Cantieristica navale genovese alla ricerca di spazi: il settore fattura 1,5 miliardi all’anno

Agli stati generali del settore il ministro Rixi conferma la strategicità del settore e la necessità di un superbacino. Bucci: «Pensiamo anche alle aree ex Ilva»

Cantieristica navale genovese alla ricerca di spazi: il settore fattura 1,5 miliardi all’anno

Oltre 80 aziende operanti nell’area demaniale di Levante, tra Calata Gadda e la zona adiacente alla Fiera del Mare, e altre significative presenze nell’area demaniale di Sestri Ponente. Un fatturato complessivo diretto annuo di 1,5 miliardi di euro, con conseguente gettito fiscale che resta in Italia. Il distretto delle costruzioni e riparazioni navali genovese impiega complessivamente oltre 2.700 lavoratori diretti e circa 2.000 indiretti, specializzati nella costruzione, riparazione, allestimento e demolizione di navi, nella costruzione di grandi navi da crociera, nonché nella costruzione e refitting di mega yacht. Di queste 80, 69 imprese sono titolari di licenza del ramo industriale rilasciata dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, che ne certifica la specializzazione. Con una superficie complessiva di 717.000 mq, il comparto delle costruzioni e riparazioni navali ha la maggiore densità occupazionale del porto di Genova, con oltre 0,0065 addetti/mq, significativamente più alta rispetto alle altre funzioni portuali.

Numeri importanti e che il settore gioca come asso nella partita degli spazi del porto di Genova. La necessità di nuove aree emerge chiaramente dagli stati generali della cantieristica genovese organizzato da Ente Bacini a Palazzo San Giorgio.

Mauro Vianello, presidente di Ente Bacini, dichiara: «Gli Stati generali della cantieristica, che abbiamo voluto per avvicinarci al centenario di Ente Bacini, che celebreremo nel 2025, confermano l’assoluto rilievo dei cantieri genovesi nel panorama nazionale e l’importanza strategica per lo sviluppo della città, grazie a una costante capacità di crescita. Per Ente Bacini questa crescita, tra il 2022 e il 2023, si è concretizzata in un incremento del 12% del numero di navi, da 57 a 64, immesse nei suoi 5 bacini di carenaggio e del numero di giorni di bacino, da 1202 a 1347, oltre che in un aumento del 27% dei giorni di ormeggio per 109 navi, contro le 107 dell’anno precedente. Risulta evidente che, per supportare questo processo di crescita che accomuna tutto il settore delle costruzioni e riparazioni navali, e un proporzionale incremento dell’occupazione, sia fondamentale l’aumento delle aree nella disponibilità del comparto. In questo senso la realizzazione della nuova diga rappresenta l’occasione per realizzare nuovi tombamenti e recuperare spazi».

Un superbacino per ospitare le navi passeggeri, questa una delle richieste da parte di tutti gli attori presenti: pubblici e privati. A differenza di parecchi anni fa, quando il settore della navalmeccanica non godeva della stessa considerazione, gli investimenti ci sono: 30 milioni pubblici già sul piatto per un settore che rispetto al porto commerciale crea 4,5 volte l’occupazione per mq di concessione.

Anche il viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi conferma: «Abbiamo la necessità di avere un grande bacino. Stiamo aspettando quello da 400 metri di Fincantieri a Sestri. Dobbiamo capire se ci sarà spazio e modo, penso alla nuova diga, di realizzare anche un bacino per le riparazioni. Oltre a Fincantieri per le costruzioni, ci vorrà prima o poi un bacino di quelle dimensioni per le riparazioni. Altrimenti, quando le navi andranno in riparazione, l’Italia sarà fuori da quel mercato».

Il governo pone attenzione al tema: «Sappiamo già che l’armamento internazionale è disposto a commissionare da subito nuove unità, soprattutto crocieristiche − aggiunge Rixi − oggi mancano quelle misure. Tempo fa avevamo un bacino galleggiante, con poca lungimiranza è stato dismesso e mandato in Turchia. Dovremmo tornare a fare cose di quel tipo. Oggi le grandi navi da crociera si fanno in Francia, nei Chantiers de l’Atlantique, perché ci sono bacini che noi non abbiamo. È un atout che non possiamo perdere, buona parte della nostra capacità industriale sulle navi dipende proprio dalla capacità di realizzare navi all’avanguardia. Si deve parlare di compatibilità ambientale, che però dev’essere anche compatibilità economica e sociale. L’Italia non può restare senza riparazioni».

