Nuovi prototipi per la filiera forestale savonese, Cia: “Legname e biomasse settori strategici”

L'obiettivo è creare ulteriori marginalità economiche poiché in un lotto di taglio solo il 30-35% è classificato come prodotto legnoso pregiato, legname da opera e paleria

Macchine innovative, formazione professionale e processi di ottimizzazione: così la filiera forestale savonese guarda al futuro, anche grazie a due progetti finanziati dalla Regione Liguria attraverso il Programma di Sviluppo Rurale misura 16.1, realizzati dalla Confederazione Italiana Agricoltori attraverso il proprio istituto di formazione professionale agricolo Cipa At Savona.

Nello specifico i due progetti rivolti al miglioramento e alla razionalizzazione del settore forestale hanno interessato due comparti: la legna da ardere e il legno sminuzzato o cippato.

Scopo dei due progetti era di trovare modalità di lavoro anche con la realizzazione di macchine innovative per le operazioni boschive, più veloci, con minore necessità di forza lavoro e un livello di sicurezza maggiore.

«Le aree boscate liguri e savonesi stanno aumentando continuamente a scapito di terreni agricoli e pascolativi  sempre più in abbandono, causando anche diminuzione di biodiversità» ha evidenziato il responsabile di Cipa At Savona Valter Sparso.

«Le attività forestali nel contempo tendono a declinare per mancanza di lavoratori e per le difficoltà economiche del settore, costretto a ricavare utili solo su alcuni prodotti legnosi pregiati come il legname da opera e la paleria, che nella migliore delle ipotesi sono al massimo un terzo del legname ricavato da un lotto di operazioni boschive».

«I boschi attuali (in parte abbandonati) sono invecchiati e hanno al loro interno grandi volumi di necromassa (legno morto) potenzialmente pericolosi in caso di incendi e di eventi alluvionali. L’attività forestale è anche fonte di rischio infortunistico per gli operatori e quindi bisogna ottimizzare le fasi lavorative, aumentando le parti meccanizzate e diminuendo le situazioni pericolose».

«Le progettualità sulla legna da ardere e sul cippato partono, quindi, dallo stesso presupposto: quello di riuscire a creare ulteriori marginalità economiche per la massa legnosa recuperata in un lotto di taglio dove solo un 30/35% è classificato come prodotto legnoso pregiato, come legname da opera e paleria (pali tutori per coltivazioni, giardinaggi, recinzioni e altro)».

«All’interno degli stessi lotti si ritrovano poi categorie di prodotti meno pregiati, spesso inutilizzati, come alberi secchi, alberi di scarso rilievo economico, ramaglie, scarti, legname vario, frutto però dell’attività di esbosco principale, che spesso ammonta a circa il 60% del totale».

«Per questi motivi la mission è stata quella di trovare una soluzione di tipo economico alle operazioni forestali legate alla sua filiera produttiva», sottolinea ancora il referente Cia Savona.

I due progetti sono stati organizzati insieme a due partner scientifici come l’Università di Torino – Facoltà di Scienze Forestali – con il prof Marco Manzone e l’Università di Genova – Dipartimento di Ingegneria Meccanica – con il prof. Matteo Zoppi, oltre ad un gruppo di diverse aziende agro forestali liguri operanti sulla dorsale delle Alpi, tra la provincia di Savona e Provincia di Cuneo.  Il coordinatore tecnico è stato il dott. Alberto Emiliano, con la collaborazione del dott. Matteo Zerbini dell’ente formativo Elfo.

I progetti hanno monitorato diversi lotti di taglio nei boschi savonesi, ottenendo con precisione la percentuale media dei diversi prodotti legnosi ricavati per superficie, con la conferma che i prodotti collocati nello spettro dei meno redditizi, e provenienti dal castagno, sono la maggioranza del prodotto ricavato in un lotto di taglio. Per questo è fondamentale il recupero degli scarti legnosi, creando nuovo reddito tramite processi lavorativi e logistici con macchinari adeguati.

«Per il progetto del cippato e l’utilizzo ai fini energetici del legname come biomassa, si è lavorato su protocolli uniformati di operazioni lavorative, diminuendo i consumi di carburanti e fornendo un ciclo continuo nel trasporto dalle zone boschive» spiega ancora Sparso.

Per il progetto della legna da ardere ecco un prototipo meccanico che consente un livello di standardizzazione superiore: «Il nuovo prototipo di macchina per la legna da ardere ha la capacità di raggruppare, tagliare e spaccare i tronchi di legno in un insieme di operazioni, direttamente nel sito forestale: si tratta di una macchina utensile modificata, resa leggera e trasportabile facilmente, si usa attraverso un braccio meccanico presente nelle aree di esbosco».

«I vantaggi sono evidenti: ottimizzazione della logistica, eliminazione di consumi di carburante, diminuzione delle ore lavorate per operatore forestale, riduzione dei costi, che ormai sono insostenibili per le nostre piccole aziende locali, e al tempo stesso annullare una parte dei rischi con maggiore sicurezza sul lavoro».

«I risultati dimostrati hanno grande valenza ambientale in quanto riguardano un comparto strategico come le biomasse rinnovabili, rivalutando l’utilizzo di una risorsa come il legname in aree dell’entroterra che hanno visto nei decenni passati una incomprensibile spinta alla metanizzazione capillare del territorio».

«Si mette in moto una azione positiva nella tutela del territorio e nella valorizzazione delle aree montane, con l’incremento della pulitura dei terreni, ridando centralità economica, anche sotto il profilo della fruizione turistica, alle foreste che ricoprono circa il 70-75% della nostra provincia».

«È stato un esempio virtuoso di come l’esperienza delle piccole imprese locali, insieme a partner scientifici, abbiano portato a prospettive di sviluppo e crescita del settore forestale, con il supporto di attrezzature innovative e migliorative realizzate direttamente sotto forma di prototipi, speriamo utilizzabili in seguito», conclude il responsabile Cipa At Savona.

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