Spediporto propone un “green blue deal” per Genova con la Green Logistic Valley

L'associazione sposa in pieno l'idea del Comune di Genova che punta a restituire gli spazi alla città per insediare attività di tipo tecnologico e logistico avanzato

Spediporto propone un “green blue deal” per Genova con la Green Logistic Valley

Una logistica più inclusiva, responsabile, con il green-blue filo conduttore per il rilancio della città: è la proposta avanzata da Spediporto nel corso dell’assemblea annuale che si è svolta stamane al Palazzo della Borsa di Genova. Si tratta di un “green blue deal” collegato alla progettualità della Green Logistic Valley che presuppone la Zona logistica semplificata e  si integra con  l’idea del Comune di Genova di  restituire gli spazi alla città per insediare attività di tipo tecnologico e logistico avanzato.

“Il Libro Bianco delle Camere di Commercio liguri – si legge nella relazione del presidente di Spediporto Andra Giachero – evidenzia molto bene come gli investimenti in infrastrutture marittime e terrestri, asset fondamentali per l’economia marittima, proietteranno la nostra regione ad avere un ruolo di leadership internazionale oltre a posizionare la Liguria al quinto posto subito dietro Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna. Il settore oggi però attende un ulteriore decisivo passo avanti verso un serio processo di semplificazione amministrativa che abbia alla sua base la piena attuazione alla Zona Logistica Semplificata, istituita di fatto con la Legge Genova del 2018 ma che, ancora, non ha trovato applicazione pratica. Uno strumento indispensabile contro la burocrazia invadente, per attrarre investitori e per dare una risposta al ruolo dell’Italia, che è tra i paesi che hanno più peso nelle catene globali del valore, stimabile intorno al 2,5%. Siamo tra le economie che trasformano di più a livello mondiale: importiamo materie prime e semilavorati, esportiamo beni ad alto valore aggiunto. Ecco perché le ZLS sono un’opportunità imperdibile per supportare la filiera della manifattura nazionale. Notizie positive giungono in questi giorni in cui si parla di un nuovo Dpcm che inclu derebbe all’interno di un nuovo regolamento attuativo delle ZLS anche aree doganali intercluse. Questa è la strada giusta per sostenere, attraverso la portualità ligure e genovese, tutta I’economia produttiva del Nord-Ovest”.

Secondo l’associazione degli spedizionieri “La ZLS è davvero cruciale, importantissima non solo per la nostra progettualità ma per dare un futuro economicamente più prospero a Genova. È strategica perché in grado di favorire una condivisione di obiettivi con il pubblico; anche questo è un cambiamento culturale decisivo perché non si deve più aver paura di parlare con la pubblica amministrazione se un piano di sviluppo è nell’interesse di tutto il paese. È centrale il tema delle aree doganali intercluse; in questo senso, proprio perché è nello spirito di Spediporto avanzare proposte concrete, la nostra idea è quella di realizzarle con un monitoraggio affidato all’intelligenza artificiale che possa superare il concetto di perimetrazione fisica e introdurre quello di perimetrazione digitale con controlli avanzati su tutte le fasi. Un player fondamentale, anzi, indispensabile sul tema non potrà che essere, ovviamente, la Direzione Centrale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Con tutti questi elementi alla base è evidente come sia necessario individuare uno strumento giuridico in grado di darvi struttura e sostegno, che possa coinvolgere pub- blico e privato, imprese e territorio, industria e manifattura. Ci sono diverse soluzioni possibili ma quella che ci sembra la più adatta a questo tipo di progettualità risponde al nome di “Fondazione in Partecipazione”, che vorremmo denominare Green Logistic Valley. Una proposta che rimettiamo alle valutazioni di tutti, nessuno escluso, e che a breve proveremo ad approfondire nel corso della tavola rotonda. È questo il nostro deal: coniugare impresa inclusiva, sostenibile, verde, con il mondo del mare, del blu, nel segno della responsabilità”.