«La Nuova Diga − dichiara il sindaco di Genova Marco Bucci − ci dà 3 milioni di mq in più a disposizione. Di questi noi abbiamo il progetto di tombarne 1 milione circa, che possono essere dedicati a tutto quello di cui c’è bisogno. La cantieristica vale in termini di occupazione 20 volte le aree ex Ilva, che potrebbero essere dedicate anche a quello. Sia chiaro, nessuno vuole dare via l’acciaio. Chiaro che la divisione di queste aree sarà decisa dall’Autorità di Sistema Portuale con il nuovo piano regolatore. L’impegno grosso è quello di far sì che ci sia una ricaduta positiva. Se andiamo d’accordo le cose le facciamo più velocemente. Stesso discorso vale per i depositi costieri».

Il commissario straordinario dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale Paolo Piacenza commenta: «Negli ultimi anni abbiamo dato esito a più di 45 istanze presentate dai concessionari. Quei 30 milioni di investimento riguardano la nuova palificata ai bacini 4 e 5 con una riqualificazione complessiva. A marzo sarà bandita la prima gara per il riempimento e tutti i lavori avranno conclusione entro il 2027. C’è stata condivisione tra tutti gli enti territoriali e la stessa unità di intenti si sta verificando anche per il nuovo piano regolatore portuale. Sul fronte commerciale alcuni riempimenti sono già previsti: quelli di calata Concenter e Giaccone partiranno a brevissimo perché sono connessi alla realizzazione del tunnel».

Marco Bisagno past president di Confindustria Genova e presidente di Gin – Genova Industrie Navali conferma il momento magico del settore: «Come azienda Abbiamo già un calendario pieno di lavoro sino al 2027. Una nave militare e la nave passeggeri per la nuova compagnia Aman, che vale 500 milioni. Si parla di altre 4 navi oltre a questa. Se andiamo a vedere i cantieri di costruzione e riparazione nel mondo uno si chiede: “come fanno a lavorare a Genova con spazi così ristretti?” Adesso litigare per gli spazi non premia nessuno. Se facciamo la guerra sul territorio è perché c’è un’esigenza».

Le sfide della filiera industriale sono state delineate da alcuni dei protagonisti del settore, quali Ferdinando Garrè, amministratore delegato di Gin Genova Industrie Navali, Marco Ghiglione, amministratore delegato di T. Mariotti spa, Aldo Negri, amministratore delegato del Gruppo Finsea, Riccardo Pompili, amministratore delegato di De Wave, e Vincenzo Poerio, amministratore delegato di Tankoa.

Ghiglione afferma: «Facciamo delle cose incredibili per gli spazi che abbiamo. Occorre tenere anche conto che quasi il 60-70% delle aziende dell’indotto sono genovesi: arredamento, impianto eletttrico, pitturazioni. L’unica cosa che facciamo fuori Genova è lo scafo per evidente mancanza di spazio, oltre ai motori che vengono presi in Finlandia».

Ferdinando Garrè, che tempo fa chiedeva la privatizzazione di Ente Bacini, ritratta: «Questa richiesta nasceva tempo fa quando nostro comparto era considerato di serie B e non futuribile. Così noi abbiamo guardato a Marsiglia, ma nessuno ci impedisce di trovare spazi anche a Genova».

Vincenzo Poerio sottolinea che Tankoa è l’unico cantiere costruttore nautico, «ma qui a Genova produciamo solo il 3% per mancanza di spazio. In Italia si fattura il 33% della produzione mondiale che ammonta a 22 miliardi di euro, e il 50% di questo fatturato si fa tra la provincia della Spezia e Viareggio. Genova potrebbe avere un ruolo diverso. L’indotto della nautica non è l’indotto delle navi. Siamo metalmeccanica di lusso e il nostro settore non è dedicato alle società armatrici, ma ai privati. Oggi abbiamo 10 contratti in essere e pochissime postazioni in cantiere». Poerio investirà circa 30 milioni nell’area attuale di via Cibrario a Sestri Ponente: «Parliamo di nemmeno 30 mila mq, però con progetto di 6 postazioni che ci consentirà di costruire più barche all’anno. Oggi comunque gli scafi li construiamo a Civitavecchia e poi li portiamo su».

Riccardo Pompili a.d. gruppo De Wave evidenzia come dopo il Covid il settore delle crociere sia esploso: «Nel frattempo gli armatori si sono destrutturati e hanno deciso di ridurre molti degli uffici tecnici per appoggiarsi alle aziende dell’indotto per pacchetti più ampi. Noi abbiamo fatto investimenti e oggi abbiamo 1,2 miliardi di portafoglio ordini sia nella nuova costruzione sia nei refitting. Stiamo anche investendo in formazione, collaborando con scuole professionali come l’Odero. E poi bisogna ragionare in ottica di network: acquisiremo altre due aziende, di cui una sul territorio ligure».

Aldo Negri di Finsea riassume: «Abbiamo lasciato il settore terminalistico vista la difficoltà di competere con le multinazionali e abbiamo scelto di investire con altre famiglie genovesi nella navalmeccanica mettendo al centro del progetto le persone. C’è bisogno di nuove infrastrutture».

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