La delegazione di Sarzana ha discusso oggi il dossier ufficiale per la candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028 nella sala Spadolini del ministero della Cultura. Un’audizione in cui il territorio si è presentato in modo estremamente ampio e compatto: al fianco del Comune di Sarzana erano presenti i rappresentanti dei 25 comuni del comitato promotore (Val di Magra, Golfo dei Poeti, Val di Vara e Ventimiglia), la Regione Liguria, le istituzioni museali e universitarie, oltre ai vertici del mondo economico, produttivo e associativo ligure.
Sarzana si candida con una visione precisa: trasformare la propria identità storica di crocevia in un “modello terzo”. Un’alternativa vitale e replicabile a livello nazionale, capace di fare da cerniera tra i piccoli borghi e le aree metropolitane, creando un sistema territoriale diffuso.
Tre assi del programma
Il programma culturale, illustrato nel dettaglio da Eleonora Onghi (Panspeech), è frutto di mesi di lavoro con il tessuto locale e si fonda su tre pilastri:
Esperienze del bello: Un’immersione rigenerativa nella città attraverso arti, mostre, festival e percorsi educativi.
Made in Italy – Laboratorio Sarzana: La cultura come leva di innovazione economica, valorizzando artigianato, patrimonio immateriale, enogastronomia e microimprese. Elevare il brand territoriale per far crescere il valore del tessuto produttivo.
La città che cura: La cultura come strumento di benessere, inclusione e rigenerazione urbana, a partire dalle reti territoriali (Via Francigena, fiume Magra) rappresentate dal simbolo della candidatura: il Martin Pescatore, un piccolo uccellino dal “cuore impavido”.
Un sistema culturale integrato e il ruolo dell’audiovisivo
Il dossier “Sarzana 2028” ha aggregato i giganti della cultura regionale – come Fondazione Palazzo Ducale, Teatro Nazionale di Genova e Teatro Carlo Felice – pronti a decentralizzare produzioni e mostre. A raccontare questo sforzo corale durante l’audizione è stato proiettato un video emozionale realizzato con il supporto della Genova Liguria Film Commission. Un unicum che mescola riprese cinematografiche e animazione avanzata, dimostrando il ruolo dell’audiovisivo non solo come vetrina, ma come asset culturale capace di tradurre l’identità storica in narrazione contemporanea.
Dal primo papa umanista ai cittadini di domani
La giornata romana si era aperta al mattino con un passaggio dal forte valore simbolico presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, fondata nel XV secolo proprio dal sarzanese Tommaso Parentucelli (Papa Niccolò V), padre della cultura occidentale e asse portante del dossier.
L’audizione si è invece chiusa guardando al domani: l’appello finale è stato affidato a Francesca Lateana, direttrice della rassegna dei “Piccoli Impavidi”, che ha consegnato ai commissari ministeriali i lavori realizzati da decine di bambini. Sono loro i veri destinatari del futuro che il progetto “L’Impavida” intende disegnare.
La decisione della commissione è prevista entro il 27 marzo.
Le voci della candidatura: una visione corale
Nell’audizione si sono alternati gli interventi delle istituzioni per arrivare ai curatori del progetto:
Cristina Ponzanelli (sindaca di Sarzana): «Sarzana non è né borgo né metropoli. È un modello urbano terzo: abbastanza piccolo da custodire i volti, abbastanza grande da accogliere gli orizzonti. Piccola, ma aperta. Radicata, ma proiettata. Una piccola città coraggiosa, che sa ascoltare, che tiene insieme, che non divide, ma connette».
Marco Bucci (presidente della Regione Liguria): «Sarebbe un orgoglio avere come Capitale Italiana della Cultura, per la prima volta, una città ligure. Sarzana non corre da sola: è sostenuta da tutta la regione, da tutte le sue città, e da tutte quelle persone che si sono sempre adoperate per lavorare insieme e costruire qualcosa di importante per le generazioni future. Il sistema Liguria è unito al suo fianco».
Umberto Croppi (direttore della candidatura): «Questa proposta integra in modo ideale la visione della Capitale della Cultura: presentiamo un modello che ha bisogno del titolo per realizzarsi appieno, ma che è già pronto ad essere attuato, rivelandosi soprattutto replicabile e utile all’intero sistema Paese».
Egidio Banti, presidente comitato scientifico: «Termini come ‘impavida’ e ‘crocevia di futuro’ non sono stati scelti come semplici slogan, ma rappresentano veri e propri caratteri identitari, profondi e storici, della comunità sarzanese».
Giorgio Borrini (assessore alla Cultura di Sarzana): «Oggi presentiamo un cantiere reale. Abbiamo messo a sistema oltre 70 milioni di investimenti strutturali e infrastrutturali, legati da una visione comune: la cultura come piattaforma di sviluppo. È il nostro ‘effetto completamento’: teatri chiusi che diventano centri di produzione, fortezze rinascimentali come grandi hub culturali, scuole abbandonate come nuovi poli creativi e antichi cammini come nuove ciclovie. Candidarci a Capitale è lo strumento per realizzare la nostra vocazione storica, con il supporto di un’intera regione».
