Continuano i sopralluoghi e la mappatura dei casi di peste suina in Liguria. Lo comunica il vicepresidente e assessore regionale all’Allevamento Alessandro Piana.

«Nelle ultime 24 ore non sono stati rilevati capi infetti – spiega Piana – restano 11 i casi positivi totali dall’inizio del monitoraggio. e nel pomeriggio potremmo comunicare ulteriori aggiornamenti. Nel frattempo, la task force regionale sta lavorando a pieno ritmo per accorciare il più possibile i tempi della prima fase».

Oggi, rileva Piana, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legge “Sostegni ter“, che contempla all’articolo 26 i ristori per la peste suina in Italia: il fondo di parte capitale per gli interventi strutturali e funzionali in materia di biosicurezza, con una dotazione di 15 milioni di euro, e il Fondo di parte corrente per il sostegno della filiera suinicola, con una dotazione di 35 milioni di euro per l’anno 2022, per un totale di 50 milioni di euro.

Intanto la Cia Liguria ha consegnato 6101 firme all’assessore Piana “Per non lasciare campo ai cinghiali, cambiare la legge regionale, garantendo rimborsi giusti e più tutele per il lavoro degli agricoltori”.

Questo il risultato di una petizione che Cia Agricoltori Liguria ha lanciato su tutto il territorio a fine novembre riscuotendo sin dal primo momento un’adesione massiccia di tante persone anche non direttamente  impegnate in agricoltura. E che ha ricevuto il sostegno di numerosi Sindaci liguri nonché l’adesione formale di 8 Comuni (Santo Stefano d’Aveto, Rezzoaglio, Uscio, Fontanigorda, Vobbia, Sestri Levante, Sant’Olcese, Campomorone) oltre all’Ordine del Giorno approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale di Genova.

«La conferma che il tema era ed è sentito al di là dell’emergenza peste suina che ha ulteriormente messo a rischio territori e imprese in questo periodo – sottolinea Aldo Alberto, presidente di Cia Liguria – quando abbiamo lanciato la petizione ci siamo presentati in strade e piazze con il “Mercatino delle cassette vuote”. Perché questo è quello che rischiano gli agricoltori liguri e i consumatori se non si limiterà il fenomeno della presenza insostenibile dei cinghiali e di tanti altri selvatici sul territorio dell’entroterra così come in tante strade cittadine. Senza dare, oltretutto, una soluzione definitiva al rimborso dei danni. Ora, con la peste suina,  il “vuoto” per tante imprese, da quelle di allevamento a quelle protagoniste delle filiere ricettive, rischia di diventare incolmabile».

I dati forniti dalla Cia parlano chiaro. Dal 2018 al 2021 le domande di rimborso sono aumentate del 40%. Ma le risorse disponibili sono rimaste le stesse: circa 300 mila euro all’anno. Risultato: la maggior parte degli agricoltori rinuncia a chiedere il rimborso dei danni che Cia Liguria stima intorno ai 5 milioni annui (si pensi solo alla distruzione dei muretti a secco).

Danni provocati in particolare dai cinghiali, senza dimenticare quelli causati da altri selvatici come caprioli, tassi, istrici, lupi.

«Nonostante le ripetute denunce non sono stati assunti provvedimenti adeguati – sostiene Aldo Alberto – c’è bisogno di rimborsi giusti e più tutela per il lavoro degli agricoltori. Si continuano ad affrontare la problematiche insistendo sulla gestione “venatoria” che si dimostra inadeguata e insufficiente a governare il problema. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: l’attività venatoria non riesce a controllare il proliferare dei capi, con il risultato che cresce il numero dei danni che l’agricoltura subisce. Danni molto spesso riconosciuti con tempi e somme che riteniamo inaccettabili e che hanno allontanato molti danneggiati a presentare domanda di risarcimento».

Anche sotto questo aspetto i numeri forniti dalla Cia parlano. I capi abbattibili in questa stagione erano 23.200: quelli abbattuti al 31/12/2021 13.500. I cacciatori attivi nella stagione 2011-12 erano 20.524, oggi i cacciatori attivi sono 12.971

Le risorse regionali che si possono destinare al rimborso danni all’agricoltura rappresentano circa il 25% dell’introito complessivo proveniente dai tesserini venatori. In sostanza su un introito di circa 1,5 milioni di euro all’anno al risarcimento dei danni vanno appunto circa 300mila euro all’anno.

«Una cifra inadeguata – spiega Aldo Alberto – la nostra proposta è di costituire un fondo dedicato che venga alimentato sia dalle risorse previste dall’ art. 42 delle legge regionale, raddoppiando le risorse tratte dall’introito dei tesserini, dedicate alla prevenzione e al risarcimento dei danni provocati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole. E prevedendo risorse aggiuntive da trovare nel bilancio regionale. Occorrono procedure più snelle per far fronte all’emergenza . La cronaca segnala sempre più incidenti e conferma tutti i giorni che il problema, anche dal punto di vista della sicurezza, coinvolge ogni parte del territorio. Con questa raccolta firma vogliamo portare tutti gli attori ad assumersi le proprie responsabilità».

Ora l’emergenza si è ampliata per la peste suina.

«L’ordinanza della Regione Liguria per contrastare il diffondersi della peste suina risponde ad esigenze di emergenza sanitaria che, se tutte le forze politiche ci avessero ascoltato in questi anni, probabilmente non si sarebbe creata – sostiene Aldo Alberto – il risultato è che si abbattono i maiali sani e lasciamo circolare i cinghiali potenzialmente malati, reali vettori dell’infezione. Occorre avviare invece azioni di abbattimento mirate dei cinghiali. Con le nostre firme chiediamo di modificare anche la delibera che regola il controllo degli ungulati. In particolare che l’uso di impianti di cattura fissi, recinti e gabbie, debba essere semplicemente comunicato, e non autorizzato, dalla Regione Liguria seguendo ovviamente le istruzioni operative fornite dall’ente stesso».

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