In Liguria oltre mille libri editi all’anno e un fatturato di 16 milioni, gli editori lanciano il loro manifesto

In occasione degli Stati generali dell'editoria anche i primi risultati di un questionario rivolto ai liguri

In Liguria oltre mille libri editi all’anno e un fatturato di 16 milioni, gli editori lanciano il loro manifesto

La produzione annuale degli editori liguri è di 1030 titoli. Il fatturato complessivo annuo è di circa 16 milioni di euro, ma il volume a prezzo di copertina è quasi doppio, la ricaduta distributiva è quindi di circa altri 10 milioni di euro. Da tenere conto che le vendite fuori libreria sono circa il 35% (presentazioni, fiere, sponsorizzazioni…).

Sono alcuni dei dati forniti durante gli Stati generali dell’editoria, che ieri a Palazzo Ducale ha idealmente concluso le iniziative degli editori liguri in occasione di Genova Capitale del libro.

Viene confermata la tendenza di un mercato che non è fatto da best-seller, ma da più titoli che durano nel tempo e soprattutto dal catalogo e non solo dalle novità. La domanda è stata stabile tra il 2022 e il 2023. Si registra un aumento dei prezzi di copertina e una diminuzione delle copie vendute a parità di volumi. La saggistica registra un aumento soprattutto nei manuali. La narrativa resta un settore importante, al cui interno gialli e genere horror contano sempre di più. L’editoria d’arte e turistica vede un trend in crescita.

I dati sono stati raccolti dagli editori stessi attraverso una ricerca interna basata su questionari cui hanno risposto 24 editori, in maggioranza i più dimensionati e con un ampio catalogo. Questa ricerca rappresenta un unicum per l’editoria: la piccola e micro-imprenditoria editoriale non ha focus in ricerche e la Liguria in particolare è territorio di micro e piccole imprese. Lo studio dell’Associazione Italiana Editori del dicembre 2023, ad esempio, prende a campione circa 600 imprese per un totale di circa mille dipendenti.

Il 50% degli editori liguri edita circa 15/30 titoli l’anno e la fascia media di fatturato è 100/150 mila euro di pura attività editoriale. La concentrazione editoriale resta a Genova e provincia (quasi il 65%) anche per dimensioni aziendali e produzione di titoli. Il totale dei titoli in commercio è di 14 mila titoli: 7 editori – tutti con sede a Genova – rappresentano il 40% di questi titoli. La media dei titoli in commercio oscilla tra i 200/300 titoli l’anno. Gli editori al 20% lavorano su e-book e audiolibri e App. Sviluppano giochi, mappe e prodotti integrativi.

«Nella prima analisi svoltasi a dicembre 2023 − spiega Marco Merli, uno dei portavoce degli editori − avevamo esaminato 13 editori, tutti genovesi. Oggi partecipano al Salone del libro di Torino 37 editori di tutta la Liguria. L’analisi ha quindi acquisito nuovi dati. Nel 2004 l’Agenda della Comunicazione di Gianfranco Sansalone segnalava 50 editori di cui 38 genovesi, 1600 giornalisti e 150 esperti di comunicazione. L’Istat, dati del 21 febbraio 2024, analisi dell’anno 2022) ha dei dati diversi dalla nostra ricerca, che si scostano diminuendo di oltre il 50% il reale spessore della filiera editoriale».

L’Istat per il 2022 conta 32 editori (compresi gli attivi che non hanno pubblicato titoli nel 2022) e 576 titoli prodotti in un anno. Dalla ricerca sul campo nell’anno 2023 risultano attivi 37 editori (prendendo in esame solo quelli che editano libri – ma non sono tutti gli editori liguri perché alcuni non hanno partecipato all’iniziativa e sono stati esclusi gli editori di riviste), con oltre 1030 titoli prodotti in un anno. Uno scostamento del 54%. «Questo è un primo dato: siamo quindi a un primo passo per capire la nostra identità, c’è ancora molto lavoro da fare per renderla visibile e comprenderla. Da qui l’esigenza di proseguire queste ricerche».

L’occupazione (soci e dipendenti) è di 120 addetti totali. La filiera si avvale di una fitta rete di oltre 200 freelance (redattori/redattrici, correttori/correttrici di bozze, videomaker, illustratori/illustratrici, traduttori/traduttrici, promotori/promotrici alle vendite). L’età media è 25 anni. L’occupazione femminile è maggioritaria (65%). Nonostante il 30% dei libri pubblicati non venda neppure una copia (dati Nomisma 2022), e nonostante il calo, a livello nazionale, degli Editori – che passano da 5491 nel 2012 a 4623 nel 2021, con un calo maggiore del 13% tra il 2012 e il 2015) – i titoli crescono con oltre 85 mila titoli anno, la Liguria registra una tendenza positiva e in aumento.

