Genova, affinità e differenze dei candidati sindaco sulle grandi opere

Confronto tra i candidati sindaco organizzato dal Ggr, il Gruppo giovani riuniti

Le grandi opere infrastrutturali e il ruolo propulsivo del sindaco nello sviluppo dei progetti strategici sono i temi su cui, ieri sera, si è manifestata una netta divaricazione tra i candidati alla carica di primo cittadino Gianni Crivello, Marco Bucci e Arcangelo Merella da una parte, e Luca Pirondini e Marco Mori dall’altra. Il dibattito si è tenuto da Cavo Ristorante, in vico Falamonica, moderato dal giornalista del Sole-24 Ore Raoul De Forcade e organizzato da Ggr – Gruppo giovani riuniti, associazione dei gruppi Giovani delle varie categorie di imprenditori e professionisti.

Ai cinque dei nove candidati presenti De Forcade ha posto una serie di domande, frutto di un confronto tra le categorie, ogni candidato ha avuto un minuto e mezzo per rispondere. Tempistica risultata sufficiente perché ogni candidato potesse esporre i propri programmi senza esaurire la pazienza del pubblico, e da proporre come modello per futuri dibattiti.

La sintonia sulla necessità di realizzare le grandi opere e puntare sui progetti di sviluppo della città non ha escluso affatto divergenze tra Crivello, Bucci e Merella. In particolare, come era da aspettarsi, Bucci (Lega Nord, Fratelli, d’Italia, Forza Italia, Vince Genova-Bucci sindaco, Lista Musso-Direzione Italia) ha sostenuto che le amministrazioni passate hanno realizzato «uno zero assoluto» per lo sviluppo della città, Crivello ha replicato che la crescita del turismo, sotto gli occhi di tutti, «non è piovuta dal cielo».

Marco Bucci ha accennato alla possibilità di attirare investitori facendo leva sulla riduzione delle tasse locali, e di coinvolgere i privati nella riqualificazione di edifici o di aree incentivando gli investimenti e ricorrendo al project financing. Per quanto riguarda le aziende controllate o partecipate dall’amministrazione comunale, secondo Bucci in linea generale queste devono restare pubbliche quando erogano un servizio pubblico in regime di monopolio ma vanno gestite come aziende, non come «poltronifici», i loro manager devono essere selezionati con trasparenza e secondo criteri di merito, anche ricorrendo agli “head hunter”, i cacciatori di test. Il candidato del centrodestra ha voluto precisare il proprio programma nel settore del commercio: i negozi di vicinato saranno tutelati, «non aumenteremo la grande distribuzione ma in questa fascia del mercato porteremo la concorrenza: per qualcuno che entra qualcuno di chi è già presente deve lasciare un pezzettino». Bucci ha fiducia nell’effetto dei grandi progetti, Terzo valico, Gronda, nodo ferroviario, Erzelli, Blue Print e invita a «trovare una soluzione per l’aeroporto, che deve essere un aeroporto serio». Secondo Bucci il traffico, problema irrisolto da sempre, va razionalizzato ricorrendo alla metro, ai parcheggi di interscambio e alla ferrovia.

Anche per Gianni Crivello (Pd, Genova Cambia, Lista Crivello Sindaco, A Sinistra), assessore della giunta uscente, le infrastrutture giocano un ruolo fondamentale per lo sviluppo cittadino. «I grandi progetti sono necessari, anche se da soli non risolveranno i problemi della città» e in fatto di infrastrutture «il sindaco può esercitare un ruolo di carattere politico». Bisogna correre per realizzare il Blue Print, ricorrere a incentivi per chi si impegna a valorizzare un’area. Per quanto riguarda le partecipate, «non mi spaventa la prospettiva che il privato possa avere un ruolo», bisogna giudicare caso per caso. Il piccolo commercio va tutelato e, anzi, incrementato.

