Energia, la joint venture Green Lg Energy verso il gpl 100% green

Fondata dai player del settore energia Agn Energia, Gruppo Beyfin, Gruppo Socogas e Veroniki Holding/ButanGas e Ultragas Cm e Gruppo Cavagna

Energia, la joint venture Green Lg Energy verso il gpl 100% green

Produrre gpl green al 100%. È l’obiettivo dell’italiana Green Lg Energy che lavora per rendere disponibile sul mercato biogpl in grandi quantità e rispondere alle esigenze energetiche per mobilità, riscaldamento, industria e agricoltura, oggi servite dal gpl.

Al centro di questa attività di ricerca la tecnologia Cool Lpg di Gti Energy − Gas Technology Institute di Chicago, partner tecnologico del progetto – per produrre biogpl da un’ampia varietà di rifiuti urbani o scarti agricoli, in primis.

«In Italia e nel contesto internazionale il biogpl è la risposta flessibile – e non transitoria – alla necessità di decarbonizzazione mondiale in tutti i settori e territori differenti, senza richiedere investimenti infrastrutturali». A dirlo è Francesco Franchi, presidente e a.d. di Green Lg Energy srl, joint venture strategica che porta avanti da luglio 2022 la ricerca internazionale per incrementare la produzione di biogpl (rLpg) da bioraffinazione tramite upgrading del biogas, direttamente o a seguito della digestione anaerobica di biomassa o rifiuti.

A fondare la Green Lg Energy srl sono i distributori più importanti del settore del gpl in Italia (Agn Energia, Gruppo Beyfin, Gruppo Socogas e Veroniki Holding/ButanGas e Ultragas Cm) oltre al Gruppo Cavagna, operativa a livello mondiale nelle soluzioni integrate per stoccaggio, controllo e misura di gas compressi in diversi settori tra cui quello dell’energia.

Green Lg Energy srl collabora a livello internazionale con la società BioLpg Llc, l’azienda Friedrich Scharr Kg di Stoccarda e il Consorzio Usa/Canada rLpg North America.

Della ricerca internazionale e del passaggio del gpl al biogpl (rLpg) se ne è parlato a Roma all’Lpg Week nell’ambito dell’incontro dal titolo ‘Liquid Gas Supporting Decarbonisation’.

“Il biogpl avrà un impatto emissivo sostanzialmente neutro sulla catena del valore complessiva. Le emissioni derivanti dalla combustione saranno compensate dalla riduzione delle stesse nella fase di produzione che potrà avvalersi di diverse tipologie di feedstock (materia prima), derivanti da scarti organici (Forsu o di matrice agricola)”, si legge nel comunicato dell’azienda. “L’intero processo sarà complessivamente alimentato in modo esclusivo da frazione organica non in competizione con la filiera agricola. Sul fronte delle infrastrutture e della distribuzione il biogpl (rLpl) non necessiterà di investimenti in quanto pienamente compatibile con quelle esistenti: la rete capillare in ogni regione italiana, le stazioni di servizio multicarburante e il servizio di logistica, sono già capaci di garantire la copertura nazionale per il rifornimento dell’energia in tutti i settori di riferimento”.

«In questa fase con Gti Energy stiamo individuando il progetto pilota che ci permetterà di procedere poi ad un primo impianto industriale per produrre biogpl (rLpg) con un processo sostenibile da un punto di vista economico. Le valutazioni riguardano anche la scelta del feedstock più adatto alle nostre esigenze produttive», ha sottolineato Franchi.

«Sostenibile economicamente anche per gli utenti automobilisti che, con un investimento di 1.500 euro, potrebbero installare sull’auto un impianto a gpl. Per questo ci uniamo alla richiesta, di un incentivo di circa 500 euro, rivolta al Governo da Assogasliquidi-Federchimica per alleggerire l’investimento degli automobilisti ed allungare la vita ai modelli Euro 4, 5 e 6, così da renderli più sostenibili dal punto di vista ambientale», conclude il presidente della società.

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