Nasce il mediatore immobiliare, figura centrale e innovativa della terza edizione di Lgnet 3 (Local Government Network for Rapid Response and Fast Track Inclusion Services in Disadvantaged Urban Areas, in italiano “Rete dei Comuni per una rapida risposta e servizi per l’inclusione d’emergenza in aree urbane svantaggiate”). Il progetto, finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2021-2027, ha nel Comune di Genova e Anci Liguria due enti che operano in stretta sinergia per favorire l’integrazione e l’autonomia dei cittadini stranieri vulnerabili.
Lgnet 3 nasce dalla collaborazione tra il ministero dell’Interno e l’Anci con l’obiettivo di superare il tradizionale assistenzialismo, promuovendo una “nuova visione” del sostegno all’abitare. Il mediatore immobiliare opera all’interno di un’équipe multidisciplinare composta da un educatore e uno psicologo, coordinata dalla direzione Fragilità e vulnerabilità sociale del Comune. Il suo compito è dialogare con il mercato privato, offrendo ai proprietari garanzie finanziarie e assistenza tecnica, e agli inquilini un percorso di educazione alla locazione responsabile. L’obiettivo finale è definire il potenziale del migrante per orientarlo correttamente verso l’accoglienza sociale, l’affitto o l’acquisto di un immobile.
Questa nuova figura funge da anello di congiunzione tra il sistema pubblico e il mercato privato della locazione. Per i proprietari, agisce come consulente e garante, presentando gli strumenti di tutela economica (fondi di garanzia) messi a disposizione da Lgnet 3 per assicurare la regolarità dei pagamenti e la corretta gestione degli immobili; per i beneficiari, offre un percorso di “educazione all’abitare”, monitorando la conduzione dell’alloggio e facilitando l’integrazione nel contesto condominiale e cittadino.
Si tratta di un vero cambio di narrazione: il supporto socio-educativo costante garantito dal mediatore rende il processo di locazione più semplice e sicuro per tutti. Questa ritrovata serenità punta, inoltre, a far emergere opportunità immobiliari finora latenti. I numeri confermano l’efficacia del modello: nell’ultimo anno, 158 persone hanno trovato casa, circa 200 sono state profilate e 24 (tra singoli e nuclei familiari) hanno già proceduto all’acquisto di un immobile.
Il mediatore immobiliare non agisce isolato, ma fa parte di un sistema integrato basato su tre pilastri: l’Unità mobile, dislocata 4 giorni a settimana nei Municipi genovesi per l’aggancio e il primo monitoraggio delle fragilità sul territorio; il One stop shop di vico Tacconi, il centro multiservizi nel cuore del centro storico genovese che centralizza la profilazione dei bisogni, l’accompagnamento all’abitare e il supporto burocratico; il mediatore immobiliare, che chiude il cerchio, trasformando l’inclusione sociale in stabilità abitativa.
«Da luglio, momento del nostro insediamento, abbiamo impresso una decisa accelerazione al progetto Lgnet 3, in cui crediamo profondamente – afferma Cristina Lodi, assessore al Welfare del Comune di Genova – Il nostro obiettivo è stato fin da subito rendere questo servizio il più accessibile e capillare possibile, e i risultati di questi ultimi mesi tra il 2025 e l’inizio del 2026 parlano chiaro: abbiamo assistito a una vera esplosione di utilizzi. Ad oggi, 150 persone hanno già trovato casa, con un regolare contratto di affitto, mentre attualmente altre 180 sono seguite in questo percorso; inoltre, una ventina di famiglie è riuscita addirittura ad acquistare casa. Il cuore del successo sta nella prossimità: grazie al nostro camper, l’unità mobile Lgnet presente nelle piazze 4 giorni su 7, e alla stretta sinergia con i Municipi, riusciamo a intercettare il bisogno laddove si manifesta. Non offriamo solo assistenza, ma un percorso strutturato con un’équipe multiprofessionale che accompagna i cittadini dalla ‘bassa soglia’ fino alla piena autonomia abitativa. Siamo estremamente soddisfatti della proroga del progetto: è la conferma che la strada è quella giusta e siamo certi che i risultati futuri saranno ancora più significativi. La figura del mediatore immobiliare è una intuizione che potrà essere esportata e resa strutturale grazie alla grande capacità di innovazione degli Enti del Terzo Settore».
