Rinnovo del contratto della cooperazione sociale, l’appello di sindacati e associazioni: «Senza adeguamento il sistema salta»

Per ora le lettere alle istituzioni, grandi e piccole, non hanno avuto riscontri. Nel 2024 previsto un incremento del costo del lavoro di circa 12 milioni di euro

Rinnovo del contratto della cooperazione sociale, l’appello di sindacati e associazioni: «Senza adeguamento il sistema salta»

Un rinnovo positivo quello del contratto nazionale della cooperazione sociale, ma che potrebbe avere ripercussioni gravi per le stesse cooperative sociali: dal 1° febbraio  registrato un incremento del costo del lavoro del 5%, che a regime supererà il 13%. Parlando solo di Liguria un incremento del costo del lavoro pari a circa 12 milioni di euro per il 2024, che salirà a 25 milioni di euro a fine 2025.

Senza un adeguamento da parte delle amministrazioni pubbliche, che rappresentano il 90% della domanda, il sistema rischia di saltare in aria perché non più sostenibile. Per questo le associazioni che rappresentano le cooperative liguri (Agci Imprese Sociali, Confcooperative Federsolidarieta e Legacoopsociali, oltre alle organizzazioni sindacali regionali della Liguria Fp Cgil, Cisl Fp, Fisascat Cisl, Uilfp e Uiltucs) hanno puntato l’attenzione sulla questione in una conferenza stampa, convocata dopo che le istituzioni, da Regione, Alisa, Anci eccetera (tranne il Comune della Spezia), non hanno risposto alle lettere per avviare un confronto.

Il contratto è stato rinnovato lo scorso 26 gennaio. Il comparto in Liguria vede 300 cooperative sociali attive, con 250 milioni di euro di valore della produzione aggregato, 10.000 lavoratori, di cui il 70% donne, e 80.000 cittadini liguri che quotidianamente ricevono servizi che spaziano da welfare (strutture per anziani, centri diurni per persone disabili, assistenza a domicilio, asili nido e servizi educativi) all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, fino alla realizzazione di interventi innovativi in ambito sociale ed economico.

A partire dal 1° febbraio e fino al 31 dicembre 2025, data entro la quale andrà a regime l’applicazione, il nuovo contratto accresce il potere economico dei lavoratori, prevedendo, tra l’altro, un incremento significativo delle retribuzioni, fino a 120 euro mensili, l’introduzione della quattordicesima mensilita, e l’implementazione di misure di welfare, quali l’innalzamento al 100% della retribuzione in caso di maternità e il raddoppio della copertura sanitaria a carico del datore di lavoro.

«Il Cenl rinnovato rappresenta un momento importante e per certi aspetti storico: un contratto di svolta per i lavoratori del welfare, che rompe il dualismo tra la sostenibilità delle imprese e le retribuzioni dei lavoratori, incrementando il potere d’acquisto e le misure di tutela, come la maternità al 100%, particolarmente significativa nella direzione delle pari opportunita retributive, in un settore che occupa per il 70% manodopera femminile», commenta Rossana Spigoli, presidente Confcooperative Federsolidarieta Liguria.

Francesco Fracchiolla, coordinatore Acgi Imprese Sociali Liguria, aggiunge: «Se non dovessero essere tempestivamente adeguati tariffe e contratti in essere con le pubbliche amministrazioni, sarebbe inevitabile la perdita dei posti di lavoro e verrebbe messa a rischio la continuità nell’erogazione dei servizi di welfare e di servizi pubblici vitali per i cittadini liguri. La battaglia per il riconoscimento economico del rinnovo diventa quindi una battaglia a difesa del sistema di welfare e di tutte le professioni sociali e sociosanitarie e ci vedra mobilitati insieme alle organizzazioni sindacali nelle prossime settimane e nei prossimi mesi».

