Le ali non sono in vendita, viaggio nel labirinto della fast fashion, è un docufilm prodotto dalla cooperativa genovese Fair, che racconta un percorso durato un anno per riflettere insieme a ragazzi e ragazze sul fenomeno della fast fashion.

Il lavoro, diretto da Paolo Campana, con la supervisione artistica di Sara Conforti, è disponibile gratuitamente sulla piattaforma Streeen.org.

Al documentario con interviste su temi complessi, si affianca il viaggio onirico ed estetico degli studenti e il loro percorso di riappropriazione dei propri vestiti.

Da tempo la Campagna Abiti Puliti denuncia l’insostenibilità di questo modello di sviluppo: la produzione continua di nuove collezioni e la vendita a basso costo impone alle lavoratrici tessili ritmi di lavoro disumani per paghe da fame. Turni estenuanti, violenze fisiche e psicologiche, straordinari non retribuiti, libertà di associazione violata sono alcune delle caratteristiche alla base del ciclo della fast fashion. Inoltre, come ultimo anello di una catena di potere fortemente sbilanciata a favore dei marchi committenti, le lavoratrici stanno pagando in larga parte il conto della crisi.

Fair in collaborazione con hòferlabproject, consapevole che il cambiamento passi anche attraverso l’educazione alla cittadinanza attiva al consumo critico delle nuove generazioni, ha promosso una serie di workshop di approfondimento in quattro Istituti di Milano, Genova, Foggia e Torino seguiti da due masterclass a Genova e Torino, coinvolgendo i giovani studenti attraverso un approccio sperimentale che unisse la pratica artistica e l’attivismo.

Il docufilm, arricchito da interviste ad esperti, infografiche e approfondimenti, racconta questo percorso dando voce ai ragazzi e alle ragazze che lo hanno vissuto. Attraverso una metafora onirica, che passa da Dedalo e dal filo di Arianna, i giovani aprono al mondo la loro riflessione sul presente e sul futuro della moda, lanciano una chiamata all’azione che si fa appello corale al cambiamento. Un percorso corale che ha coinvolto anche l’artista e rapper Ame 2.0 con la canzone Cambiare ispirata alle dichiarazioni raccolte dai giovani durante i workshop e ai principi della Campagna Abiti Puliti.

Deborah Lucchetti, presidente di Fair e coordinatrice della Campagna Abiti Puliti, spiega: «È stato un viaggio emozionante che ci ha permesso di osservare da vicino il punto di vista dei ragazzi e delle ragazze che acquistano i capi della fast fashion e ne frequentano i luoghi. Attraverso un viaggio a cavallo fra l’arte e l’attivismo, siamo riusciti a costruire con loro uno spazio di confronto al contempo intimo e politico sugli impatti multidimensionali della moda, sulle persone e sul tema del consumo critico. Sono loro i veri protagonisti di questo film, sono loro che domandano un cambiamento radicale del modello di produzione e consumo».

Il docufilm è stato realizzato con i contributi dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e dell’Unione Europea e grazie ai contributi derivanti dalla campagna 5 per mille 2017 e 2018.

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