Minibond e peer to peer lending sono stati i protagonisti del convegno di questa mattina al Palazzo della Borsa di Genova, “Verso un nuovo modello di finanziamento delle PMI, tra minibonds e fintech”.

Paolo Parini

«I minibond –  spiega Paolo Parini, ad di Rete Fidi Liguria – sono finanziamenti incorporati in emissioni di titoli che le imprese emettono e degli investitori professionali sottoscrivono. Presuppongono investitori qualificati e degli interfaccia, e qui ci sono varie soluzioni. Ci vuole qualcuno che intervenga ma a livello di servizio, non per prendersi il rischio, il rischio resta agli investitori. Che possono essere anche privati ma passano attraverso fondi di investimento. Società di consulenza, advisor o ranger, organizzano l’emissione e trovano i fondi che la sottoscrivono. Si creano poi fondi ad hoc, specializzati per sottoscrivere certe emissioni».

«Il peer to peer landing – continua Parini – fa parte del mondo del fintech, si tratta di finanziamenti gestiti con algoritmi informatici e attraverso la rete. C’è una piattaforma tra investitori e imprese che valuta per mezzo di algoritmi matematici, non ci sono fattori qualitativi, solo quantitativi. Il peer to peer landing è uno strumento molto snello, veloce che riunisce investitori e imprese. In comune i due strumenti hanno il fatto che riuniscono investitori e imprese senza passare attraverso il settore bancario».

Anche le banche utilizzano algoritmi per valutare chi chiede un prestito. Lo impone la complessa normativa sulla gestione del rischio bancario, Basilea 3 in particolare. Ed è un sistema che molti considerano poco adatto per valutare le pmi. Il peer to peer landing sembra essere un’estremizzazione di questo modo di valutare, prende in esame esclusivamente gli elementi quantitativi . «Sì ma – precisa Parini – è un sistema semplice e veloce. Ci sono meno vincoli. Le banche ne hanno molti, sono molto regolamentate, visto che investono denaro ricevuto in prestito. Qui gli investitori rischiano in proprio e quindi sono meno regolamentati».

Lo sviluppo di strumenti finanziari innovativi è legato alla crisi finanziaria e alla necessità delle imprese di fare fronte al credit crunch cercando canali di approvvigionamento finanziario complementari a quelli tradizionali. Complementari ma non sostitutivi. Secondo Parini questi nuovi strumenti si affiancano al canale bancario ma non possono sostituirlo. «Ci vuole un giusto equilibrio – spiega – una diversificazione serve tra l’altro a evitare strozzature del canale finanziario in determinati momenti ma la banca deve rimanere, questi nuovi strumenti hanno dei limiti. Richiedono per esempio alle aziende una programmazione finanziaria molto precisa, perché il titolo ha una scadenza precisa e non si possono chiedere proroghe al mercato, e presentano il problema della continuità».

Sono intervenuti anche il presidente della Camera di Commercio di Genova Paolo Odone, l’assessore regionale allo Sviluppo economico Andrea Benveduti e il direttore del Dipartimento di economia dell’Università di Genova Luca Beltrametti, accademici ed esperti italiani ed esteri, moderati da Roberto Brero, del Consorzio Camerale per il Credito e la Finanza.

Maurizio Caviglia

Ha concluso i lavori il segretario generale della Camera di commercio di Genova, Maurizio Caviglia, che ha presentato una nuova iniziativa nata in queste settimane dalla collaborazione fra sistema camerale, Rete Fidi Liguria, Confidi Sardegna e Unica Sim: «Si tratta – ha spiegato Caviglia – di un Club Deal, o club d’investimento, vale a dire un sistema basato su cambiali finanziarie emesse da Pmi, con garanzia Confidi, che vengono poi collocate presso investitori qualificati. Con questo sistema sono già stati erogati 10 milioni di euro».

Secondo il rapporto 2017 sull’accesso al credito delle pmi in Europa di Commissione Ue e Banca europea per gli investimenti, il 7% delle imprese europee considera l’accesso ai credito come un problema, e in Francia e in Italia questa percentuale sale all’8%. Cresce di conseguenza il numero delle pmi che cercano finanziamenti al di fuori delle banche. La parte del leone la fa il mondo del fintech, la finanza digitale. Le piattaforme italiane di peer 2 peer lending (prestito tra privati e tra privati e imprese gestito attraverso piattaforme online) e invoice trading (le aziende ottengono credito cedendo fatture commerciali) nel primo trimestre 2018 hanno erogato 129 milioni di euro, il triplo rispetto allo stesso trimestre del 2017.

Il convegno, organizzato dal sistema camerale d’intesa con Regione Liguria e il sistema associativo ligure, è stato tra l’altro occasione di confronto tra gli attori istituzionali ed economici sulle opportunità di sviluppo di forme di ingegneria finanziaria all’interno della Programmazione dei Fondi Strutturali e del POR FESR Liguria.

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