Fondazione Gimbe, Pnrr Missione Salute: scadenze rispettate ma ritardo su assistenza domiciliare

La Liguria per raggiungere il target 2026 dovrà aumentare i pazienti over 65 assistiti in Adi del 165%

Fondazione Gimbe, attraverso l’Osservatorio sul Servizio sanitario nazionale, ha avviato un monitoraggio indipendente sull’avanzamento della Missione Salute del Pnrr, con l’obiettivo “di fornire un quadro oggettivo sui risultati raggiunti, di informare i cittadini ed evitare strumentalizzazioni politiche”.

Stato di avanzamento al 31 dicembre 2023

Secondo i dati resi pubblici il 23 gennaio 2024 sul portale del ministero della Salute che monitora lo stato di attuazione della Missione Salute del Pnrr sono state rispettate tutte le scadenze europee fissate per gli anni 2021-2023.  «Al momento i ritardi sulle scadenze nazionali non sono particolarmente critici – commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta – fatta eccezione per i “Nuovi pazienti che ricevono assistenza domiciliare (prima parte)». Entro marzo 2023 avrebbero dovuto essere seguiti in assistenza domiciliare integrata – Adi 296 mila pazienti over 65 “una scadenza slittata di 12 mesi per le enormi differenze regionali nella capacità di erogare l’assistenza domiciliare, ambito in cui il Centro-Sud era già molto indietro”, dice Cartabellotta.

Secondo quanto previsto dal Decreto del ministero della Salute del 13 marzo 2023 per assistere almeno il 10% della popolazione over 65 in Adi, il Pnrr si pone l’obiettivo di aumentare il numero delle persone prese in carico passando dagli oltre 640 mila del dicembre 2019 a poco meno di 1,5 milioni nel 2026, per un totale di oltre 808 mila persone in più. «Tuttavia – spiega Cartabellotta – se da un lato è realistico il raggiungimento del target nazionale, dall’altro è molto più difficile colmare i divari regionali».

Per quanto riguarda la Liguria, per raggiungere il target 2026 dovrà aumentare i pazienti assistiti in Adi del 165%, con un incremento di 25.818 over 65.

Rimodulazione Missione 6 Salute

Tra le principali variazioni che la proposta di rimodulazione approvata il 24 novembre 2023 dalla Commissione europea prevede rispetto al piano originale ci sono:

  • riduzione di Case della Comunità (-312), Centrali operative territoriali (-120) e Ospedali di comunità (-74) e interventi di antisismica (-25) secondo criteri di distribuzione regionale al momento non noti. «Se ad essere espunte saranno le strutture da realizzare ex novo – spiega Cartabellotta – a essere penalizzate saranno prevalentemente le Regioni del Centro-Sud».
  • aumento del numero di persone over 65 da prendere in carico in assistenza domiciliare (da almeno 800 mila a 842 mila) – di cui non è ancora disponibile la ripartizione per Regioni – e del numero di pazienti assistiti in telemedicina (da almeno 200 mila a 300 mila).
  • Riduzione dei posti letto di terapia intensiva (-808) e semi-intensiva (-995).
  • Differimento temporale del target relativo all’attivazione delle Centrali operative territoriali dal 30 giugno 2024 al 31 dicembre 2024 (+6 mesi) e, soprattutto, all’installazione delle grandi apparecchiature dal 31 dicembre 2024 al 30 giugno 2026 (+18 mesi).

Formalmente, al 31 dicembre 2023 le scadenze europee sul Pnrr che condizionano il pagamento delle rate sono state tutte rispettate. E delle scadenze nazionali l’unica da “attenzionare”, tra le tre differite, riguarda l’assistenza domiciliare negli over 65. Tuttavia, commenta il presidente “effettuata la “messa a terra” della Missione Salute, il rispetto delle scadenze successive sarà condizionato soprattutto dalle criticità di attuazione del DM 77 nei 21 servizi sanitari regionali, legate sia alle figure chiave del personale sanitario coinvolte nella riorganizzazione dell’assistenza territoriale, sia alle enormi differenze regionali, che rischiano di essere amplificate dall’autonomia differenziata».

Innanzitutto, la gravissima carenza di personale infermieristico: gli ultimi dati relativi al 2021 documentano un numero di infermieri in Italia pari a 6,2 per 1.000 abitanti (in Liguria 6,65), rispetto alla media Ocse di 9,9, con rilevanti differenze tra Regioni. In secondo luogo, il limbo in cui rimangono le modalità di coinvolgimento dei medici di famiglia nelle Case della Comunità. Infine, tutte le differenze regionali che, oltre alla già citata Adi, riguardano i modelli organizzativi dell’assistenza territoriale, la dotazione iniziale di Case della comunità e Ospedali di comunità e l’attuazione del fascicolo sanitario elettronico. Ma soprattutto, continua Cartabellotta “l’esigibilità dei miglioramenti organizzativi e dei nuovi servizi da parte dei cittadini si allontana anche per la rimodulazione al ribasso e lo slittamento di 18 mesi della scadenza per rinnovare le grandi apparecchiature, peraltro motivato da criticità minori, quali lo smaltimento delle vecchie apparecchiature e l’adeguamento dei locali”.

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