E ora? Dopo la rinuncia di Ccb a esercitare l’opzione di acquisto per rilevare l’80% di Banca Carige detenuto del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd), che ne sarà della banca ligure? In proposito non esistono dichiarazioni ufficiali rese pubbliche, si possono fare ipotesi partendo da alcuni punti fermi.

Ccb non diventerà il maggiore azionista di Carige. Possiede tuttora l’ 8,3% della banca ligure, acquistato nel 2019 sottoscrivendo l’ aumento di capitale del 2019 con l’opzione di rilevare entro la fine del 2021 l’80% acquistato dal Fidt nel salvataggio di Carige ma non andrà oltre e, anzi, dovrà decidere che farne. Tra l’operazione di salvataggio e oggi è intervenuta la crisi da pandemia che ha colpito duramente anche in Liguria e di conseguenza ha influito sui conti di Carige (perdita netta di 251,6 milioni nel 2020)  e, soprattutto, invita alla prudenza.

Il deterioramento della situazione economica e l’incertezza sul futuro hanno rafforzato, all’interno della holding trentina, che raggruppa un’ottantina di banche di credito cooperativo del nord est, il partito di chi non aveva mai visto con favore l’ingresso in Carige. Non è bastata a Ccb la possibilità di uno sconto del 47% che il Fitd avrebbe concesso, dando la possibilità di acquistare l’80% di Carige per circa 300 milioni di euro. Da Trento hanno rilanciato offrendo la cifra simbolica di 1 euro e chiedendo anche 500 milioni per un eventuale aumento di capitale. Il Fitd ha risposto definendo irricevibile la proposta e lunedì sera, al termine di una seduta fiume del cda, i trentini hanno comunicato al fondo l’intenzione di rinunciare ad esercitare l call.

Questi i fatti, ricostruiti in base a quanto è trapelato nei giorni scorsi da ambienti vicini al dossier. Oggi si riunirà il consiglio del Fitd per esaminare la questione e decidere il da farsi. Quello che è certo è che il Fondo non ha fretta di vendere il suo 80% ma deve farlo, perché per statuto non può detenere stabilmente partecipazioni azionarie. Inoltre la Bce considera imprescindibile per Carige una “business combination”. Un altro dato di fatto è che la banca oggi rispetto al 2019 si presenta più appetibile sul mercato, più snella nella struttura e liberata dal peso degli npl (scesi a circa il 2% del totale crediti, ratio tra i migliori in Europa).

Tra i fattori di forza della propria controllata i Fondo può contare anche sul tesoretto delle Dta (imposte differite). Chi chiude l’operazione di acquisto entro l’anno potrebbe utilizzare imposte differite per una somma che al momento non è definita, viene valutata da 400 milioni fino a 1,2 miliardi e potrebbe collocarsi intorno ai 700-800 milioni.

Esistono anche cause e richieste danni in conseguenza dell’operazione di salvataggio, a partire dalla richiesta di annullamento del commissariamento da parte dell’ex azionista di riferimento Malacalza Investimenti che chiede un risarcimento di 482 milioni per le modalità con cui è avvenuto il passaggio di controllo di Carige, richieste danni di altri azionisti e una class action intentata da Federconsumatori, mentre uno degli ex ad Carige, Paolo Fiorentino, è indagato per aggiotaggio dalla procura di Milano in relazione alla semestrale del 2018. A suo tempo il Fitd aveva valutato come assolutamente improbabile la tesi sostenuta da Malacalza e del resto le modalità dell’operazione di salvataggio erano state in pratica dettate ai commissari di Carige dalla Bce, comunque le questioni restano sul tavolo.

Tutto sommato, un pretendente serio per Carige si potrebbe trovare ma al momento circolano soltanto ipotesi. Probabilmente il futuro della banca ligure dipende dall’esito del risiko bancario italiano nel suo complesso. Carige è uno dei tasselli di un mosaico ancora da definire. A fare chiarezza, perlomeno a escludere alcune ipotesi, dovrebbe essere l’arrivo di Andrea Orcel alla guida di Unicredit. L’amministratore delegato in pectore di Unicredit entrerà in carica il 15 aprile, quando l’ assemblea lo avrà votato. Dopo di che negli uffici di piazza Gae Aulenti potranno decidere sulle varie opzioni in campo. Perché in questi giorni a Unicredit stanno attribuendo interesse oltre che per Carige anche per Mps, Banco Bpm, Mediobanca. Altri pretendenti seri per Carige potrebbero essere CreditAgricole, che però fino a giugno è impegnata con l’Opa su Creval, e Bper, che secondo voci ricorrenti sarebbe destinata a sposarsi con Banco Bpm.

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