Tra il principale avversario di Toti, alle regionali, Ferruccio Sansa, oggi tra i leader della minoranza in consiglio, e Primocanale, è in corso una dura polemica che riguarda gli introiti percepiti dall’emittente televisiva ligure dalla Regione e dalle sue partecipate.

Riportiamo qui, perché il lettore possa farsi un’idea propria dei termini della questione, i vari passi della vicenda, con le dichiarazioni di protagonisti. E con alcune nostre considerazioni, perché la questione non soltanto è interessante di per sé  ma può dare avvio a un’operazione di chiarezza e trasparenza a tutto vantaggio di amministrazioni, media e cittadini.

Ferruccio Sansa

Sulla vicenda era   inizialmente intervenuta l’ex assessore alla Cultura del Comune di Genova Elisa Serafini, nel suo libro “Fuori dal comune” auto-pubblicato con Amazon dopo un crowdfunding al quale hanno partecipato circa 300 persone. I dati raccolti da Serafini erano stati citati da Sansa nel corso della campagna elettorale. L’11 novembre scorso in consiglio regionale è  stata presentata un’interrogazione a risposta immediata di Sansa e dei consiglieri Selena Candia e Roberto Centi che ha per oggetto “Contratti, accordi e finanziamenti con l’emittente televisiva Primocanale”.  Nel documento si afferma che “da anni la Regione stipula con Primocanale  accordi, con o senza gara, che hanno garantito nel tempo all’emittente introiti di milioni di euro e che tali accordi con l’emittente leader in Liguria rischiano di avere pesanti riflessi sull’obiettività dell’informazione e il mercato televisivo locale”.

Ecco il testo

Il 14 novembre sul sito di Primocanale non si fa menzione di contratti ma si accusa il consigliere di essersi comportato con leggerezza dopo essere risultato positivo a un tampone al tampone sul Covid.

Qui il testo dell’articolo Il Covid per Sansa, dal pasticcio in consiglio regionale all’uscita in quarantena

Il giorno dopo, 15 novembre, Sansa replica su Facebook con un post intitolato·

“I chihuahua da guardia di Toti – (più soldi pubblici all’ospedale e meno a Primocanale!) – Linciato perché sono malato” in cui difende il proprio comportamento e termina così: “Ho appena presentato un’interrogazione in consiglio regionale, un’interrogazione per sapere quanto soldi pubblici prende Primocanale dalla Regione di Toti. E subito teleToti mi attacca. Una volta si diceva che la stampa deve essere cane da guardia di chi comanda…”

Il 19 novembre 2020 Primocanale indirizza ai consiglieri regionali una lettera (Clicca qui per leggerla) che ha per oggetto “Attacchi e offese da parte del consigliere Ferruccio Sansa” in cui tra l’altro si dichiara di non non poter accettare “gli insulti e le offese in una interrogazione pubblica regionale nella quale insinua che noi condizioniamo la linea editoriale a meri fatti economici disattendendo totalmente quanto previsto dai codici deontologici del giornalista, professione che lo stesso Sansa dovrebbe conoscere molto bene. Non accettiamo che ci definisca “Chihuahua”.

La lettera contiene anche dati sulla rilevanza dell’emittente televisiva per l’informazione regionale, come gli ascolti 10 volte superiori rispetto alla seconda emittente regionale e l’impiego di 28 dipendenti di cui 11 giornalisti a tempo indeterminato, oltre a diversi collaboratori, corrispondenti in ogni provincia con operatore video per garantire collegamenti live da ogni parte della regione.

La replica del consigliere regionale, su Facebook, compare lo stesso giorno con il titolo “Quanti soldi pubblici prende Primocanale dalla Regione di Toti”? In essa Sansa ribadisce le proprie ragioni e annuncia: “Proporrò in consiglio regionale un progetto di legge per tutelare la stampa libera. Per garantire la pluralità di voci e di opinioni diverse. Per sostenere le testate minori”. Ecco quanto afferma Sansa:

E ora, alcune considerazioni.

