Sono in continuo aumento le imprese di stranieri in Liguria. La fotografia scattata da Unioncamere (dati Infocamere-Movimprese) mostra, al secondo trimestre dell’anno, un saldo positivo di 273 unità nella nostra regione, frutto di 571 iscrizioni e 298 cessazioni di attività. In totale si contano 20.213 realtà condotte da imprenditori stranieri nella nostra regione (su un totale di oltre 136.600 unità attive).

Genova e Imperia spiccano tra le prime dieci province italiane con con la più alta incidenza di straniere sulle imprese totali del territorio: dopo Prato (27,7%), Trieste (15,9%) e Firenze (15,6%), troviamo appunto Imperia, con una percentuale del 14,8% e, al nono posto, Genova (10.965 imprese straniere), con un 12,8%. La media italiana è del 9,5%.

L’estremo Ponente, dove si contano 3.822 imprese di stranieri, si distingue anche per uno dei maggiori tassi di crescita nel trimestre (il nono in classifica), pari all’1,87%. Anche Savona, dove si contano in totale 3.221 imprese di stranieri, ha registrato un trend di crescita piuttosto alto nel secondo trimestre dell’anno, 1,54%, mentre La Spezia, con 2.205 realtà imprenditoriali straniere, si è fermata all’1,1%.

In Italia

Anche nel resto d’Italia, pur mostrando ritmi di crescita inferiori rispetto al passato, nel secondo trimestre 2017 il saldo tra aperture e chiusure di aziende guidate da persone straniere fa segnare un bilancio positivo che ha sfiorato le 7 mila unità. Il sistema delle imprese straniere nel Paese supera così quota 580 mila: se nel 2011 pesava per il 7,2% sull’universo delle imprese totali, nel 2017 l’incidenza è salita al 9,5%, indice di una popolazione immigrata sempre più attiva nello scenario economico del Paese.

I settori economici

Il settore in cui gli stranieri sono maggiormente presenti è quello del commercio (circa 208 mila imprese, il 36% di tutte le aziende a guida straniera), seguito dalle costruzioni (132 mila, il 23%) e da alloggio e ristorazione e dal comparto della manifattura (entrambi prossimi alle 45 mila unità). Quasi un’impresa di stranieri su tre (il 31,8%) è artigiana. La regione più attrattiva per l’insediamento di imprenditori non italiani è la Lombardia con 113mila realtà, seguita dal Lazio (76 mila) e dalla Toscana (54 mila).

Le nazionalità

Marocco, Cina, Romania e Albania: è da questi Paesi che provengono, con riferimento alle sole imprese individuali (le uniche per cui è possibile associare la nazionalità al titolare), le comunità più numerose di imprenditori immigrati. Il Marocco, con 68.482 imprese individuali esistenti alla fine del giugno scorso, è la nazionalità più rappresentata; sugli altri gradini del podio la Cina (51.546 imprese) e la Romania (con 49.020).

Dall’analisi sul territorio, si scopre che alcuni Paesi hanno eletto delle vere e proprie “patrie” imprenditoriali in alcune province italiane: è il caso dell’Egitto che concentra in provincia di Milano quasi la metà (il 44,7%) di tutte le sue imprese in Italia; o del Bangladesh che ha il suo “quartier generale” a Roma, dove ha sede il 42,5% di tutte le sue imprese. Ma anche in altre province si assiste a significative concentrazioni di imprese di una data nazionalità: i pachistani a Napoli (il 19,6% della loro comunità imprenditoriale è all’ombra del Vesuvio), i romeni a Roma (il 15,1%), mentre la rappresentanza imprenditoriale cinese ha la sua “capitale” a Milano, che ospita l’11% di tutta la comunità presente in Italia.

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