità

«Negli ultimi anni, in risposta alle grandi sfide globali, il sistema produttivo ligure ha vissuto una profonda trasformazione, con dinamiche molto diverse tra i vari settori dell’economia regionale – ha spiegato   Eugenio Puddu, senior partner Deloitte & Touche e responsabile del progetto WHY Liguria–. Le imprese della regione hanno avviato un percorso di riposizionamento strategico, migliorando la capacità di generare valore anche in un contesto economico complesso, segnato da crisi pandemiche, tensioni geopolitiche e dinamiche inflattive che hanno colpito soprattutto il settore energetico. Ne emerge un sistema economico che, pur mantenendo una base produttiva diversificata, tende a riposizionarsi progressivamente verso alcune filiere chiave e in servizi ad alto valore aggiunto, rafforzando il proprio ruolo nelle catene economiche nazionali e internazionali».

«Tra il 2018 e il 2024, il tessuto economico ligure ha mostrato una significativa capacità di creare valore, basata su investimenti strategici, aggregazioni e valorizzazione delle competenze ha commentato Valeria Brambilla, ceo di Deloitte & Touche –. Di particolare attualità il tema degli investimenti in intelligenza artificiale e nuove tecnologie, che riguarda e riguarderà sempre di più anche le aziende liguri. Dal nostro osservatorio Deloitte possiamo dire che il fattore chiave in questa sfida è la capacità di integrare con equilibrio l’innovazione tecnologica con il capitale umano: le organizzazioni che progettano consapevolmente la collaborazione uomo-intelligenza artificiale, infatti, sono 2,5 volte più inclini a ottenere migliori performance finanziarie e il doppio più propense a offrire lavoro significativo».

Investire in contesti di incertezza come ha fatto il sistema economico ligure indica una tendenza a considerare gli ostacoli e gli imprevisti di questa fare storica come occasioni per innovare e crescere.

Secondo Luigi Attanasio, presidente della Camera di commercio di Genova, «La Liguria ha dimostrato una resilienza incredibile davanti a sfide epocali, hanno reagito bene gli storici punti di forza del nostro territorio come la cantierisstica, lo shipping, il turismo e si è manifesta una certa vivacità culturale». Attanasio ha ricordato l’iniziativa presentata di recente, Firmamento Technologies, nuovo braccio operativo industriale nato all’interno dell’ecosistema di Dope Hubs con l’obiettivo di facilitare il trasferimento tecnologico tra università e sistema produttivo. Promossa da giovani ricercatori dell’Università di Genova, in collaborazione con la Camera di Commercio, Firmamento Technologies si inserisce in un percorso volto a valorizzare le competenze scientifiche e a creare opportunità concrete di sviluppo sul territorio, con l’ambizione di posizionare Genova e la Liguria come nodo centrale di una rete tecnologica nazionale ed europea. Il lavoro dei ricercatori ha già prodotto 12 progetti deep-tech ad alto impatto nei settori dell’aerospazio, della salute, dell’intelligenza artificiale, della cybersecurity e della robotica. «È stato molto bello – ha commentato – il presidente della Camera di commercio genovese – vedere giovani impegnati in settori d’avanguardia. Credo che ci sia un un sentiment orientato all’innovazione, che ci sia la volontà di fare. E di cogliere le nuove opportunità. Perché per rimanere resilienti come ora siamo bisogna essere pronti a ogni scenario».

Diego Vernazza, amministratore delegato di Vernazza Autogru, ha dichiarato a Liguria Business Journal che «I vincoli attuali e gli improvvisi cambiamenti vanno visti non tanto come ostacoli ma come occasioni di crescita. «Io penso – ha spiegato – che oggi dobbbiamo guardare a  noi stessi, alle nostre risorse, credere in quello che si fa e andare avanti, come abbiamo sempre fatto. Ci lasciamo distrarre troppo da fatti contingenti, nazionali e internazionali e rischiamo di perdere di vista la realtà. Oggi ai giovani dobbiamo dare questo messaggio: se credi in qualcosa mettiti alla prova, vai avanti senza farti frenare dalla paura delle guerre, dell’intelligenza artificiale, dei cambiamenti. In Liguria ma anche in Italia  possiamo contare su  tre potenti leve di sviluppo: il turismo, le infrastrutture e la logistica, se si investe su questi tre fattori, con una visione generale e d’insieme si hanno delle possibilità di crescita enormi».

