L'evento di Confindustria "Genova e Liguria capitali dell’economia del mare 2026" è in corso ai Magazzini del Cotone

Blue economy, Zanetti (Confindustria): “Nei prossimi 5 anni avremo bisogno di 175mila lavoratori”

Giorgia Meloni: "Economia blu e cantieristica tra le cinque nuove filiere attorno cui si sta evolvendo il nostro Made in Italy"

02_PortoGenova_Sampierdarena container (1) @ foto roberto merlo

«L’economia del mare rappresenta una delle spine dorsali dell’economia del nostro Paese. Parliamo di oltre l’11% del Pil, ma soprattutto parliamo di un settore che impiega direttamente oltre un milione di addetti e se apriamo a tutte le catene collegate arriviamo a due milioni e mezzo. Quello che serve è lavorare sulla capacità di attrarre occupazione, occupazione qualificata, che vada a colmare un gap. Nel prossimo quinquennio avremo un fabbisogno di 175 mila posti di lavoro». A dirlo Mario Zanetti, delegato di Confindustria all’Economia del mare a margine del convegno “Genova e Liguria capitali dell’economia del mare 2026. Il motore della crescita economica e occupazionale”, organizzato da Confindustria e in corso ai Magazzini del Cotone. Lo scrive l’Ansa.

«Parliamo – ha aggiunto – di posti di lavoro qualificati, posti di lavoro che seguono l’innovazione che pervade tutti i settori, che anticipano le tendenze. Semplificando, innovando e formando riusciamo a chiudere questo gap e rendere l’economia del mare un elemento fondamentale per la competitività delle imprese del nostro Paese e quindi per il nostro Paese».

I dati del rapporto Confindustria-Bcg (Boston consulting group) sono stati presentati questa mattina. L’economia del mare, trasversale a industria, servizi, logistica, turismo e attività pubbliche di regolazione e tutela ambientale vale oltre 216 miliardi di euro, pari all’11,3% del Pil dell’Italia e occupa 1,1 milioni di persone in modo diretto (che salgono a 2,5 milioni considerando anche gli indiretti). La ricchezza prodotta dalla filiera è cresciuta di quasi il 16% nel biennio 2022-23, contro il 6,6% del totale dell’economia, una velocità di crescita pari a circa 2,5 volte la media nazionale.

Dal Mediterraneo passa il 27% delle rotte strategiche globali, il 65% degli approvvigionamenti energetici europei e il 35% del traffico mondiale di greggio. A livello globale il 90% del traffico merci viaggia via mare e il 99% del traffico dati transita nelle dorsali sottomarine. «L’Italia – ha sottolineato Zanetti – con i suoi 7.900 km di costa, 350 porti, circa 2 mila km di oleodotti e gasdotti sottomarini e 26 mila km di cavi subacquei, gioca un ruolo centrale in questo sistema e in una fase segnata da tensioni geopolitiche, riconfigurazione delle rotte commerciali e crescente attenzione alla sicurezza delle infrastrutture critiche, controllare rotte, produrre tecnologia navale e proteggere le infrastrutture sottomarine è un fattore di autonomia e resilienza nazionale».

Il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale Matteo Paroli ha rimarcato il peso del sistema portuale genovese e savonese sull’economia italiana. «Il nostro sistema portuale del Mar Ligure Occidentale che racchiude i porti di Genova, Savona e Vado contribuisce in via diretta per l’1,5% al Pil nazionale, una cifra impressionante che raddoppia se consideriamo la filiera estesa dell’indotto».

Paroli ha ricordato che “sono 24.000 le persone che lavorano ogni giorno nei nostri terminal e un’attività complessiva di 133.000 dipendenti“, dati che confermano la centralità dello scalo genovese come il più importante snodo logistico nazionale, capace di resistere alle turbolenze geopolitiche globali.

Dal maggio 2025 il Mediterraneo è diventato area Eca (Emission control area), una delle zone mondiali a maggior controllo sulle emissioni “ma per sostenere i 3,6 miliardi di euro di nuove opere infrastrutturali che stiamo realizzando – ha sottolineato – il partenariato pubblico-privato dovrà assumere una rilevanza sempre più strategica, poiché la capacità di investimento dello Stato non è infinita”.

La presidente del consiglio Giorgia Meloni ha affidato il suo intervento a un videomessaggio: «Il mare è il motore della nostra crescita, della nostra occupazione, del nostro benessere – ha detto -. Perché l’interconnessione marittima sostiene l’industria manifatturiera, garantisce l’approvvigionamento di energia e materia prime, consente al Made in Italy di essere esportato nel mondo. Con oltre 200 mila imprese e un milione di occupati, l’economia del mare genera in Italia un valore aggiunto pari a 76 miliardi di euro. Siamo i primi in Europa per volume di merci movimentate nel trasporto marittimo a corto raggio e occupiamo i vertici dell’industria cantieristica e nautica ad alta complessità tecnologica, con oltre il 40% del mercato mondiale nei settori dei super yacht e delle navi da crociera».

«Un settore strategico che genera valore lungo tutta la catena produttiva e che in un territorio come quello di Genova e della Liguria – dove avete scelto di celebrare il primo appuntamento di un percorso che vi condurrà nel 2027 anche a Napoli e in Campania – concentra competenze, infrastrutture, capacità industriali che rendono l’Italia protagonista nel Mediterraneo», ha aggiunto.

«L’economia blu e la cantieristica sono una delle cinque nuove filiere attorno alle quali si sta evolvendo il nostro Made in Italy e che il Governo ha deciso di attenzionare nella politica industriale che sta portando avanti. Perché il nostro marchio è un concetto dinamico che nel tempo ha aggiunto alle filiere classiche altri segmenti: l’economia della farmaceutica e dei dispositivi medici, la space economy e la difesa, la filiera del turismo e dell’accoglienza, l’industria culturale e – appunto – l’economia del mare. Il nostro compito è sostenere questi settori, farli crescere, renderli sempre più competitivi. Puntando, prima di tutto, sulla semplificazione, l’innovazione, la valorizzazione del capitale umano. Come abbiamo fatto, ad esempio, con il ddl “risorsa mare”, che sta per concludere finalmente il suo iter in Parlamento».

«Ma vogliamo portare avanti questa visione di sistema anche su un altro fronte decisivo, che è quello della logistica portuale. Il Governo ha approvato una riforma della governance portuale che ha obiettivi molto precisi: superare le frammentazioni, sviluppare una pianificazione strategica nazionale, aumentare l’attrattività dei nostri porti nello scenario internazionale. Guardiamo, poi, con grande attenzione alle nuove sfide, come alla dimensione subacquea. Abbiamo istituito il Polo nazionale e siamo la prima Nazione europea ad aver costruito una specifica legislazione dedicata a questo dominio, che è sempre più centrale per la nostra economia ma anche per la nostra sicurezza».