Quattro amici volevano cambiare il mondo, e ci stanno provando, nel loro piccolo. Non fantasticano di utopie al bar come i protagonisti della canzone di Gino Paoli, ma lavorano allo sviluppo tecnologico e industriale per contribuire, assieme a tanti altri, a raggiungere un traguardo epocale: la transizione energetica. Che ha due obiettivi difficili da conciliare: la riduzione delle emissioni di gas serra e insieme l’ampliamento dell’accesso alll’energia, perché non vogliamo rinunciare ai consumi a cui siamo abituati, e in quei paesi in cui questi consumi sono ancora sogno non è il caso di parlare di decrescita.
Alla transizione energetica, quindi, bisogna puntare attraverso l’utilizzo di vettori puliti che non producano inquinanti atmosferici e siano a zero o bassa emissione di CO2: il che vuol dire ricorrere alla trasformazione dei nuclei atomici e rendere sempre più efficienti le fonti di energia rinnovabili e i combustibili “verdi”.
Genova è all’avanguardia in entrambi i settori: con Ansaldo Nucleare, come si si sa, per quanto riguarda l’atomo, e nello sviluppo delle energie pulite grazie alla vivacità del suo tessuto hi tech. Antares Electrolysis, startup nata a Genova dall’unione di competenze maturate all’Iit, da cui è accreditata e in Ansaldo Energia, competenze nella meccanica e nell’ elettrochimica, è un attore emergente nel campo dell’elettrolisi ad alta efficienza per la produzione di idrogeno verde. L’ha fondata nel 2024 Andrea Riva, insieme a tre amici e compagni di liceo. Dispone di due laboratori, entrambi in territorio genovese. Progetta e realizza stack (cioè pile elettrochimiche) avanzati per elettrolizzatori, puntando sull’efficienza per rendere l’idrogeno verde competitivo.
Antares è stata presentata a Genova, al Mentelocale Bistrot, a cura della Fondazione Genova Startup. Alla presentazione sono intervenuti, con Andrea Riva, Alberto Clavarino, preasidente, e Ilaria Scaliti, cofounder, membro del cda e responsabile delle relazioni esterne di Genova Startup.
L’uso dell’idrogeno non è una novita: l’idrogeno – presente in abbondanza come elemento costituente di altre molecole, acqua, idrocarburi, ecc… – è conosciuto, prodotto e usato dal XIX secolo, ma il suo utilizzo di per sé non risolve il problema delle emissioni: c’è l’idrogeno pulito e c’è quello sporco. L’azienga genovese punta su quello pulito, o verde.
«L’idrogeno verde – spiega Riva – si ottiene dall’elettrolisi dell’acqua, l’idrogeno sporco dal gas naturale, ma ovviamente per fare l’elettrolisi anche dell’acqua occorre energia elettrica. Quindi la diffusione delle fonti rinnovabili è l’essenziale. Perché l’elettrolisi ha un senso nel momento in cui l’elettrolizzatore lo associamo a una fonte di energia rinnovabile, se lo attacchiamo alla presa elettrica e l’elettricità è generata da una turbina gas alimentata dal gas naturale della Russia, è il cane che si morde la coda e stiamo solo sprecando energia. Se noi miglioriamo l’efficienza di conversione dell’acqua in idrogeno, rendiamo conveniente il prezzo dell’idrogeno pulito».
La sfida cruciale quindi è rendere la produzione verde dell’idrogeno competitiva con quella fossile
«È un traguardo che Antares Electrolysis persegue con tecnologie di nuova generazione, già validate attraverso test sperimentali. Antares rompe la molecola di acqua in idrogeno e ossigeno e utilizza l’idrogeno condensabile invece del litio delle batterie elettriche. È una tecnologia scalabile e industrializzabile perché costa poco. Inoltre l’idrogeno prodotto con fonti di energia rinnovabile valorizza le stesse fonti. Perché l’energia rinnovabile non solo deve essere sufficiente quando la usi ma va sprecata quando ne produci oltre il fabbisogno immediato. Quest’estate in Spagna c’è stato il 17% di curtailment, cioè taglio dell’energia, riduzione intenzionale a causa di eccesso di offerta. In sostanza il 17% dell’energia prodotta in Spagna in estate non è stata usata. Avendo gli elettrolizzatori l’energia al momento in eccesso si può convertire in idrogeno e usare mesi dopo. Si può produrre energia pulita grazie alle fonti rinnovabili, tra cui il fotovoltaico, e riuscire a fare lo storage, spalmare l’energia dal momento in cui la si produce verso quando c’è veramente bisogno, di notte e in inverno».
Come rendere industrializzabile questo processo?
«Ci siamo focalizzati sull’incremento dell’efficienza energetica dello stack, che è quindi in grado di scomporre la molecola dell’acqua producendo molecole di idrogeno con un’efficienza energetica maggiore di quella prodotta allo stato attuale in ambito industriale ma anche in ambito accademico. Il fatto di produrre idrogeno con una tale efficienza significa di fatto produrne di più con la stessa quantità di energia e quindi a minor costo. Imparare a farlo in maniera sempre più efficiente a partire dalla molecola dell’acqua utilizzando energie rinnovabili è decisivo».
L’elettrochimica quindi è in grado di convertire l’energia elettrica in molecole verdi, si tratta di rendere questo processo sempre meno costoso.
«Sì, e non c’è solo la produzione dell’idrogeno. Ci sono anche altre molecole di cui Antares si occupa. Si può, per esempio, convertire la CO2 in altri composti carboniosi. Si prende la CO2 dall’atmosfera, (6:33) lo si fa evolvere in uno di questi stack elettrochimici e la si trasforma, per esempio, in monossido di carbonio, in metanolo, in composti carboniosi, fino addirittura alla plastica».
Produrre la plastica partendo dall’aria! E come sta andando economicamente la vostra startup?
«Le cose stanno andando molto bene. Nel 2025 abbiamo fatturato 210-220 mila euro, un primo found raising ci ha portato 540 mila euro, per il 2026 abbbiamo pogrammato un altro found raising di 1,5 milioni d euro. La risposta del mercato è positiva, abbiamo una buona pipeline di produzione per il 2026. Partecipiamo a progetti europei, anche molto importanti, con dei consorzi prestigiosi. Quindi stiamo andando avanti. È valsa la pena di fondare Antares Electrolysis».
