Sul sito web del ministero della Salute, è possibile vedere aggiornato quotidianamente il numero di mascherine distribuite alla singola scuola.

In Liguria sinora sono state oltre 11,5 milioni, di cui 8,7 milioni agli adulti (una media di 230.610 al giorno in 420 istituti) e 2,7 milioni ai bambini (73.485 in 161 istituti). 10,2 milioni alle scuole statali e 867.830 alle scuole paritarie. In totale sono 18.936 gli istituti scolastici serviti.

Dividendo per tipologia di scuola: le mascherine sono state distribuite soprattutto agli istituti comprensivi (6,2 milioni) e alle scuole secondarie di secondo grado (4,5 milioni); seguono le scuole primarie (654.230), gli istituti omnicomprensivi (93.590) e le scuole secondarie di primo grado (54.470).

Sinora a beneficiare del maggior numero di mascherine sono stati l’Istituto d’istruzione superiore Montale – Nuovo Ipc (131.400 mascherine), il liceo artistico Klee-Barabino (129.950), entrambi a Genova. Chiudono la classifica la scuola primaria San Marco di Civezza e la Don Antonio Caldani di Molini di Triora con 200.

Per quanto riguarda il gel disinfettante i dati sono aggiornati al 7 ottobre. La Liguria ha ricevuto 31.268 litri, suddivisi in 420 istituti scolastici, piazzandosi a “metà classifica”. Il Montale è al primo posto con 254,40 litri, seguito dall’istituto comprensivo Cpia e dal liceo Chiabrera-Martini, entrambi a Savona con 229,20. In fondo compaiono due scuole primarie con 12 litri: l’Asilo infantile Cristoforo Anselmi di Imperia e la Scuola Materna parrocchiale San Giorgio di Albenga.

In caso di sintomi cosa si fa?

Per agevolare le famiglie che hanno bambini o ragazzi in età scolare, ecco un diagramma che illustra come funziona la procedura a scuola o a casa in caso di sintomi.

La procedura per i bambini in età scolare, clicca per ingrandire

Misurare la temperatura a casa e, in caso di sintomi, informare il pediatra o il medico di medicina generale e comunicare l’assenza scolastica per motivi di salute. Questo è quello che devono fare i genitori di bambini o ragazzi in età prescolare o scolare.

Il resto della procedura è un meccanismo che riguarda sia il sistema sanitario, sia la scuola stessa. Non tutto però sta filando liscio e se il meccanismo si inceppa o le interpretazioni sono elastiche, il rischio è di creare più preoccupazione o un’eccessiva sottovalutazione del problema. Come accade spesso è anche questione di comunicazione.

La procedura “da casa” prevede appunto la richiesta da parte del pediatra o del medico di medicina generale del test diagnostico e lo comunica al dipartimento di Prevenzione che lo esegue. Spetta al dipartimento, secondo le direttive del ministero della Salute, approfondire l’indagine epidemiologica e le procedure conseguenti.

I sintomi più comuni

febbre ≥ 37,5°C e brividi
tosse di recente comparsa
difficoltà respiratorie
perdita improvvisa dell’olfatto (anosmia) o diminuzione dell’olfatto (iposmia), perdita del gusto (ageusia) o alterazione del gusto (disgeusia)
raffreddore o naso che cola
mal di gola
diarrea (soprattutto nei bambini).

Nel caso i sintomi si manifestino a scuola, occorre informare il referente scolastico per il Covid, i genitori, ospitare l’alunno in area apposita (poi sanificata) in compagnia di un adulto con mascherina chirurgica (la mascherina va messa anche al giovane, se supera i 6 anni di età e se la tollera). Sarà comunque il pediatra o il medico, contattato dai genitori, a decidere se contattare il dipartimento per il tampone.

In caso di alunno positivo la procedura è questa: il dipartimento di Prevenzione notifica il caso e si avvia la ricerca dei contatti e la sanificazione della struttura nelle parti interessate. È il referente scolastico Covid-19 a fornire al dipartimento l’elenco dei compagni di classe e degli insegnanti del caso confermato a contatto nelle 48 ore precedenti l’insorgenza dei sintomi. I contatti stretti saranno messi in quarantena dalla data dell’ultimo contatto con il caso confermato. Sempre il dipartimento di Prevenzione decide la strategia più adatta circa eventuali screening.

Se l’alunno ha i sintomi ma è negativo, è il pediatra o il medico di famiglia a decidere sull’eventuale ripetizione del test e comunque sull’eventuale rientro a scuola.

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