Questi tre comparti, il turismo, le infrastrutture e la logistica, sono toccati dagli attuali evenimenti internazionali e dal costo dell’energia».  Secondo Vernazza questi sono vincoli che non devono distrarci. «No, assolutamente, il turismo, la logistica e le infrastrutture sono tre risorse che restano, noi italiani siamo invidiati da chiunque venga a fare una vacanza in Italia, la bellezza dell’Italia resta, piuttosto, per fare arrivare i turisti dobbiamo pensare alle infrastrutture e ai trasporti, che servono anche alle la merce. La merce dovrà sempre viaggiare. Anche per mare, e noi abbiamo il mare. Quindi mettiamo a frutto i nostri fattori competitivi senza lasciarci impressionare da unoche  si alza la mattina e dice una cosa, il giorno dopo ne dice un’altra. Anche le borse stanno cominciando a capirlo. Credo che Valeria Brambilla quando ha detto che c’è l’intelligenza artificiale ma poi la domanda è quella di persone che sappiano adattarsi all’intelligenza artificiale intendesse questo: il cervello è sempre quello dell’uomo, l’intelligenza artificiale serve ma dobbiamo contare su quella naturale e svilupparla per traformare gli ostacoli in leve di sviluppo».

Anche per Augusto Cosulich, presidente e ceo di Fratelli Cosulich Group, «Gli imprenditori sono ormai abituati a situazioni come queste, in ogni caso bisogna saper cogliere le opportunità». Certo, occorrono lavoro e capacità di innovazione perché nello shipping ma in tutte le attività produttive «La transizione energetica è complicatissima, non la risolve il gas, che non può essere il combustibile del futuro, poiché riduce al massimo del 35% le emissioni di CO2, il futuro è nel metanolo verde, nell’idrogeno, nell’ammonio. Bisogna investire nell’innnovazione, guardare avanti». La Fratelli Cosulich sta facendo la sua parte, di recente ha ordina la quarta bettolina methanol-ready. L’unità, da 7.999 dwt di portata, verrà realizzata dal cantiere cinese Taizhou Maple Leaf Shipbuilding e consegnata a fine 2026.

Un esempio significativo di crescita e capacità di cogliere le opportunità offerte dal cambiamento delllo scenario globale è Seafuture, la kermesse biennale ospitata dallArsenale Militare della Spezia che include la Blue Economy a 360 gradi, coprendo tematiche civili e militari come la transizione ecologica, la robotica subacquea e la cybersecurity marittima. Nata nel 2009, sotto la guida di Cristiana Pagni,  fondatrice e presidente di Italia Blue Growth che organizza Seafuturee  e presidente del consorzio Tecnomar, Seafuture è cresciuta negli anni fino a diventare un evento internazionale di grande rilievo nel settore marittimo e della difesa, una piattaforma che promuove le principali innovazioni, sistemi e tecnologie. L’edizione 2025 ha contato 370 aziende espositrici, tra cui colossi come Leonardo e Fincantieri, 80 delegazioni internazionali con 20 capi di stato maggiore, 170 giornalisti accreditati, 4.000 incontri B2B e B2G e oltre 50.000 metri quadrati di area espositiva. Una crescita del 30% rispetto alla scorsa edizione. Ma al di là delle cifre, Seafuture 2025 ha rappresentato un vero marketplace globale per la blue economy e l’industria navale, tra i momenti più significativi della manifestazione è stata la firma dell’accordo preliminare tra Italia e Grecia per la cessione di due unità navali attraverso Fincantieri.

«È il momento dell’industria della difesa – ha detto Pagni – oggi la domanda supera di molto l’offerta e prima che la tendenza cambi passerà del tempo. Non c’è mai stata così poca chiarezza, così poco equilibrio nel mondo , c’è la corsa al riarmo, le spese nel settore sono aumentate anche  in Europa che ora mostra la sua fragilità, non avendo un sistema di difesa comune. La guerra non piace a nessuno, e difesa da alcuni viene considerata una brutta parola, qualcosa che toglie investimenti alla sanità, all’istruzione, ecc… ma difesa non significa evocare un conflitto significa lavorare peer evitarlo, difesa significa protezione. E oggi la difesa non riguarda solo le forze armate ma un ecosistema industriale che comprende l’industria spaziale l’intelligenza artifiale, la costruzioni di veicoli unmanned, ecc…»

A Seafuture 2025 startup e pmi hanno presentato soluzioni ad alto contenuto tecnologico, capaci di anticipare le sfide future del settore marittimo, energetico e della difesa.