Vi sono settori che hanno potenziale come quello dei fumetti. La scuola e l’affermazione di disegnatori di fumetti in Liguria è sempre stata di livello internazionale. Moltissimi disegnatori e sceneggiatori lavorano per gli Stati Uniti e l’Europa. Nel 2023 l’Associazione Italiana Editori ci dice che ci sono stati 5 milioni di copie in più di vendita (erano 2,4 milioni nel 2019, sono 7,8 milioni di copie nel 2023). Una flessione si registra però dal 2022 al 2023 il valore del venduto passa da 1.100 euro a 859 mila euro. Il consumo culturale dei lettori di fumetti resta più elevato della media. Abbiamo le prime disegnatrici di serie Manga con sceneggiatura. «La Liguria − dice Merli − potrebbe tranquillamente avere una posizione di maggior presenza in questo mercato, che è molto giovane, trasversale nei target e sempre più utilizzato nella didattica e in appoggio alle campagne contro bullismo, ad esempio, o per il rispetto di genere e la parità di genere. In Francia nel 2023 un libro venduto su 4 è un fumetto».

A fronte di queste opportunità, ci sono anche alcune minacce. Una ricerca Ipsos per Aie/Fieg del marzo 2024 dice che la pirateria nell’editoria libraria sottrae vendite per 712 milioni di euro all’anno, pari ad un quarto del mercato. Una perdita di posti di lavoro nel settore editoriale pari a 4900 unità anno che diventano 12 mila conteggiando l’indotto. Con una perdita del “sistema-paese” pari a circa 1,75 miliardi di euro e con mancate entrate fiscali pari a quasi 300 mila euro.

«Tenendo conto che l’intelligenza artificiale è un’idrovora di contenuti culturali, spesso utilizzati senza pagare dazio − sostiene Merli − ci dovremmo domandare cosa possa comportare non regolare questo settore. Questo ci fa capire l’importanza della battaglia dei giornalisti e degli editori di periodici per aver riconosciuto il pagamento dei diritti dell’utilizzo di contenuti dai grandi player del web».

Le proposte degli editori

1) La serie di incontri Dieci volti di Genova, (10 incontri oltre 500 persone top ten, gastronomia e musica dal vivo) dimostra che fare significa non solo conoscersi ma aumentare riflessioni comuni e azioni collettive.
2) L’obiettivo della presenza al Salone de Libro di Torino (37 Editori con oltre 60 iniziative), e presenza a evento Francoforte 2024 sono il risultato di queste azioni collettive e dell’unione delle forze private e pubbliche.
3) La creazione di un network pubblico privato (Regione, Comune, Fondazione per la cultura di Palazzo Ducale, sistema Biblioteche), è una spinta alla promozione e allo sviluppo della filiera culturale del territorio. Per questo riteniamo necessario creare spazi tangibili come ad esempio bacheche fisse, tematiche con i titoli degli editori liguri in spazi centrali, come ad esempio a Palazzo Ducale.
4) Gli editori convergono nella necessità di continua progettualità e nell’esigenza di creare spazi fisici di dibattito, anche stabili e periodici. Un incontro che si basa su alleanze del mondo della cultura con un occhio ai giovani che operano nel settore (videomaker, blogger, illustratori, scuole di scrittura…).
5) Gli editori liguri ipotizzano forme snelle di rappresentanza collettiva che possano cogliere opportunità di crescita per il comparto. Un crogiuolo creativo che sempre più identifichi la propria natura e identità e la promuova al pubblico.
6) Chiedono spazi reali al ruolo della filiera culturale per la promozione della città, lo sviluppo e l’occupazione.
7) Esprimono la volontà di mettere in campo azioni volte a mostrare al mondo della scuola e della formazione la filiera culturale (partecipazione ad Orientamenti, testimonianze nelle scuole, ampliamento delle biblioteche di classe con libri editi in Liguria…).
8) Gli editori liguri propongono di affiancare alle grandi iniziative culturali spazi stabili di conoscenza e dialogo con l’editoria ligure.
9) La filiera editoriale esprime la necessita di allestire corner in Biblioteche e librerie per mostrare la lingua genovese e la cultura che nasce dalla filiera culturale dell’editoria locale.
10) Tutto questo apre un dibattito che vogliamo proseguire al di là di Genova Capitale del libro. Per questo proporremo periodicamente riflessioni, idee e azioni della filiera culturale ligure tramite dei Murales. Superfici digitali e fisiche che diventino oggetto di riflessione e dibattito costante sulle opportunità e le minacce nel mondo della cultura. I Murales saranno la forma di comunicazione digitale e tradizionale per dialogare con la società.

