Un piano per ridurre le perdite totali rispetto al risultato d’esercizio 2015 rispettivamente di 30 milioni per il 2017, 45 milioni per il 2018 e 60 milioni per il 2019. In tutto 135 milioni. La legge di stabilità regionale, prevista in discussione domani in consiglio regionale, dedica l’articolo 4 all’efficientamento del servizio sanitario regionale per ottenere il pareggio di bilancio delle aziende e degli enti al 31 dicembre 2020, garantendo nello stesso tempo l’efficacia dell’erogazione dei nuovi Lea, i livelli essenziali di assistenza.

Il piano, secondo il comma 2, dovrà essere approvato dalla giunta regionale entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge e sarà sottoposto a monitoraggio semestrale.

La genericità dell’articolo e l’assenza di una descrizione più dettagliata, ha fatto insorgere in commissione Salute l’opposizione, in particolare uno che di bilanci regionali se ne intende: Pippo Rossetti (già assessore al Bilancio della giunta Burlando appunto), insospettito dalla riduzione repentina del disavanzo della sanità nella proiezione per la fine dell’anno, ma anche da questo piano, giudicato una sorta di spalmadebiti senza che la giunta si prenda la responsabilità di attuare una politica sanitaria all’insegna dell’ottimizzazione dei servizi.

Bj Liguria prova a fare chiarezza: il passivo della somma di tutte le aziende ed enti sanitari al secondo trimestre era di 69.638.000, ma i conti economici delle singole asl ed enti, fa sapere il dipartimento Salute e servizi sociali, non tenevano conto sia delle maggiori risorse assegnate alla Regione Liguria dal fondo sanitario nel 2016, sia delle quote di pay back iscritte a bilancio regionale (il pay back è la sospensione della riduzione dei prezzi dei farmaci del 5% a fronte di un versamento in contanti del relativo valore). Questa cifra aggiuntiva è stata sommata al consolidato regionale, riducendo il disavanzo a 59.784.000. Lo stesso discorso vale anche per il terzo trimestre: il passivo senza le risorse aggiuntive dallo Stato sarebbe di 92.825.000, viene ridotto a 73.801.000. La proiezione, basandosi sui dati del secondo trimestre era di -139 milioni senza considerare il contributo aggiuntivo del fondo, mentre con i dati del terzo trimestre sarebbe di -123,7 milioni. L’assessore ha annunciato un -98,4 milioni a fine 2015.

«In pratica la Regione Liguria non sfora grazie al contributo aggiuntivo – dice Rossetti – ma quello che vorremmo sapere è se i risparmi tra il secondo e il terzo trimestre sono stati fatti a servizi invariati nonostante una maggiore entrata. Sappiamo che un paio di mesi fa è stata inviata una lettera ai direttori generali, in cui è stato chiesto di contenere la spesa del 3%, l’assessore ha assicurato che questo non riguardava i servizi, ma i beni, vorremmo capire dove sono avvenuti i tagli. Per esempio se i lavori vengono rinviati all’anno prossimo il rischio è di trovare il doppio della spesa sul 2017».

Analizzando il conto economico, si capisce che per esempio, nell’ambito degli acquisti dei servizi non sanitari la proiezione differisce di -11,9 milioni tra quella del secondo e quella del terzo trimestre. La categoria comprende lavanderia, pulizia, mensa, riscaldamento, servizi di assistenza informatica, trasporti non sanitari, smaltimento rifiuti utenze telefoniche e di elettricità, ma anche i premi di assicurazione.

«I soldi in più ricevuti dal sistema sanitario devono servire per mantenere i servizi, non per tappare le falle – ribadisce Rossetti – nella Finanziaria 2017 viene scritto che il piano servirà per ridurre le perdite al risultato d’esercizio 2015 che era di 102 milioni circa, i 30 milioni annunciati nella Finanziaria faranno da tappabuchi nella stessa misura in cui sono stati usati i contributi aggiuntivi di quest’anno».

Altri risparmi conteggiati sulla differenza tra le proiezioni dei costi rispetto al secondo e terzo trimestre riguardano per esempio gli acquisti di beni (5,8 milioni in meno), e il personale (4,1 milioni in meno). Per contro aumenta il valore della produzione: la proiezione del secondo trimestre era di 3,36 miliardi, mentre quella del terzo trimestre è di 3,72.

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