Sono oltre 100 le richieste da parte di imprenditori interessati a investire nel capoluogo ligure, di cui più della metà provenienti da fuori Genova, gestite ogni anno dalla Genoa Business Unit, la struttura operativa del Comune di Genova dedicata a imprese e investitori. Nata nel 2022 per rendere più agevole ed efficace l’incontro tra chi intende avviare un’attività e il sistema di opportunità del territorio, l’attività della Genoa Business Unit è stata presentata e rilanciata questa mattina nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi.
«Per lo sviluppo di Genova è fondamentale che la pubblica amministrazione aiuti nel percorso di insediamento e di sviluppo le nuove imprese – dice la sindaca di Genova Silvia Salis -. Per noi è fondamentale perché si parla di futuro, si parla di giovani, si parla di nuove unità lavorative e di un lavoro qualificato che credo sia quello di cui hanno bisogno i nostri giovani per pensare di poter restare qui, arrivare da fuori e investire in questa città. Ed è anche la risposta di sburocratizzazione e di aiuto alle imprese che hanno voglia di investire in questo territorio. Oggi ci saranno dei panel molto importanti, gestiti dai nostri assessori, è un modo anche per far capire alla città che siamo pienamente disponibili ad avere un equilibrio che funzioni con il mondo del privato che può aiutare la pubblica amministrazione a sviluppare politiche virtuose di rigenerazione urbana, di sviluppo industriale e di impresa».
«Il ruolo del Comune è essere un vero facilitatore, fare rete tra i vari soggetti pubblici e privati e aiutare gli imprenditori a superare gli ostacoli – dice il vicesindaco Alessandro Terrile -. In particolare può aiutare a fare matching tra gli investitori e i proprietari delle aree che possono essere destinate alle nuove aziende».
Tra gli esempi di imprese interessate ad investire a Genova citate da Terrile c’è “la crescente domanda di attività per installare data center” per cui “nelle prossime settimane ci auguriamo di poter annunciare la chiusura delle pratiche”.
L’ufficio della Genoa Business Unit mette insieme competenze trasversali, dallo sviluppo economico, all’urbanistica al patrimonio, e sono molte le aree genovesi che possono essere convertite per l’insediamento di nuove aziende.
«Una parte piccola sono aree pubbliche – spiega il vicesindaco Terrile – la maggior parte sono invece aree private e in questo il Comune fa un lavoro di messa in rete, messa in contatto delle realtà, i proprietari delle aree e le imprese che si vogliono insediare. È particolarmente significativo che più della metà delle pratiche aperte della Business Unit vengono da fuori Genova, e quindi c’è un’attenzione del resto del Paese o anche del resto d’Europa per Genova. Sappiamo quanto è complicato, soprattutto per chi non conosce le regole della burocrazia, superare gli ostacoli che ci sono per arrivare ad aprire nuove imprese e insediarsi in qualsiasi città italiana, e il Comune vuole accompagnare nel percorso gli imprenditori che si vogliono insediare, e sono più di 100 all’anno le pratiche aperte e seguite con grande attenzione dai responsabili dell’ufficio».
«L’occasione di oggi è proprio quella di mettere a sistema, partendo dalla pianificazione fino a poi arrivare chiaramente alla messa a terra dei progetti, di strutturare quelle che devono essere le priorità di progettazione dell’amministrazione e la ricaduta all’interno del nostro territorio – dice l’assessore all’urbanistica Francesca Coppola -. Quello che si può fare con l’urbanistica chiaramente è un lavoro di programmazione e di pianificazione anche nel lungo tempo per capire quale direzionalità si può dare questa amministrazione per rigenerare il territorio».
«Al momento – spiega Coppola – stiamo lavorando a quelli che devono essere i grandi temi da affrontare. Alla nostra attenzione, ad esempio, ci sono i distretti di trasformazione, quelli sono chiaramente di enorme interesse anche per questa amministrazione, così come ci sono tutte quelle aree che sono isole di calore e che magari sono anche in uno stato di fatiscenza che possono essere messe in rete e portare un’innovazione progettuale. Abbiamo tantissime declinazioni di quella che deve essere la rigenerazione, abbiamo anche molti mobili fatiscenti che rientrano anche nel famoso articolo 89 bis del regolamento edilizio che, laddove un edificio o un cantiere inizia a essere fatiscente e istituisce un pericolo per la comunità, il Comune si può adoperare per far sì che venga espropriato o l’area diventa servizi, in generale e possono essere delle strutture di interesse per chi vuole investire all’interno della città».