«Sì – ha precisato Pagni – sono dinamiche e innovative ma per le loro dimensioni le pmi non hanno polmone finanziario adeguato. Come proteggerle? Abbiamo bisogno di risposte dalle istituzioni, ci vogliono meccanismi nuovi».

Anche le imprese cercano soluzioni per sostenere le pmi. I colossi come possono aiutare le componenti delle loro filiere? Si stanno sperimentando diverse soluzioni.

Fabio Tavasci,  head of Internal Audit Advisory Activities Eni spa,  ha parlato di G∙row, un’alleanza tra imprese e istituzioni che, attraverso un processo di disseminazione culturale, intende promuovere l’evoluzione e il progressivo rafforzamento dei sistemi di controllo e gestione dei rischi lungo la catena del valore aziendale. Il progetto è nato su iniziativa di Eni, con il supporto strategico di McKinsey & Company e SAP Italia ed è sostenuto anche da primarie aziende e istituzioni nazionali e internazionali. L’iniziativa risponde alle sfide di un contesto globale sempre più complesso che vede le imprese affrontare crescenti rischi esterni (es. cyber, supply chain, reputazione etc.), la cui gestione richiede la cooperazione tra imprese, valicando i tradizionali confini dei sistemi di controllo interno. Questa nuova prospettiva suggerisce alle grandi organizzazioni di promuovere e supportare con approccio solidale la crescita del proprio ecosistema e lo sviluppo progressivo di competenze distintive in materia di risk & control governance. G∙row intende quindi veicolare una nuova visione del sistema di controllo e gestione dei rischi, passando da un approccio «interno» ad uno «diffuso, collaborativo e distribuito» lungo la catena del valore. L’ambizione è quella di favorire la transizione verso lo “Scope 3” dei sistemi di controllo, sviluppando modelli agili e innovativi che infondano fiducia con valenza per il sistema economico, sociale e produttivo nel suo complesso. L’alleanza intende promuovere, lungo la catena del valore delle parti, il miglioramento continuo di un ecosistema dei controlli attraverso la diffusione tra i partecipanti di una cultura comune in materia di risk & control governance e di percorsi di valorizzazione dei sistemi di controllo e gestione dei rischi. G∙row ha dato vita a un framework condiviso veicolato attraverso una piattaforma digitale, che fornisce accesso immediato a strumenti e risorse per: favorire la transizione verso modelli di controllo scalabili, valorizzando soluzioni traversali e semplificazioni operative; autovalutarsi e confrontarsi con realtà comparabili per dimensione e settore, identificando eventuali punti di forza e aree di miglioramento; intraprendere un percorso di miglioramento organico e adattivo, funzionale all’evoluzione continua e sostenibile del proprio sistema di controllo e gestione dei rischi, in particolare per le pmi.

Parlare di futuro ha detto Vittorio Doria Lamba concludendo i lavori – significa parlare di chi innova e investe. «Quando 15 anni fa abbiamo iniziato il progetto Why Liguria, cercavamo di capire il futuro. La Liguria non è in crisi, è in trasformazione. I problemi di energia, burocrazia, infrastrutture sono sfide che devono fare crescere la competitività. Le aziende hanno cambiato sistemi di produzione, tagliati sprechi, guardato a nuovi mercati come America del Sud, Africa, Estremo Oriente, si sono messe insieme, hanno creato consorzi. C’è ancora molto da fare, nell’economia blu, nel puntare a un turismo consapevole, non solo di lusso, ma capace di fare conoscere l’ambienteambiente, fare vivere esperienze. Bisogna decidere e agire. Le imprese liguri devono capire quale è il loro percorso migliore. Mi auguro che tra due anni potremo constatare che la Liguria avrà ha colto le occasioni offerte da questo periodo di trasformazione che ha aperto una finestra sul futuro».

