«Quello che emerge in queste ore non è una sorpresa: la nuova diga foranea di Genova sprofonda perché i fondali non reggono. Per rimediare serviranno ulteriori 300 milioni di euro pubblici, che portano il costo complessivo dell’opera a 1,6 miliardi. Una cifra enorme che graverà interamente sulle spalle dei cittadini e delle cittadine». Lo dichiara Gianni Pastorino, capogruppo della lista “Andrea Orlando Presidente” in Consiglio regionale e rappresentante di Linea Condivisa, sottolineando come i dati sugli extra-costi – 160 milioni per la prima fase e 142 per la seconda – confermino i timori già sollevati in passato da esperti indipendenti.
«Era stato detto con chiarezza tre anni fa: i fondali non erano adatti e il progetto della diga foranea non era sicuro. Ma Bucci e il centrodestra hanno scelto di andare avanti a tutti i costi, ignorando i pareri tecnici e rinunciando a una vera valutazione ambientale. Oggi – dice – vediamo il risultato: un’opera che non regge, con spese aggiuntive a carico della collettività».
«La diga foranea, sbandierata come il simbolo del futuro di Genova, rischia invece di diventare la disfatta politica di Bucci. Un’opera nata male, gestita peggio, che lascia in eredità una montagna di debiti e pochissime certezze sulla sua effettiva realizzazione».
«Per questo – conclude Pastorino – è fondamentale che la vicenda venga portata in tutti i consessi e nelle sedi istituzionali, dal Consiglio comunale, passando per il Consiglio regionale, al Parlamento e attraverso le Commissioni competenti. Serve un confronto trasparente e approfondito, perché non possiamo più permetterci che decisioni di questa portata vengano prese sulla base di propaganda e annunci, senza valutazioni serie e senza ascoltare chi solleva criticità fondate».