La Fondazione dovrà fare riferimento proprio ad alcune parole d’ordine. “Tecnologia,   innanzitutto, perché rappresenta ormai quell’elemento in più che fa la differenza. La Valpolcevera può ampliare il suo ruolo di traino per la nascita e la crescita di start up innovative (già affermato da tempo con la presenza del Bic), che possano partire da qui per portare il loro bagaglio di progresso in tutto il mondo. In questo senso centrale è quell’incredibile opportunità offerta dalla digitalizzazione e dallo sviluppo del 5G. Ma la Valpolcevera è anche la base del progetto “green”: un progetto “che punti alla produzione in serra delle coltivazioni tipiche di un territorio sotto questo profilo molto ricco come quello ligure. L’obiettivo è quello di valorizzare ulteriormente la nostra terra (e qui possono tornare in gioco anche gli aspetti di tipo turistico), e le competenze di chi opererà in questo ambito. Prevediamo un primo step di coltivazione e una seconda fase di lavorazione in laboratorio, che dia vita a prodotti non solo nel campo del food ma anche della cosmesi e della farmaceutica. Produzioni da esportare a chilometro zero ma anche e soprattutto fuori dai confini regionali. Per far sapere a tutti che sta nascendo un‘altra Valpolcevera. Una farm altamente tecnologica, con la robotica e l’intelligenza artificiale protagoniste. Una farm che consentirà un risparmio importante di risorse preziose, come, ad esempio, il 98% di acqua. La sostenibilità passa, pero, anche attraverso altre idee. Il tema energetico, di- ventato, improvvisamente prioritario negli ultimi anni anche per le conseguenze della guerra in Ucraina, è un’altra delle password per l’accesso alla Green Logistic Valley. In questo senso la creazione, all’interno della Fondazione, di una comunità energetica è cruciale; produrre energia green, per alimentare attività e mezzi di trasporto sia in porto che nella valle. Facciamo un esempio concreto con l’installazione di pannelli fo- tovoltaici, ormai diventati di uso quasi comune e che potrebbero alimentare le nuove attivita produttive che si insedieranno nelle aree dismesse. Collocati sui tetti di queste strutture, fornirebbero energia pulita ed a bassissimo costo, tutelando l’ambiente una zona che, ha già pagato un prezzo molto pesante in termini di inquinamento atmosferico, del terreno e delle falde acquifere, consentendo allo stesso tempo considerevoli risparmi economici”.

La relazione evidenzia il fatto che “Portualità e la logistica devono oggi affrontare anche altre sfide in un mondo che corre sempre più velocemente: l’’esempio più lampante è il vorticoso sviluppo delle piattaforme digitali legate all’e-commerce. Un settore diventato elemento importante della vita quotidiana e, a cascata, della catena economica e dj quella logistica. È evidente, dunque, che i porti devono attrezzarsi con infrastrutture adeguate, al servizio di questa forma di commercio che ha raggiunto un livello di penetrazione commerciale pari a quello della grande distribuzione e della vendita al dettaglio. L’integrazione digitale è un’altra grande sfida del territorio che qui a Genova può contare su un solido port community system tra i più avanzati in Italia”.

L’e-commerce ha cambiato le abitudini dei consumatori che, peraltro, hanno anche cambiato, rapidamente negli ultimi anni, il proprio modo di pensare. Ormai le parole “verde” o “green” sono patrimonio comune; è una sensibilità nuova, una necessità a cui l’operatore logistico deve saper far fronte.

Spediporto ritiene che questo sia “Un aspetto da tenere presente in un’era dove i modelli ESG (acronimo di Environ- mental, Social, Governance) sono uno dei capisaldi per fare buona impresa. Alcuni porti, già da tempo, hanno programmato o investito su forme di sviluppo che possano dare risposte a queste nuove esigenze. Barcellona, ad esempio, ha pun- tato i suoi investimenti su una proposta di valore portuale basata, l’altro, sull’innovazione e la tecnologia, su un porto che diventasse hub per la fornitura di servizi logistici ad alto valore aggiunto. I risultati non sono tardati visto che, nel 2023, il fatturato è stato del 4,4% superiore a quello del 2022”.

“Bisogna, dunque, con forte convinzione e senza timore – ha detto Giachero – avviarci lungo la strada, già intrapresa, degli investimenti in ESG e dar vita a una logistica sempre più sostenibile. Bene gli investimenti nel “cold ironing” da parte del Governo, perché tre miliardi di euro sono sicuramente una cifra importante, ma questo nuovo paradigma culturale di business deve integrarsi non solo con le aziende ma anche con i territori. È essenziale che il territorio non si trasformi, come sta facendo, solo grazie alle sue infrastrutture, sulle quali per nostra fortuna, gia esistono investimenti molto importanti, forse unici in Italia, nell’ordine di 16 miliardi di euro (considerando anche opere come Terzo Valico, Gronda, Diga); ma anche e soprattutto nel Suo approccio culturale e di visione. Genova e il suo porto vivranno certamente, nei prossimi anni, i disagi legati ai tanti cantieri ma questo deve essere colto come un momento di svolta storica dove porto e città dovranno attualizzarsi alle più avanzate tendenze europee, se non superarle, con un nuovo paradigma quello della “greenblue economy”, La trasformazione deve avvenire secondo un approccio culturale che vuole essere inclusivo, aspetto a nostro giudizio prioritario e partecipativo in tutte le sue sfaccettature. E che, soprattutto, veda il porto come parte integrante della citta, con la quale poter dialogare, collaborare e non, invece, essere percepito come un corpo estraneo ad essa”.