Il questionario aperto ai lettori

«Con il ciclo di incontri appena chiuso – spiega un altro portavoce degli editori, Stefano Termanini – abbiamo sperimentato un metodo di lavoro. Abbiamo collaborato per incontrare i nostri lettori e presentare loro la nostra offerta di novità e di catalogo. L’editoria ligure è specializzata e vitale. L’anno da Capitale del Libro è stata occasione per misurare le dimensioni del nostro comparto: è così che ne abbiamo conosciuto più approfonditamente la vitalità, la quantità di titoli pubblicati, il numero di addetti e il fatturato. In una città e in una regione che aspirano a qualificarsi sempre più come mete di turismo culturale, gli editori e l’editoria hanno un ruolo significativo. Vorrei dire indispensabile: è l’editoria, infatti, a produrre rappresentazioni. Genova e la Liguria, così come sono viste dai turisti che le eleggono a meta di soggiorno sono spesso quelle che compaiono nei libri, nelle guide, nei giornali, sul web». Gli editori lavorano con le informazioni.

Per lanciare una nuova immagine di Genova e della Liguria più libraria e più culturale, gli editori genovesi hanno diffuso un questionario, ancora aperto qui, i cui primi risultati sono stati illustrati durante l’incontro. «L’idea – aggiunge Stefano Termanini – è canalizzare le idee e le proposte dei cittadini e dei lettori in un solo documento, che diventi una sorta di portolano delle azioni da intraprendere perché Genova e la Liguria siano sempre più attente al libro, quale “perno” della cultura, e alla cultura tout-court».

Una prima sezione del questionario – cui hanno risposto finora alcune centinaia di lettori e cittadini – è volta a profilare il pubblico dei lettori e dei rispondenti, che sono, per il 76% lettori e lettrici, per il 4% case editrici, mentre un 3% circa si definisce scrittore, di età compresa tra 51 e 65 anni per il 59,5%, per il 16,4% di età tra 36 e 50 anni e per il 14,7% di età tra 66 e 75 anni.

I cittadini che hanno risposto al questionario proposto dagli editori per raccoglierne suggerimenti e idee, leggono libri su carta per l’86% e sono grandi lettori: il 33,6% dichiara, infatti, di leggere oltre 15 libri all’anno, fino a 15 libri il 15,5%, fino a 10 il 19% e fino a 5 il 22,4%. Soltanto l’8,6% legge 2 libri all’anno.

«Siamo consapevoli di aver intercettato il pubblico dei lettori forti – commenta Stefano Termanini – e questo ha un doppio significato: da una parte, infatti, stiamo raccogliendo le idee e le opinioni di coloro che più sono attenti ai libri, dall’altra dobbiamo ancora sforzarci di raggiungere quel pubblico che non legge».

Significativo il dato del tempo settimanale di lettura: i lettori che hanno risposto al questionario degli editori dedicano fino a 1 ora alla settimana per il 10,4%, da 1 a 2 ore per il 21,7%, da 3 a 5 ore alla settimana per il 33%, mentre, addirittura, il 23,5% dei rispondenti consacra alla lettura da 6 a 10 ore alla settimana e l’11,3% oltre 10 ore/settimana.

Per la sezione delle risposte multiple (più risposte consentite per domanda), i romanzi e la narrativa sono il genere preferito (84,5%), la saggistica è al secondo posto con il 55,2%. Sono tra le preferenze dei lettori rispondenti anche i grandi classici, i libri gialli e noir e i fantasy. Poco letti i romance e, forse perché Genova è sede di un importante Festival internazionale di Poesia, si difende la poesia (10%).

I lettori genovesi acquistano moltissimo in libreria (89%) e circa per la metà su Amazon – o anche su Amazon.

Spiegano la “crisi” del libro legandola all’uso e all’abuso degli smartphone (50,9%) e soprattutto alla disabitudine alla lettura (57,8%). La scuola ha colpa (24,1%), ma meno dei social (29,3%) e della ormai costante e assediante mancanza di tempo che affligge, come una piaga, la nostra intera società e il nostro stile di vita.

