Povertà, Caritas: 30 mila i genovesi in difficoltà, un bambino su cinque vive di stenti

Il numero totale di accessi a Genova nei Centri d’ascolto nel 2023 è di 4.100 persone

Si allarga anche a Genova la fetta di popolazione in stato di povertà, un numero preoccupante di circa 30 mila abitanti, una città nella città. Un bambino su cinque vive in povertà assoluta.

Sono alcuni dei dati comunicati dalla Caritas diocesana di Genova nel rapporto povertà focalizzato in parte sul capoluogo ligure.

Il numero totale di accessi a Genova nei Centri d’ascolto nel 2023 è di 4.100 persone. Ma occuparsi solo dei sintomi della povertà non è mai bastato alla Caritas, tra i punti fondamentali del suo mandato c’è quello di arrivare alle cause delle disuguaglianze, delle sofferenze, delle ingiustizie. Per arrivare alle cause è necessario conoscere e raccogliere il materiale.

Circa un terzo dei Centri d’Ascolto della Caritas riferisce di aver avuto un aumento delle
presenze nel 2023. I nuovi arrivi sono il 40% del totale.
Si contano più di 1.600 persone che hanno incontrato i Centri d’Ascolto per la
prima volta nel 2023. Con picchi a Sampierdarena.

La presenza femminile è sempre stata prevalente (54%): sono le donne che si muovono per prime all’interno dei nuclei, per andare a chiedere aiuto per tutta la propria famiglia, per un marito disoccupato, per un figlio adulto e non autonomo.
La Caritas evidenzia il cortocircuito: la famiglia è al centro del welfare italiano con il ruolo di cura ma è una famiglia sempre più debole, con minori, donne, lavoratrici e lavoratori sempre più poveri.

Le comunità migranti, pur essendo stabili (a Genova sono il 10% della popolazione) sono i più colpiti (55% degli accessi) e si tratta prevalentemente di persone tra 25 e 44 anni, mentre tra gli italiani chi chiede aiuto è soprattutto nella fascia 45-64 anni.

Sul territorio della Diocesi attualmente sono presenti 34 Centri d’Ascolto di cui 23 all’interno del Comune di Genova. Albaro, Arenzano, Begato, Bolzaneto, Busalla, Campomorone, Castelletto, Centro Ovest, Cornigliano, S. Donato, Foce, S. Fruttuoso, Gavi, Maddalena, Manesseno, Marassi, S. Martino, Molassana, Nervi, Oregina, Pegli, Pontedecimo, Quarto, Recco, Rivarolo, Certosa, Sampierdarena, Serra Riccò, Sestri Ponente, Sori, Staglieno, S. Teodoro, Voltri.
In Italia i Centri d’Ascolto sono 2.855.

In Liguria

In tutte le diocesi della regione non si registrano significative differenze di genere nella popolazione italiana, mentre a Genova, La Spezia e Tortona c’è una prevalenza di donne straniere che si rivolgono ai Centri d’Ascolto (dal 55% al 60% del totale degli stranieri), differenza che è completamente ribaltata nella realtà di Ventimiglia dove c’è una grande prevalenza di uomini stranieri in transito alla Frontiera, il 73% dei migranti.

A Genova come in Liguria i nuovi arrivi variano dal 30% al 40% delle persone seguite nel 2023. Fa eccezione la situazione di Ventimiglia dove questo aumento sale al 68%. Il numero delle persone conosciute da 5 anni a livello regionale è del 27%, percentuale che scende al 13,7% per chi è conosciuto sino a 10 anni, scende ulteriormente al 13% per chi è seguito da oltre 10 anni. Questo dato fa riflettere sulla difficoltà di uscire da situazioni di povertà.

I senza dimora

Grazie ai dati raccolti dall’Osservatorio regionale, attraverso la piattaforma di Ospo Web, a Genova nel 2023 sono passati dai Centri d’ascolto coordinati da Caritas 970 persone senza dimora, in Liguria 3.123. La situazione risulta stabile rispetto agli anni precedenti, ma è tangibile la mancata assunzione di una visione integrata del fenomeno: continuare ad investire sul contenimento del sintomo, attraverso interventi emergenziali di risposta ai bisogni, senza lavorare sulle cause né su altre modalità possibili e più progredite di intervento sociale, sta limitando le possibilità di una migliore gestione del fenomeno. Caritas riconferma la propria mission nel sostenere e promuovere tutte le realtà che operano in supporto delle persone senza dimora.

Le interviste: è povertà anche educativa

Caritas Italiana ha chiesto di indagare a livello regionale la condizione di 50 famiglie con minori in fascia 0-3 anni. 22 interviste a 22 donne, di cui 20 straniere, 2 italiane. In media tra i 2 e i 4 figli con 2 situazioni di violenza dichiarate. Nazionalità: 4 Marocco, 3 Tunisia, 3 Nigeria, 3 Albania, 2 Equador, 2 Perù, 2 Italia, 1 Senegal, 1 India, 1 Sudan. 21 su 22 non hanno un lavoro in regola e 20 su 22 non ricorrono all’asilo nido. 20 su 22 non hanno tempo per amici, cura personale, studio e ricerca di lavoro.

Dall’analisi dei dati emerge una grande difficoltà nell’acquisto di prodotti di uso quotidiano, la maggior parte ha difficoltà a provvedere autonomamente a visite specialistiche pediatriche private e ad acquistare medicinali o ausili medici per neonati.

Pesano il pagamento delle rette per gli asili nido e il servizio di baby-sitting. L’80% delle donne intervistate rinuncia ad opportunità formative e lavorative perché non sa a chi affidare i propri figli.

Le diseguaglianze e la povertà educativa si sperimentano sin dalla primissima infanzia. In Liguria meno di 1 bambino su 5 (17,2%) usufruisce di asili nido o servizi integrativi per l’infanzia finanziati dai Comuni, un dato appena migliore della media nazionale che si attesta al 14,7%. La spesa media pro capite (per ogni bambino sotto i 3 anni) dei Comuni della Liguria per la prima infanzia è di 1.190 euro ciascuno, un po’ di più del Piemonte (923 euro) ma meno della metà di quanto investe per i bambini la Provincia Autonoma di Trento (2.481 euro), anche se il fanalino di coda in Italia resta la Calabria con 149 euro.

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