L’inclusione è anche legata al fatto che “La tecnologia sta cambiando il mondo e stanno cambiando anche i mestieri, le professioni; dobbiamo, dunque, immaginare cosa accadrà a quelle persone che, oggi, svolgono un lavoro che cambierà radicalmente e rapidamente. Si sentiranno minacciate nel loro posto, sostituibili, senza futuro; dobbiamo metterle in condizione di essere pronte, aggiornate, formate per assecondare l’evoluzione tecno- logica. Responsabilità sociale vuol dire supportare chi oggi ha 35-40 anni e lavorerà per altri 25-30 anni, ma anche i soggetti fragili, magari poco qualificati e che potrebbe- ro, in un contesto di mercato ipertecnologico, essere meno competitivi. Ecco perché vogliamo far sì che la tecnologia sia inclusiva. Essa dà valore alle idee, che possono arrivare davvero da tutti; le potenzia, rappresentando, allo stesso tempo, uno strumento in grado di fornire a chiunque la stessa possibilità di partecipare alla crescita economica e al benessere di una comunità. Questa è una profonda convinzione della nostra associazione. Il tema di questa Assemblea è legato, dunque, ad alcune parole d’ordine che si riallacciano allo sviluppo di una progettualità centrale per Spediporto, ma che può anche definire un nuovo modello di rapporto tra il porto di Genova e la città. Parliamo della Green Logistic Valley, un’idea maturata alcuni anni fa, sviluppata nel tempo e che ora vogliamo mettere a terra passando da un disegno concettuale a una realtà fattuale. Un ponte, parola non casuale visto che parliamo di Valpolcevera, green che coniughi sostenibilità ambientale, servizi per il territorio ma anche le attività produttive legate al porto. La nostra volontà è quella di cambiare paradigma, mostrando come partendo dal territorio e dalle sue eccellenze produttive, siano esse legate all’agricoltura o alla manifattura, si possa con l’utilizzo avanzato di tecnologia e logistica, portare inostri migliori prodotti (non soltanto locali) in tutto il mondo. La logistica, dunque, come veicolo di promozione di un territorio e non solo quale strumento al servizio dell’industria”.

La Green Logistic Valley “Vuole dimostrare che Genova può essere leader in Italia in una progettualità del genere, che unisce aggregazione, responsabilità, inclusione socia- le ma anche, come detto, integrazione tra il mondo delle banchine e la città. La Valpolcevera non puo che essere il territorio quasi naturale per questa visione del futuro di Genova, sia per la grande disponibilità di aree industriali dismesse da poter utilizzare che per la sua collocazione geografica, essendo baricentrica rispetto agli assi di sviluppo economico della citta. Il porto di Sampierdarena è ad un passo, con le sue banchine e i suoi cantieri navali e anzi è praticamente integrato; poco più a Ponente troviamo l’ex area llva, l’aeroporto, il polo tecnologico degli Erzelli, il segmento della cantieristica € poi, più in 3, le banchine di Pra’. Posizione privilegiata ma che, per essere messa a frutto necessita e lo andiamo dicendo da tempo, di infrastrutture adeguate, digitali e fisiche, per collegare il porto, il territorio retrostante, ‘aeroporto, con il suo naturale bacino d’utenza, ovvero le altre regioni del Nord Ovest ed anche i paesi del centro Europa, che devono sempre più diventare un target privilegiato per il nostro commercio”.

Si impongono ora due riflessioni che sono parte integrante della proposta di Spediporto. “La prima riguarda le aree ex llva; Spediporto sposa in pieno l’idea del Comune di Genova che punta a restituire gli spazi alla città per insediare attività di tipo tecnologico e logistico avanzato. Progetti di pregio, dunque, con allo stesso tempo la capacita di valorizzare meccanismi d’inclusione e responsabilità. Abbiamo presentato diverse proposte, progetti e manifestazioni d’interesse da parte di importanti aziende e attendiamo di poterne discutere con ‘Amministrazione Comunale, convinti della bontà di un progetto che sappia aggregare”.

Una riflessione merita l’aeroporto: “La Società Consortile GOAS, al termine di un percorso iniziato ben 5 anni fa, I’8 febbraio scorso, ha iniziato a gestire ufficialmente gli spazi dedicati al cargo del Colombo. Si tratta di una superficie di oltre 6.000 metri quadrati che comprende anche un’area di manovra di 2.200 metri quadrati e una banchina lato piazzale di 900 metri quadrati. Un compito impegnativo, ma anche un’impresa alla quale le 21 società che hanno sposato il progetto, si accostano con entusiasmo e con lo scopo di rilanciare il cargo aereo a Genova. | numeri che ereditiamo sono impietosi tanto che, nella classifica nazionale 2023, il nostro aeroporto si & piazzato appena al 18mo posto nella graduatoria delle merci movimentate. Un delitto, vista la posizione strategica dello scalo genovese, vicino alle banchine portuali di Sampierdarena e Pra’, alle realtà cantieristiche e alle aree retroportuali d’oltre Appennino. Per rilanciare il cargo aereo è essenziale il legame con il territorio: si devono sviluppare sinergie, partendo da quelle legate al mondo croceristico. Insieme ai passeggeri, infatti, viaggiano merci e con esse la possibilità di costruire un progetto che trasformi il Colombo in un hub cargo asservito al Nord Ovest”.

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