Sulla riforma delle pensioni, Spi Cgil è pronta alla mobilitazione contro il ritorno alla legge Fornero, una volta terminata Quota 100. Come ha annunciato il segretario generale Ivan Pedretti, oggi a margine del convegno organizzato dal sindacato “Gli anziani e le loro esigenze”, in corso a Palazzo Ducale a Genova, «il 17 novembre noi pensionati abbiamo già fissata una grande assemblea: lì decideremo cosa fare, se tornare in piazza e dare voce al malcontento che esiste nel Paese».

Il 31 dicembre 2021 termina Quota 100, il meccanismo che permette di andare in pensione ai lavoratori che, tra 2019 e 2021, sono in possesso di un’età anagrafica non inferiore ai 62 anni e di un’anzianità contributiva non inferiore ai 38 anni. Dopo Quota 100, ritenuta troppo costosa, il governo vorrebbe tornare gradualmente alla legge Fornero, ipotizzando alcune “tappe” intermedie: Quota 102 e Quota 104.

Ieri il confronto tra il premier Mario Draghi e segretari sindacali di Cgil, Cisl e Uil è terminato con un nulla di fatto, come ha più volte ricordato oggi il segretario generale della Spi Cgil. Per i pensionati della Cgil il sistema previsto dalla legge Fornero è troppo rigido, mentre è necessaria una maggiore flessibilità: «Nessuno vuole togliere la legge Fornero − spiega il segretario generale − Ma bisogna modificare i punti di strettoia e di rigidità della legge. Una legge che colpisce soprattutto le donne, perché hanno meno contributi, i lavoratori delle piccole e piccolissime imprese e quelli che fanno lavori usuranti e in condizioni di aspettativa di vita diversa rispetto agli altri lavoratori. Per cui bisognerebbe ragionare su una riforma della legge Fornero».

Occorre quindi «definire le aspettative di vita delle persone e dare la possibilità a chi fa un lavoro usurante di poter andare in pensione. Significa riconoscere alle donne il lavoro di cura. Serve una pensione di garanzia per i giovani: se in questo Paese non si torna ad avere un lavoro stabile e ben retribuito per i giovani, quei giovani non saranno nelle condizioni di percepire una pensione dignitosa. E quando ce l’avranno, magari di 600 o 700 euro, ce l’avranno a 70 anni. Non mi pare una grande prospettiva».

A monte delle pensioni, c’è il tema del lavoro: «Il tema principale è questo: il tema di un lavoro stabile, prima di tutto, e poi, di conseguenza, mandare in pensione chi ha più difficoltà e un’aspettativa di vita più bassa. Questo consentirebbe un turnover tra vecchie e nuove generazioni. Ma questa operazione non si fa in un anno, ma almeno in due manovre di legge di bilancio».

Pedretti ricorda infine che i pensionati italiani, circa 16 milioni, «all’80% percepiscono dai mille euro in giù di pensione. Questo significa che circa 12 milioni dei nostri pensionati non arrivano a 1000 euro al mese».

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