«I positivi sono nella stessa identica proporzione di ieri rispetto al numero dei tamponi. Questa settimana andrà così, la curva ha ridotto la pendenza anche se i contagiati continuano ad aumentare».

Ieri sera il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, nel consueto aggiornamento del bollettino regionale, ha rassicurato in merito a un nuovo aumento dei positivi registrato ieri proprio associandolo a un incremento dei tamponi.

Ci sono alcuni problemi di fondo, che non riguardano solo la Liguria, per chi cerca di capire l’evoluzione dei contagi dal punto di vista dei numeri e fornire informazioni il più possibile corrette al di là della dolorosissima cronaca, come è nello stile di Liguria Business Journal.

Intanto c’è una discrepanza tra i numeri che ogni giorno vengono comunicati sui positivi nel flusso Alisa-ministero e quelli pubblicati a livello nazionale sul sito del dipartimento della protezione civile nazionale, che ha allestito un’interessante pagina con open data a disposizione di tutti.

Siamo andati a vedere i dati per ciò che riguarda la Liguria e abbiamo notato che ieri i nuovi positivi erano 201, contro i 236 comunicati da Toti. Non avendo a disposizione la tabella “specchietto” con i dati in possesso di Alisa per numero totale di tamponi (il presidente della Regione Liguria ha cominciato a citare questo numero solo da pochi giorni), abbiamo analizzato gli open data del Dipartimento di Protezione Civile negli ultimi 10 giorni.

Aggiornamento: la Regione ha risposto che i dati vengono diffusi seguendo il metodo statistico della prevalenza, che rappresenta la fotografia scattata quel giorno, quindi i nuovi casi di coronavirus sono depurati da i morti e dai guariti del giorno. Questa discrepanza tra i dati giornalieri regionali e quelli diffusi a livello nazionale si riverbera anche sul totale dei casi da inizio emergenza. Una forbice che è destinata ad aumentare.

Tamponi e positivi

Abbiamo provato a rapportare il numero di nuovi positivi di ciascun giorno con il numero di tamponi effettuati quotidianamente, ottenendo una percentuale che presenta un’elevata variabilità, tra il 20,6 e il 37,2%. Ciò potrebbe essere dovuto a una grave mancanza, colmarla può servire a chi cerca di capire qualcosa attraverso i dati: non è mai stato comunicato quante persone sono state sottoposte al test.

Umberto Rosini, colui che inserisce i dati open sul sito della Protezione Civile, ha specificato che numero di tamponi non equivale a numero di persone sottoposte a test, come ha fatto notare YouTrend. Ogni giorno una persona può essere sottoposta anche a “n” tamponi.

Altro aspetto che potrebbe chiarire meglio la correlazione tra numero di tamponi e numero di positivi: i dati totali andrebbero paragonati non alla data dell’esito dei tamponi, ma alla data del prelievo. Questo per decorrelare la statistica dal ritardo del processamento da parte dei laboratori di analisi. Ciò è probabilmente un altro dei “bias” (distorsione) della curva del contagio.

L’andamento così variabile della percentuale dei positivi rispetto al numero dei tamponi fa presumere che sia il numero dei tamponi effettuati sia la modalità non sia sufficiente a restituire un campione significativo, cioè rappresentativo di tutta la popolazione (per esempio i tamponi effettuati solo a malati gravi, persone decedute, operatori sanitari, calciatori).

Sino a qualche giorno fa non era neanche chiaro se i dati dei laboratori privati effettuati per esempio sui calciatori erano compresi nella statistica dei positivi (Alisa ha specificato le modalità l’altroieri).

Per combattere questo virus occorre quindi anche un diverso approccio alla gestione dei numeri, per dare la corretta percezione del problema (senza sminuirlo), alla popolazione.

 

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