Alessandro Frega, presidente Legacoopsociali Liguria annuncia: «Credo che servirà una mobilitazione anche molto importante perché il rinnovo contrattuale ci porta a dei costi veramente significativi. Ad oggi, nonostante le richieste che abbiamo già fatto ai comuni capoluogo, regione, Asl e Alisa, non abbiamo ancora avuto nessuna risposta. Temiamo che sia molto difficile il percorso di adeguamento tariffario, quindi pensiamo anche di mettere in campo delle mobilizzazioni un po’ importanti, perché qui in gioco ci sono i diritti degli utenti. La cooperazione sociale produce servizi per 80 mila persone in questa regione, parliamo di fasce deboli, anziani, minori, disabili e quant’altro e ha oltre 10.000 posti di lavoro. Un mancato adeguamento metterebbe in crisi sia il lavoro sia i diritti degli utenti». Tra gli interlocutori anche i piccoli Comuni dell’entroterra: «Lì sarà ancora più complesso − sottolinea Frega − perché sappiamo la situazione di difficoltà che hanno. Quindi diciamo è un lavoro complicato, complesso e crediamo che la Regione in particolare debba fare la sua parte anche aiutando e supportando i Comuni in questo percorso. Ho chiesto anche un incontro all’Anci e vedremo nel proseguio se ci saranno le condizioni, altrimenti la situazione diventa molto complicata e metteremo anche in campo in maniera unitaria forme di mobilitazione».

Diego Seggi, segretario generale Fp Cgil Liguria, dichiara: «Abbiamo scritto alle istituzioni pubbliche perché la cooperazione sociale principalmente vive di committenza pubblica, appalti, accreditamenti e quindi pensiamo che la politica debba dare un segnale di inversione di tendenza, perché fino a oggi, e lo dico con rammarico, pare che il welfare, il sistema dei servizi sanitari e socioeducativi venga considerato più come un costo di bilancio che come una risorsa. Quindi noi oggi, in questa iniziativa che ha carattere unitario perché vede l’organizzazione sindacale e le centrali cooperative unite con gli medesimi obiettivi, pensiamo sia utile rivendicare l’importanza della revisione contrattuale, ma anche più in generale del perimetro di servizi pubblici rappresentato dalla sfera di attività di questo settore. Quindi la politica deve dare delle risposte, perché continuare a parlare di qualità dei servizi, ma poi non far corrispondere le necessarie risorse messe a bilancio a noi pare poco significativo e anche un po’ contraddittorio. Siamo a un bivio, bisogna scegliere, questo vale ovviamente anche per la sanità pubblica, se continuare ad avere sistemi sanitari e sociosanitari pubblici, universalistici, oppure fare altro. Noi pensiamo che in ossequio all’articolo 32 della Costituzione occorra con forza difendere il perimetro pubblico dei servizi alle persone».

Andrea Manfredi, segretario regionale Cisl Fp Liguria, dice: «La nostra posizione è quella ovviamente di soddisfazione per quelli che sono i contenuti del rinnovo stesso, perché è un rinnovo che rivaluta i lavoratori di un settore fondamentale della società civile. Noi ovviamente siamo per la completa e piena applicazione di questo da parte di tutti gli attori in campo, chiaramente la parte istituzionale ha un compito importante anche nella rivalutazione di quelle che sono le tariffe, i capitolati da riconoscere. Noi abbiamo cominciato un lavoro sinergico di interlocuzione, è all’inizio e in questo momento ci aspettiamo comunque uno sviluppo concreto abbastanza rapido».

Milena Speranza, segretaria generale Uil Fpl Liguria, afferma: «Le cooperative potrebbero andare in difficoltà perché hanno risposto a dei bandi che non prevedevano quest’aumento contrattuale. Avrebbe dovuto essere anche interesse degli enti riflettere sul fatto che a bilancio avrebbero dovuto tenersi i soldi per degli eventuali aumenti contrattuali. Sul livello nazionale abbiamo tutti lavorato con un unico scopo, che era fareincrementare un contratto per questi professionisti, perché ormai sono dei veri e propri professionisti, formati, che arrivano a lavorare su cose importanti come tutto il socio sanitario. Siamo qui per rivendicare, o meglio, per richiedere un po’ di attenzione da parte degli enti che sono coloro che danno gli appalti affinché si provveda ad aumentare quello che poi è il costo del lavoro che le cooperative andranno ad affrontare. Non si può pensare di dare appalti a basso costo e mettere in difficoltà coloro che poi agli appalti devono rispondere, perché significa mettere in difficoltà i lavoratori».

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