«Questo progetto ha dimostrato il suo valore nelle grandi città, ma ora la sfida è estenderlo ai Comuni medio-piccoli – sostiene il sindaco di Ventimiglia Flavio Di Muro, presidente della Commissione Immigrazione nazionale Anci e regionale Anci Liguria – l’obiettivo è gestire un’immigrazione regolare offrendo percorsi reali a chi vuole integrarsi, garantendo al contempo la massima tutela ai proprietari immobiliari, che hanno il sacrosanto diritto di sentirsi rassicurati nell’affittare i propri beni. Grazie alla disponibilità del Ministero dell’Interno e a un contesto politico favorevole, abbiamo l’opportunità di incidere sul nuovo Piano Casa che il Governo sta delineando. Non basta investire risorse pubbliche per costruire alloggi residenziali: dobbiamo pensare al ‘giorno dopo’, assicurando che l’occupazione degli spazi avvenga in modo giusto e decoroso. Integrazione significa accoglienza per chi la merita, ma anche rispetto assoluto per il patrimonio che viene messo a disposizione».
«Gli strumenti di mediazione che l’ente pubblico può mettere in campo tra proprietà e inquilini sono fondamentali per costruire un accompagnamento all’autonomia abitativa — sottolinea l’Assessore alle Politiche della Casa del Comune di Genova, Davide Patrone – L’obiettivo è inserire i fabbisogni abitativi specifici all’interno di una risposta pubblica organica, in modo unitario e non frammentario, capace sia di rafforzare l’intervento diretto del Comune sia di attivare forme strutturate di matching con il mercato privato. In questo quadro, il mediatore immobiliare agisce come un vero e proprio facilitatore: abbatte i pregiudizi, offre tutele concrete ai piccoli proprietari attraverso i fondi di garanzia e rende possibile l’utilizzo di alloggi oggi sfitti. Svolge un ruolo fondamentale sia per l’inclusione e l’autonomia abitativa sia per il contrasto allo sfitto. Si tratta di uno strumento che consente di rafforzare il ruolo pubblico di indirizzo e accompagnamento, costruendo al tempo stesso un’alleanza stabile tra pubblico e privato. Questa impostazione permette non solo di dare risposte concrete ai bisogni abitativi, ma anche di valorizzare il patrimonio esistente, integrandolo nella strategia complessiva dell’amministrazione. I dati presentati oggi dimostrano che, se guidati tecnicamente e inseriti in una visione unitaria, questi strumenti possono contribuire in modo efficace e strutturale alla risposta abitativa della città».
«La giornata di oggi segna un traguardo fondamentale per Lgnet, non solo per i risultati raggiunti, ma per la conferma ufficiale arrivata dal Ministero: il progetto proseguirà per i prossimi due anni con un incremento delle risorse – commenta il vicedirettore di Anci Liguria Luca Petralia – questo annuncio premia l’efficace azione di regia che ha visto collaborare 21 città, le Anci regionali e quella nazionale in una sinergia senza precedenti. La nostra cabina di regia ha dimostrato di non essere soltanto un centro di erogazione di interventi tecnici, ma un vero motore di cambiamento culturale. Il nostro impegno ora è duplice: continuare a fornire servizi essenziali ai cittadini stranieri e, contemporaneamente, formare i Comuni affinché siano sempre più pronti e operativi sul fronte dell’integrazione socio-sanitaria. È questa capacità di fare rete che rende i territori capaci di rispondere con umanità e competenza alle sfide dell’accoglienza».
Nel corso dell’evento è intervenuto anche il direttore sociosanitario dell’Azienda Territoriale Sanitaria Ligure (Atsl) Pierluigi Vinai: «Per la prima volta in Liguria, stiamo tracciando una rotta comune attraverso il Piano Socio-Sanitario Integrato Regionale, un documento unico che supera la storica frammentazione tra politiche sanitarie e sociali. La nostra priorità è rispondere con precisione alla fragilità e alle dipendenze, ed è per questo che abbiamo istituito un dipartimento dedicato: l’obiettivo è garantire un’integrazione reale tra i Leps e i Lea, favorendo un dialogo operativo costante tra distretti sociosanitari e ambiti sociali. Questo nuovo paradigma non è solo una scelta organizzativa, ma un terreno fertile per potenziare progetti strategici come il Fami e Lgnet. Creando una rete solida e coordinata, offriamo a queste iniziative la struttura necessaria per generare un impatto profondo e duraturo sul territorio, mettendo finalmente la persona, nella sua interezza, al centro delle nostre politiche regionali».