Per Arcangelo Merella (GE9SÌ), certe difficoltà di rapporto con la pubblica amministrazione denunciate da imprenditori e professionisti si devono in parte al fatto che «in questa città per troppo tempo ci si è abituati a vivere con l’industria pubblica e ora si guarda con sospetto a chi non è di quel mondo». Il dialogo tra amministratori e mondo delle imprese deve andare avanti e intensificarsi. La debolezza fondamentale di Genova è comunque quella delle infrastrutture e dei collegamenti, vanno realizzate tutte le opere previste, e tra le opere ancora da iniziare la più importante è la Gronda. Quello di Merella è un sì convinto a tutti i grandi progetti, compreso quello degli Erzelli, che implica l’arrivo a Sestri di Ingegneria. « Qualcuno – ha precisato Merella – ha parlato di Hennebique per Ingegneria ma l’edificio non è compatibile con questa funzione. Ingegneria deve andare a Erzelli, anche se Massardo vorrebbe restare ad Albaro. Fossi in lui mi vergognerei». Tra i grandi progetti da realizzare Merella mette anche l’utilizzo di Ponte Parodi e dell’Hennebique, «due buchi neri vergognosi». E non è vero, secondo il candidato di GE9SÌ, che il sindaco non può fare nulla nelle opere che non dipendono dall’amministrazione comunale, «rompere l’isolamento della città è un compito a cui il sindaco non può sottrarsi e un ruolo se lo deve dare». L’amministrazione comunale dovrà fare scelte nei trasporti, puntando sull’utilizzo della linea lasciata libera dalla ristrutturazione del nodo ferroviario, su una metropolitana articolata su su tre assi, e sull’impiego di tram in Val Bisagno. Quando alle partecipate, «non sono affezionato – ha detto Merella – al dogma del “pubblico è bello”, non è tollerabile che un servizio non sia efficiente, tra i “diritti incomprimibili” dei cittadini c’è anche quello di vedere i propri soldi spesi in modo razionale e non sperperati. Molte attività di Aster andrebbero meglio gestite all’esterno». Nel commercio occorre «realizzare un mix sapiente di grande distribuzione e di negozi di vicinato e lasciare liberi i cittadini di scegliere ciò che ritengono più conveniente».

Secondo Marco Mori (Riscossa Italia) «nessun sindaco oggi può intervenire sui problemi della città perché ogni intervento ha un costo finanziario, che il patto di stabilità interno vieta espressamente di sostenere. Si tratta di norme, imposte da Bruxelles, palesemente incostituzionali, le quali, se non contestate, danno una sola certezza: chiunque vinca, tra cinque anni Genova sarà più povera». Serve la spesa pubblica, i cittadini devono pretendere politiche espansive e un’azione giuridica contro il governo centrale. Tutti i servizi ora in mano alla pubblica amministrazione devono restare pubblici, «non si possono tagliare servizi che riguardano diritti incomprimibili», e nelle aziende partecipate occorre dare voce in capitolo ai lavoratori. Per reperire risorse occorre «un’imposta di solidarietà su banche e grande distribuzione», questa deve essere sottoposta a una «tassazione molto forte», mentre bisogna puntare sul piccolo commercio. Va potenziato il trasporto pubblico ma è anacronistico in queste condizioni parlare di grandi opere, del resto «ci saranno sempre meno merci da trasportare».

Per quanto riguarda le aziende in mano alla p.a., Luca Pirondini (M5S) parte da una certezza: «il referendum del 2011 ha detto che i servizi pubblici non devono essere privatizzati», poi occorrerà fare «un ragionamento caso per caso», e nella scelta dei manager si procederà valutando i meriti, nella massima trasparenza. Il candidato di M5S non è entusiasta delle grandi opere e invita a «lavorare sulle strutture che già abbiamo», a incrementare il trasporto su ferro, ad aumentare le corsie gialle. Il rinnovo del water front di Levante è necessario ma «il progetto non deve essere per forza quello del Blue Print», Pirondini nei giorni scorsi ha presentato uno studio alternativo elaborato dall’architetto Giovanni Spalla, ma «altre idee ancora possono essere prese in considerazione».

Ha introdotto la serata il coordinatore di Ggr, Alessandro Nicolini.

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