Chiedere di sapere quanto ricevono dalla Regione non solo Primocanale ma anche le altre testate giornalistiche regionali non deve suonare come offesa per nessuno. I cittadini hanno diritto di sapere come vengono spesi i loro soldi. Anche perché è una questione che riguarda direttamente il tema dell’indipendenza dei media: il fatto che una testata riceva finanziamenti da un ente pubblico non ne fa automaticamente una trombetta di quest’ultimo, ma in un momento in cui per molti organi di informazione ogni voce di entrata può essere determinante per la sua sopravvivenza, conoscere i rapporti tra le due parti è importante.

Vediamo quanto scrive sulla vicenda Primocanale – Regione- Liguria Digitale nel suo libro “Fuori dal comune”  Elisa Serafini .

“Per verificare i rapporti esistenti tra enti partecipati e organi d’informazione locale – si legge nel libro – prendiamo il caso di Liguria Digitale, una partecipata che nasce come società di gestione dei servizi informatici delle strutture regionali. Per aggregare i dati di spesa della società ho utilizzato il portale regionale degli appalti, che dopo pochi minuti di download si è bloccato per il sovraccarico. Mi sono rivolta a un programmatore che aveva già decifrato i sistemi online delle spese del Parlamento brasiliano e che mi ha aiutata a costruire un database accessibile a tutti”.

“Solo nel 2019 gli appalti di Liguria Digitale aggiudicati da organi d’informazione e società pubblicitarie legate a organi d’informazione locale ammontano a 553 mila euro. Di questi, oltre 475 mila sono appalti aggiudicati dall’organo d’informazione Primocanale e dalla società Terrazza Colombo, che affitta gli studi televisivi della tv locale per eventi”.

“L’intensa collaborazione tra gli enti locali e questa società d’informazione e comunicazione era già saltata agli onori della cronaca a causa di una polemica scoppiata dopo lo stanziamento di Regione Liguria di 150 mila euro per l’acquisto di un “tour turistico televisivo” della Regione. Un curioso tour di eventi in venticinque Comuni della Liguria, per promuovere “la Liguria come meta turistica”. Di questo caso si occupò a lungo il giornalista specializzato in inchieste sulla trasparenza Marco Preve, di Repubblica, evidenziando che i fondi erano stati stanziati senza alcun bando di gara o indagine di mercato, ma attraverso una procedura semplificata varata nel 2017 dalla stessa Regione“.

“Sempre tenendo in considerazione la sola Liguria Digitale, è possibile verificare quanto sia aumentato il valore degli appalti aggiudicati da organi d’informazione per servizi pubblicitari nel corso del tempo. Nel 2014 risultano circa 58 mila euro, che diventano 303 mila nel 2016, con un incremento del 422 per cento“.

“In questo contesto, la società Primocanale, con la sua P.T.V. Programmazioni Televisive e la Terrazza Colombo, passa da poco più di 4500 euro nel 2015 a 83 mila nel 2016, 197 mila nel 2017, 393 mila nel 2018 e 475 mila nel 2019. Importi che inducono ad aprire una riflessione sul ruolo di poteri locali, Stato, media e trasparenza”.

I numeri indicati da Primocanale nella lettera ai consiglieri regionali sono certamente significativi: emittente leader in Liguria con ascolti 10 volte superiori rispetto alla seconda emittente regionale, 28 dipendenti di cui 11 giornalisti a tempo indeterminato, oltre a diversi collaboratori, ecc…

Ora mancano, perché il cittadino possa farsi un’idea chiara della questione, due dati: una conferma, smentita o precisazione da parte della Regione e dell’emittente televisiva sulle cifre riportate nel libro di Serafini e la specificazione dei servizi erogati da Primocanale a fronte di tali erogazioni; la pubblicazione, da parte della Regione, delle spese sostenute dallo stesso ente e dalle sue partecipate per il complesso dei media e per ciascuno di loro. E, anche in questo caso, la specificazione dei servizi erogati dalle testate giornalistiche a fronte del denaro ricevuto.

Fare chiarezza su questi dati, in consiglio regionale e con il coinvolgimento dell’Ordine dei Giornalisti, non soltanto accrescerebbe la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni e dei media ma potrebbe essere il punto di partenza per una riforma delle norme che regolano i rapporti tra politica e informazione.

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