L’analisi di Deloitte mostra la Liguria caratterizzata da una specializzazione territoriale molto marcata all’interno del sistema economico italiano. L’economia ligure è, infatti, fortemente legata alla blue economy, caratterizzata da una stretta integrazione tra portualità, logistica, cantieristica, servizi avanzati e manifattura specializzata. Accanto alla blue-economy, comparto energetico e manifattura fanno da traino nella creazione di valore aggiunto per la regione. Dal report, inoltre, emerge come il tessuto economico ligure sia segnato da una concentrazione settoriale significativa, con quattro macrosettori (Utilities, Manifattura, Commercio, Trasporti e logistica) che generano l’82% del fatturato complessivo.

L’analisi per dimensione aziendale: le grandi imprese concentrano metà del fatturato

In linea con il trend nazionale, le grandi imprese in Liguria rappresentano solo l’1,6% del totale (22 aziende), ma concentrano quasi la metà del fatturato, con oltre 30 miliardi di euro e un risultato netto superiore a 1,3 miliardi. Accanto a questa élite industriale – che impiega più di 26 mila addetti – c’è il segmento delle imprese di medie dimensioni, che costituiscono l’11,2% del campione e garantiscono il più grande contributo a livello occupazionale nella regione, con oltre 42 mila posti di lavoro.

Le quattro province della Liguria: un’economia legata al mare, ma diversificata

Le quattro province della Liguria presentano una composizione economica molto diversificata, con specializzazioni territoriali marcate. Genova concentra la maggior parte del fatturato regionale e dell’occupazione, con un’economia basata sul trasporto marittimo, la logistica portuale e la nautica. La Spezia mostra una specializzazione ancora più marcata nella costruzione navale, Savona è il centro dell’industria chimica e petrolifera. Imperia, infine, presenta un’economia più diversificata e orientata più verso il turismo, l’agricoltura e l’industria alimentare.

I settori più performanti della Liguria nel periodo 2018-2024: le utilities in testa al podio Le utilities (servizi di pubblica utilità) e in particolare il comparto della fornitura di energia, con il 5,1% delle imprese del campione regionale, hanno generato il 24,2% del fatturato totale (il più alto in valore assoluto) arrivando a 15,4 miliardi di euro di fatturato e un utile netto di 457 milioni di euro. Inoltre, il settore delle utilities ha registrato una crescita complessiva del 48% nel fatturato nel periodo 2018-2024, mentre l’utile netto è cresciuto del 76% e l’occupazione è cresciuta dell’11,8%.

Trasporti e logistica rimangono il motore dell’economia ligure

I trasporti e la logistica generano 10,8 miliardi di euro di fatturato (17,1% del totale) e registrano una marginalità media dell’8%, risultando il settore più redditizio tra i principali. Questi comparti rappresentano il vero motore economico della Liguria, con specializzazioni molto marcate nel trasporto via mare e nella logistica portuale. La nautica e il trasporto marittimo rappresentano infatti l’eccellenza riconosciuta a livello mondiale della Liguria, dove il settore della costruzione navale (navi da crociera, yatch, imbarcazioni specializzate) è ad alto valore aggiunto e si caratterizza per un’elevata specializzazione tecnologica e una reputazione internazionale consolidata. Accanto a questi comparti, anche la logistica portuale posiziona la Liguria come snodo cruciale per il commercio internazionale, in particolare per il traffico tra il Nord Europa e il Mediterraneo.

Manifattura in crescita per fatturato, ma con lieve calo di occupazione

Il manifatturiero ligure, con 316 imprese e 28.140 dipendenti, genera 14,5 miliardi di euro di fatturato. Il settore presenta specializzazioni in macchinari, metalli, chimica, nautica e costruzioni, riflettendo scelte storiche di focus verso attività legate al mare e alle costruzioni navali. Il settore manifatturiero ha registrato una crescita complessiva del 31% nel fatturato nel periodo 2018-2024, mentre l’occupazione è rimasta sostanzialmente stabile, con una leggera contrazione del 2%.

Commercio: dati in positivo per fatturato, utile netto e occupazione

Il commercio, con 394 imprese e oltre 21mila dipendenti, rappresenta il 18,6% del fatturato totale (11,8 miliardi di euro). Il settore del commercio ha registrato una crescita complessiva del 43% nel fatturato nel periodo 2018-2024, mentre l’utile netto è cresciuto del 97% (anche se la marginalità media rimane molto bassa, passando da 0,9% nel 2018 a 1,2% nel 2024). L’occupazione è cresciuta del 30,5%, indicando una generale espansione del settore.