Per i lettori genovesi il libro resta uno strumento di conoscenza (94%), più ancora che uno strumento di svago; oggetti che vengono definiti “indispensabili” e di cui non si potrebbe fare a meno (69%).

«Il nostro campione – dice Stefano Termanini – frequenta poco le biblioteche e suggerisce che siano più aperte, più capillarmente diffuse, più “a domicilio”, grazie anche a iniziative quali i bibliobus. I frequentatori di biblioteche affermano di cercarvi, oltre, naturalmente, i libri, conferenze e incontri culturali (32,5% delle risposte). Tutti sono concordi nell’affermare l’importanza della scuola, sia per rieducare alla lettura e ridare al libro il valore che ha perso sia per portare i libri nelle mani dei lettori e nelle case delle famiglie».

Genova è, per i lettori intervistati, una città in cui la cultura è importante (34,4%), molto importante (23,8%) o addirittura importantissima (13,9%). Nel futuro della città la cultura e i libri occupano, per i lettori e per i cittadini che hanno risposto al questionario degli editori genovesi, un ruolo rilevantissimo per il 56,6% dei rispondenti. «La rappresentazione della città passa dalla cultura» chiosa Stefano Termanini.

«La cultura viene riconosciuta come fondamentale in questa funzione dal 52,5% del campione dei lettori che ci hanno inviate le proprie risposte».

Le proposte dei genovesi

Ci sono, poi, le proposte. I lettori genovesi ne hanno fatte pervenire numerose: dalla lettura diffusa per le vie e per le piazze, ai percorsi, a nuovi laboratori di lettura per i bambini. È ricorrente il richiamo a un insegnamento alla lettura che comincia dall’età prescolare o della scuola primaria. Le biblioteche dovrebbero essere incentivate e sostenute, dovrebbero essere più aperte e dotate per andare incontro ai cittadini, secondo i lettori che hanno risposto al questionario. I cittadini dovrebbero essere più coinvolti, anche per mezzo di formule nuove, che si leghino alla cinematografia, alla visita dei monumenti della città, ad aperitivi letterari, all’“intensità delle esperienze di lettura”. Occorre che i libri e gli eventi che li riguardano siano delocalizzati: non sempre e soltanto in centro, ma anche in periferia. Si auspica il ritorno alla lettura consapevole e alla lettura dei giornali. Il libro è incontro – dicono i lettori – e deve produrre incontri. Secondo i lettori genovesi, Genova dovrebbe dotarsi di un calendario di presentazioni unico, che si offra ai lettori in modo sinottico e complessivo, senza rischio di sovrapposizioni. Un portale o una app potrebbero servire allo scopo. Ma anche un concorso, un “Campiello genovese”, scrivono i lettori, potrebbe aiutare Genova, la sua attitudine libraria e culturale e il suo “posizionamento” nazionale. «Chiediamo agli armatori genovesi di sostenerlo – scrive un anonimo lettore – così come esiste un Campiello di cui sono sponsor gli industriali veneti».

L’evento è stato realizzato in collaborazione con Regione Liguria e Comune di Genova. La coordinatrice delle Politiche culturali della Regione Liguria Jessica Nicolini dice: “Allo stesso modo in cui leggere un libro rappresenta un viaggio che ci fa visitare mondi lontani, così anche noi istituzioni insieme agli editori liguri stiamo facendo un viaggio partito alcuni mesi fa che culminerà tra poche settimane al Salone del Libro di Torino, dove la Liguria sarà per la prima volta la Regione ospite. Proprio per questo vogliamo dedicare moltissima attenzione a questo settore, per tuffarci in un ‘mare di libri’ come dice anche il claim del nostro spazio espositivo al Salone e offrire nuovi spunti di riflessione per salvaguardare l’industria culturale”.

Il sindaco Marco Bucci racconta un aneddoto: “Nel 1250 Genova era famosa per la città con più persone che scrivevano libri. I prigionieri pisani dopo la battaglia della Meloria si dovevano mantenere e avevano messo su scuola di copiatura di libri e li vendevano. Ho avuto notizia che si trattava anche di qualche migliaio di copie. Il più famoso è stato Il Milione di Rustichello da Pisa”. Bucci ha anche annunciato che al Salone del Libro verrà consegnato il “libro dei libri” con tutti gli eventi dell’annata di Genova alla prossima capitale, Taurianova. “Gli editori − aggiunge − hanno una grande responsabilità”.

 

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