“Perché sostituire Roberto Cingolani alla guida di Leonardo? Tutti possono sbagliare. Anche i primi Ministri. E questo ci sembra il caso del Governo attuale. Ci sono errori, tuttavia, di tipo diverso, alcuni gravi, altri non spiegati, al punto da apparire del tutto ingiustificati. Ebbene sostituire Roberto Cingolani alla guida di una grande azienda strategica per il nostro Paese come Leonardo, è un errore inspiegabile. Non tanto e non solo da noi, ma anche dagli osservatori più qualificati, dagli esperti, dagli investitori italiani e internazionali e dalla stessa Borsa Valori. Ebbene il Governo non ha sinora spiegato le ragioni di questa scelta”.
Inizia così la lettera aperta sottoscritta da 28 esponenti della comunità genovese − imprenditori, manager e docenti con portavoce Carlo Castellano, fondatore di Esaote e di Genova High Tech – Parco Scientifico e Tecnologico degli Erzelli − in solidarietà a Roberto Cingolani, al quale il Governo non ha rinnovato la fiducia.
“Il gruppo Leonardo, guidato con grande competenza e capacità, da soli tre anni da Cingolani, rappresenta un esempio positivo nel panorama dell’industria italiana ed europea – si legge nella lettera -. Opera nei nuovi settori della scienza e della tecnologia, e non solo nel settore militare. Come può questo Governo esaltare il valore della “meritocrazia” soprattutto con i giovani se poi assume una così grave censura su una persona come è Cingolani? Che cosa allora non è piaciuto alla nostra Premier? Visto che lei non ha spiegato alcunché. È diventato possibile immaginare il peggio”.
Al posto di Cingolani il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha preferito Lorenzo Mariani (Mbda), mentre Francesco Macrì è stato indicato per il ruolo di presidente in sostituzione di Stefano Pontecorvo.
“Leonardo – proseguono i firmatari del documento – sotto la guida di Cingolani ha stretto partenariati con grandi gruppi europei verso una progressiva emancipazione dalla dipendenza tecnologica e industriale degli Stati Uniti. Un esempio? I droni che presto usciranno dagli impianti di Ronchi dei Legionari, con il probabile risultato di cancellare gli ordinativi dell’Italia dagli Stati Uniti. Ma c’è forse di più? Il sistema Michelangelo Dome per la difesa aerea integrata sta confrontandosi con i maggiori gruppi europei del settore. E – si dice – il progetto piaccia poco al Pentagono e dunque anche a Donald Trump. Ecco: l’amicizia con il Presidente americano potrebbe essere alla base del licenziamento di Cingolani?” si domandano i firmatari della lettera Beruto Dario, Facco Giovanni, Serrati Teglio Giorgia, Bo Mercedes, Grossi Piergiorgio, Sinigaglia Roberto, Boero Andreina, Lombardo Alessandro, Vaccatello Maria Teresa, Bottero Giulia, Manzitti Beppe, Valaperta Carla, Briasco Marco, Martelli Franco, Vanzi Massimo, Buratti Nicoletta, Miselli Riccardo, Venzano Ignazio, Castellano Carlo, Pallestrini Eugenio, Viziano Davide, Coen Annamaria, Pozzar Roberto, Zara Stefano, Costa Nicola, Rognoni Carlo, Donzella Paolo, Roppo Enzo.
“Il nostro Paese e tutta la Comunità Europea devono affrontare nell’arco dei prossimi 5 anni sfide durissime e coraggiose e questo non soltanto nel settore energetico ma anche nelle nuove tecnologie a partire dalla robotica, dall’intelligenza artificiale e dalla cyber security. È necessario che personaggi come Roberto Cingolani, che qui a Genova conosciamo molto bene perché è stato capace di creare da zero un grande centro di ricerca come l’Istituto Italiano di Tecnologia, possano continuare a dare un contributo decisivo al nostro Paese sulla strada della ricerca, dell’innovazione e delle nuove imprese tecnologiche. Certo non abbiamo bisogno di ‘yes men'”.
