Amiu: con nuovo contratto di servizio 70 milioni di investimenti in 4 anni

La gestione del servizio integrato rifiuti di tutto il bacino del genovesato (31 Comuni) dal primo gennaio 2021 sino al 2035 offre una prospettiva completamente nuova all'azienda

Dalla mancanza di liquidità per fare anche manutenzioni ordinarie, a un nuovo contratto di servizio della durata di 15 anni e del valore di quasi 2,5 miliardi.

Il fatto che Città Metropolitana di Genova abbia assegnato ad Amiu il servizio integrato rifiuti di tutto il bacino del genovesato (31 Comuni) dal primo gennaio 2021 sino al 2035 offre una prospettiva completamente nuova all’azienda.

Pietro Pongiglione

«Prevediamo 70 milioni di investimenti in quattro anni – spiega il presidente Pietro Pongiglione – abbiamo intenzione di cambiare il parco mezzi, i cassonetti, migliorare gli impianti e fare azioni specifiche per ristrutturare i luoghi dove si cambia il personale».

La sfida di ampliare la gestione dei rifiuti su un territorio così vasto è impegnativa: «Sono mesi che ci stiamo organizzando per questo, dobbiamo raggiungere dei risultati altrimenti andiamo a casa. Alcuni Comuni sono molto più avanti di Genova, inoltre il servizio è diverso rispetto a quello cittadino: intendiamo vedere ciò che funziona, copiarlo e migliorarlo. Questa è una buona filosofia», afferma Pongiglione.

Dal 1 gennaio 2021 i dipendenti e i rami d’azienda delle vecchie gestioni diventeranno parte di Amiu, ma potrebbe esserci anche qualche novità a livello di azionariato: «Potrebbe essere che entrino nel capitale di Amiu anche dei Comuni, se lo vorranno – specifica Pongiglione – il nuovo statuto è stato già approvato. In ogni caso la partecipazione negli organi sociali e alle delibere è consentita alla minoranza che sia socia o meno».

L’ampliamento, in termini di conto economico è comunque contenuto: ai 550 mila abitanti di Genova e qualche Comune già con Amiu, si aggiunge circa il 15% di popolazione, anche se il territorio è grande. «Sarà più un cambiamento organizzativo», dice Pongiglione.

Per quanto riguarda gli investimenti verranno cambiati i vecchi camion, che spesso erano fermi per manutenzione e i cassonetti che saranno già predisposti per installare il sistema intelligente che segnala quando sono pieni o rotti o aperti, oltre che avere la possibilità di essere aperti con una scheda in possesso dell’utente e calcolare la quantità di rifiuto inserito dal cittadino. «L’obiettivo è arrivare all’ormai nota tariffa puntuale». Gli investimenti si concentreranno anche negli impianti. «Scarpino già ha il suo piano definito, la Volpara ha iniziato la sua evoluzione e andrà avanti. Sardorella l’abbiamo ufficialmente acquistata oggi a un prezzo ottimo 7,4 milioni, con un finanziamento che ci costa meno dell’affitto, ma necessita di qualche opera di manutenzione. L’impianto Dufour, che ora tratta il passaggio della frazione umida prima del trasferimento altrove, sarà riconvertito».

Amiu però ha bisogno di altre aree: «Quelle che abbiamo perso nel tragico crollo del ponte Morandi ci servono, non è facile trovarle».

L’azienda sta partendo con le trattative con le banche per i finanziamenti e a breve indirà le gare per le attrezzature.

Su Genova però c’è ancora molto lavoro da fare. La raccolta differenziata è sempre al palo (anche se nei conteggi, per una formula regionale, non viene aggiunta la raccolta fatta dalle aziende di servizio private): per questo Amiu sta cercando di fare una grossa opera di comunicazione anche con le associazioni del commercio, le grandi aziende, i mercati e i complessi, come per esempio il Wtc (11 mila lavoratori a regime), che non hanno una policy comune sulla differenziata e che invece potrebbero fare la differenza.

Una buona notizia c’è: la raccolta dell’umido partita nel quartiere di Albaro sta dando risultati insperati: 12 tonnellate al giorno su circa 30 mila utenti, è considerato dall’azienda un buonissimo risultato.

I grandi cassoni dell’organico che si vedono in centro città sono in fase di eliminazione perché invogliano a buttare tutto lì e restano troppo tempo sotto il sole.

La questione dell’impianto di compostaggio dell’umido invece dipende dalla programmazione regionale: «Al momento non ci sono ipotesi. Tuttavia abbiamo intenzione di creare un ufficio studi ricerca e sviluppo, che sinora non c’era mai stato per essere propositivi anche se poi le scelte saranno a livello amministrativo».

LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.