Pianificare il commercio nella nostra regione per evitare disfatte costose dal punto di vista economico e sociale. Questa l’intenzione che Uiltucs Liguria vuole trasmettere alla Regione, in vista della prossima apertura di grandi operatori commerciali a Genova, come Penny Market ed Esselunga. Aperture che però, come ricorda il sindacato, “non significano automaticamente nuova occupazione e nuove prospettive”.

«Per questa ragione – spiega Riccardo Serri, segretario generale Uiltucs Liguria – è necessario riunire intorno a un tavolo tutti gli operatori economici e sociali della Liguria per discutere insieme alle istituzioni di come rilanciare un’occupazione di qualità sul territorio Giovanni Toti, quando avrà completato la squadra della giunta, dovrà immediatamente convocarci per capire come uscire da una crisi pre e post Covid che ha fatto del commercio un anello debole della catena economica».

Nel comparto del commercio è possibile avanzare alcune proposte, secondo il sindacato, proprio per scongiurare gli effetti negativi di vecchie e nuove crisi. Il tema delle nuove aperture commerciali è delicato, occorre prevenire i problemi evitando di curarli, poi, senza successo: «La Uiltucs propone l’istituzione di un tavolo preventivo alle aperture di nuove strutture – spiega Serri – Non vogliamo che le opportunità si traducano in un nulla di fatto, la Regione deve chiamare a raccolta il mondo dei lavoratori, delle imprese che investono con nuove strutture, le associazioni dei consumatori, i Comuni interessati, così da poter verificare preventivamente le ricadute sui territori rispetto alla tenuta occupazionale di chi già è presente, tenendo conto degli aspetti positivi o negativi in relazione alla popolazione residente».

In teoria, con le nuove aperture a beneficiarne dovrebbero essere servizi e viabilità, scongiurando, però, la desertificazione che spesso avviene a fronte della chiusura delle piccole strutture commerciali presenti che, spesso, sono anticorpi naturali contro la malavita e rappresentano un avamposto sociale per la popolazione più anziana.

«La nostra regione ha bisogno di massa critica tra i piccoli e medi soggetti – dice Serri – A Genova, per esempio, i centri integrati di via hanno creato le condizioni per far diventare quartieri veri centri commerciali diffusi con importanti ricadute positive. Purtroppo in alcune zone non è ancora così. Occorre fare un salto di qualità, un salto fortemente culturale che coinvolga imprenditori, mercato, istituzioni e parti sociali: i clienti non sono più quelli di trent’anni fa, occorre investire nelle proprie attività ma anche sul territorio, occorre una progettualità più ampia che guardi oltre il breve periodo».

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