Uno stabilimento di 25 mila mq coperti, su una superficie complessiva di oltre 60 mila mq. Un impianto tra i più avanzati al mondo per l’elevato livello di automazione sia delle attività logistiche sia di quelle produttive. L’investimento complessivo è stato di 45 milioni di euro (finanziato in gran parte con il ricorso al credito bancario). Noberasco ha inaugurato ufficialmente la nuova sede di Carcare. Un trasferimento rapidissimo, in tre mesi lo stabilimento è stato portato a regime. Per l’inaugurazione è stato anche completato l’orto bio, con le verdure coltivate all’esterno e a disposizione dei dipendenti (che all’interno dello stabilimento possono anche usufruire di una palestra con tanto di personal trainer) e allestito il frutteto della memoria con le specie di piante da frutto che l’azienda utilizzava in origine.

Un investimento in industria 4.0 quando in Italia non se ne parlava ancora, il cui iter risale al 2011. «Ricordo esattamente il momento in cui ho pensato che lo stabilimento di Vado non fosse più adatto – esordisce Mattia Noberasco, amministratore delegato, rappresentante della quarta generazione della famiglia – era un mercoledì di novembre, dovevamo ricevere duemila tonnellate di noci, abbiamo dovuto fare i salti mortali. Cercavamo un sito lungo e stretto e l’abbiamo trovato. Questo è uno degli esempi più belli per mostrare che anche qui in Liguria sappiamo far bene le cose: l’iter autorizzativo è stato rapidissimo». Coesione e unità di intenti da parte di tutti, istituzioni, Confindustria, sindacati, dipendenti, è questa la parola che Noberasco ripete e su cui si allineano anche Edoardo Rixi, assessore regionale allo Sviluppo economico e Teresa Bellanova, viceministro allo Sviluppo economico.

Il sindaco di Carcare Franco Bologna ricostruisce quel periodo: «Inizialmente c’erano timori sull’eventuale impatto con il territorio, fugati rapidamente dopo i primi contatti con l’azienda, speriamo che questo sia solo l’inizio di un ritorno delle industrie sul nostro territorio».

«Da un’area esondabile e da bonificare siamo arrivati a questo risultato – commenta Alessandro Berta, direttore dell’Unione industriali della provincia di Savona, successore di Luciano Pasquale che aveva seguito la prima fase dell’iter – e tutte le istituzioni, indipendentemente dal colore politico, hanno collaborato anche nella realizzazione delle infrastrutture necessarie, come la strada di scorrimento, su cui si sono impegnati Raffaella Paita e Angelo Vaccarezza. La Regione emanò anche un bando per finanziare nuovi insediamenti e nuove assunzioni che agevolò il tutto».

«Quello che sembrava un sogno – racconta Mattia Noberasco – è stato superato dalla realtà: quando ci siamo presentati agli istituti finanziari per chiedere 30 milioni per l’investimento, il nostro fatturato era di 65 milioni e avevamo previsto, sperandolo, un incremento sino a 100 milioni, ma nel 2016 abbiamo raggiunto i 122 milioni e nel 2017 contiamo di chiudere a oltre 130. Inoltre negli ultimi sei anni gli addetti sono aumentati di oltre l’80%, di cui ben 50 unità negli ultimi 2 anni, raggiungendo quota 129, eravamo 70 nel 2011».

L’importanza dell’innovazione

Il nuovo sito contiene tre linee di pastorizzazione, 10 linee di confezionamento (in grado di garantire una capacità produttiva di 150 tonnellate al giorno, oltre 35 mila all’anno) e un magazzino automatizzato per oltre 8 mila bancali di prodotto finito. La produzione totale ha raggiunto nel 2016 le 14 mila tonnellate.

«Non bisogna pensare che l’innovazione e l’automazione rubino il posto di lavoro alle persone – dice Bellanova, presente all’inaugurazione – il caso Noberasco dimostra che non bisogna avere paura di innovare, anzi, sono proprio le aziende che non investono in tecnologia che poi arrivano ai tavoli di crisi, perché non riescono più a essere competitive».

Gli investimenti più importanti sono stati fatti in automazione, per semplificare l’attività di movimentazione all’interno del nuovo stabilimento, ma anche per garantire una maggiore integrità dei prodotti e una maggiore sicurezza dei lavoratori all’interno della struttura. «Abbiamo poi inserito navette laser guidate con scaffalature compattabili – spiega Mattia Noberasco – un unico software gestisce il posizionamento del bancale all’interno delle celle frigo: questo ovviamente ha semplificato molto la nostra attività, perché prima erano i nostri operatori che dovevano andare all’interno delle celle per posizionare i bancali e prelevarli». I bancali in magazzino sono comandati da un gestionale che il giorno prima dà istruzioni sugli ordini da evadere e i robot di notte integrano le scorte del magazzino picking (ossia quello che raccoglie la lista definita in precedenza).

Val Bormida area di crisi, presto la “call”

«Devo dire grazie alla famiglia Noberasco per aver deciso di restare in Liguria – esordisce Edoardo Rixi – ciò dimostra quanto è importante avere una visione e a questo proposito confermo che dopo l’incontro di ieri con il ministro allo Sviluppo economico Carlo Calenda, abbiamo fissato una tempistica stretta che ci consentirà di arrivare entro a fine anno alla firma dell’accordo di programma e conseguentemente di far partire gli investimenti sulle aree, con nuovi insediamenti produttivi e quindi posti di lavoro». L’accordo riguarda le aree di crisi industriale complessa del savonese. «Un incontro positivo – aggiunge Rixi – che ha fissato i tempi dell’iter, di cui discuteremo nel corso del prossimo Comitato di coordinamento territoriale, con enti locali e sindacati, convocato già per lunedì prossimo alle 15 nella sede della Regione in piazza De Ferrari. Entro fine luglio, inoltre, verrà presentato il progetto di sviluppo sulle aree ed entro la seconda metà di settembre verrà pubblicata la manifestazione di interesse per la selezione di imprese interessate all’insediamento».

Bellanova (ieri non presente all’incontro), aggiunge che il 20 luglio sarà convocato il tavolo di coordinamento del Prri (Progetto di riconversione e riqualificazione industriale) ed entro l’autunno verrà firmato l’accordo di programma per l’area di crisi complessa.

Una storia imprenditoriale centenaria

Il 1908 è l’anno in cui inizia l’avventura imprenditoriale di Noberasco nel mondo della frutta secca. Azienda a conduzione familiare – oggi alla quarta generazione – che ha interpretato e sintetizzato innovazione e ricerca del food made in Italy. La società è oggi specializzata in linee bio, healthy food salutistici e funzionali, con oltre cento prodotti tra frutta secca morbida ed essiccata.

Sotto la guida di Gian Benedetto Noberasco, per più di vent’anni presidente e amministratore delegato di Noberasco spa, l’azienda nel maggio 2016 ha vissuto un importante passaggio di testimone: diventano ceo Mattia Noberasco (già dg) e presidente Gabriele Noberasco, già vicepresidente. Nel cda è entrato anche Manuel Villa, in sostituzione della madre Marina Ines Noberasco.

A Villa sono state affidate specifiche deleghe per la gestione immobiliare del gruppo, coadiuvando i vertici aziendali nel progetto di completamento del nuovo stabilimento di Carcare.

Gian Benedetto Noberasco ha mantenuto il ruolo di main buyer rivolto ai mercati di produzione e di consigliere di amministrazione, restando poi presidente e amministratore delegato della Holding di famiglia.

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