Esg, i nuovi standard fissati da una direttiva europea. Alla Genova Smart Week l’esperienza di tre aziende

Rina Services, Gruppo Tarros e Hitachi Rail hanno raccontato i loro percorsi di sostenibilità

Esg, i nuovi standard fissati da una direttiva europea. Alla Genova Smart Week l’esperienza di tre aziende

L’acronimo Esg (Environmental, Social, Governance) è ancora forse sconosciuto ai più. Probabilmente se chiedessimo di cosa si tratta alla “casalinga di Voghera” non saprebbe scioglierlo, pur avendo ben presente che una migliore attenzione all’ambiente, alle condizioni di lavoro e a una migliore gestione apicale di qualsiasi azienda si riflette positivamente anche su lei stessa. Dall’anno prossimo l’attenzione a questi tre pilastri diventerà obbligatoria per alcune aziende: inizialmente quelle più grandi che hanno più facilità a fare da traino in questa direzione per poi passare alle pmi.

L’anno scorso un articolo sul sito Economia per tutti della Banca d’Italia faceva emergere come i fattori di tipo ambientale, sociale e di governo societario sono quelli che qualificano un’attività come sostenibile. Citando un estratto di quell’articolo “I fattori di tipo ambientale riguardano l’esigenza di favorire processi produttivi meno energivori e con minore impatto sull’ambiente; i fattori di sostenibilità sociale si riferiscono alle relazioni di lavoro, all’inclusione, al benessere della collettività nonché al rispetto dei diritti umani; infine i fattori di governo societario riguardano il rispetto di politiche di diversità nella composizione degli organi di amministrazione delle imprese, la presenza di consiglieri indipendenti o le modalità di remunerazione dei dirigenti, elementi che hanno un ruolo centrale nell’assicurare che gli aspetti di tipo sociale e ambientale vengano considerati nelle decisioni delle imprese e delle organizzazioni“.

Oggi esistono agenzie specializzate che elaborano dei punteggi, i rating Esg, che esprimono un giudizio sul livello di sostenibilità di emittenti (imprese, Stati, organizzazioni sovranazionali), di titoli finanziari e di strumenti di investimento collettivo (Oicr ed Etf).

Una direttiva europea spinge in questa direzione anche a livello di standard. Si tratta della direttiva Ue Corporate Sustainability Reporting: a partire dal 1° gennaio 2024, saranno tenute a redigere il bilancio di sostenibilità tutte le aziende quotate in borsa, con un fatturato superiore ai 40 milioni di euro o con almeno 250 dipendenti. Entro il 1° gennaio 2026, la direttiva sarà estesa a tutte le Pmi e microimprese quotate in borsa che forniscono servizi o prodotti alle aziende obbligate nonché a tutte le imprese che realizzano ricavi netti delle vendite e delle prestazioni nell’Ue e che hanno almeno un’impresa figlia o una succursale nell’Ue.

L’obiettivo della direttiva è garantire agli investitori e ad altri stakeholder la conformità ai requisiti di rendicontazione. Uno standard che mancava.

Ora più che mai le aziende devono confrontarsi con l’acronimo Esg e in Liguria, per esempio, Erg l’anno scorso è stata confermata da Moody’s Esg Solutions (precedentemente Vigeo Eiris), una delle principali agenzie internazionali di rating Esg, “Advanced”, il più elevato nella sua scala di valutazione, con il punteggio di 65/100, facendola entrare nei top 2% della classifica mondiale al 100esimo posto e registrando una crescita di due punti nella scala di valutazione.

Di questi temi se n’è parlato alla Genova Smart Week, che si è appena conclusa. Una tavola rotonda moderata da Daniela Paola Congiu, senior business advisor di PwC, società di consulenza che opera anche in questo ambito, ha messo a confronto tre grandi aziende che hanno sede in Liguria: Hitachi, Rina e Tarros hanno spiegato come interpretano il tema della sostenibilità. Andrea Carlo Razeto, director Csr (acronimo di responsabilità sociale di impresa) &S di Hitachi Rail global, spiega: «Hitachi Rail opera nel settore del trasporto ferroviario, che tra i vari mezzi è quello più ecologico, ma essere ecologici non vuol dire essere sostenibili, c’è qualcosa di più. Noi vogliamo adottare una visione concretamente olistica: valutare l’impatto ambientale ma anche sociale del nostro lavoro. Costruire una metropolitana chiavi in mano significa relazionarsi col territorio, come è accaduto a Honolulu per capire se il percorso della metropolitana, primo treno alle Hawaii, interferiva con i cimiteri storici degli indigeni».

Luigi Bottos, head of Esg Product Management di Rina Services, chiarisce: «Cerchiamo di fare la nostra parte, non abbiamo obbligo di reporting sulla sostenibilità, ma lo facciamo da anni e ci misureremo presto con le nuove metriche. Ne rispondiamo come azienda e poi diamo supporto alle imprese in questa direzione». Bottos evidenzia quanto sia importante il concetto del misurare in termini di sostenibilità: «Perché ciò che misuro è migliorabile. È importante adottare standard e parametri definiti per confrontare aziende diverse e per valorizzare ciò che fa ciascuno all’interno e attuare piani di miglioramento» e qui entra in gioco il Rina, appunto. «Il nostro ruolo è andare a chiarire a tutti gli stakeholder se tutte le informazioni sono attendibili: spesso c’è confusione sui dati rilasciati. Faccio un esempio, nascono con frequenza app che misurano la Co2, ma usano una metodologia attendibile?»

Serena Carassale, corporate Esg and sustainability specialist di Tarros spa racconta: «Siamo specializzati nel Mediterraneo e raggruppiamo ben 28 Società. Per la sostenibilità non ci siamo affidati a un consulente esterno. Abbiamo studiato container per container verificando che il nostro tipo di trasporto multimodale fosse il più sostenibile. Con il sostegno dei risultati abbiamo fatto un passo avanti: abbiamo ascoltato i nostri clienti e calcolato l’impatto del loro trasporto con noi. Da dicembre sarà pubblico sul nostro sito, così il cliente, ancora prima di sceglierci, saprà il suo impatto. Il futuro? Daremo vita a strategie per mitigare l’impatto e al cliente la possibilità di compensare emissioni con crediti di carbonio certificati». Carassale sottolinea che per Tarros la sostenibilità non è solo ambientale, ma anche sociale: «Da noi esistono 30 tipi di orario per i nostri dipendenti e abbiamo politiche di genitorialità che garantiscono al padre o alla madre la possibilità di scegliere l’orario di lavoro per tre anni».

Nella foto di Giulio Bardelli, da sinistra in alto e in senso orario: Razeto, Carassale, Congiu, Bottas

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