Concessioni balneari, Linea Condivisa e Lista Sansa attaccano la giunta Toti: «Servono linee di indirizzo chiare»

Le concessioni sono in scadenza entro il 31 dicembre 2023. La lista Toti replica: «La Liguria si sta muovendo per condividere con i Comuni costieri una linea comune»

Concessioni balneari, Linea Condivisa e Lista Sansa attaccano la giunta Toti: «Servono linee di indirizzo chiare»

L’opposizione attacca la giunta regionale sulle concessioni demaniali. La sentenza del Consiglio di Stato basata sulla direttiva Bolkestein dell’Unione Europea del 2010, fissa le concessioni in scadenza entro il 31 dicembre 2023.

L’Italia è l’unico Paese europeo che non pone un limite alle spiagge in concessione, lasciando alle Regioni queste scelte. In Liguria, le spiagge con stabilimenti balneari sono 1178 e quelle a libera fruizione appena 118, pari al 70% della superficie occupata secondo Legambiente

Gianni Pastorino, capogruppo in consiglio regionale di Linea Condivisa, commenta: «Servono soluzioni rapide e concrete anche e soprattutto da parte di Regione Liguria che deve avviare una regia garantendo una distinzione chiara tra gli spazi dedicati al turismo e quelli dedicati alle realtà e associazioni ricreative. C’è il rischio che a essere maggiormente penalizzate siano tutte quelle realtà no profit presenti sui nostri litorali. Stiamo parlando di associazioni sportive, ricreative e dilettantistiche che spesso non vengono distinte giuridicamente dalle strutture turistiche e che negli anni hanno visto il progressivo aumento dei canoni. La strategia sui nostri litorali va ripensata, non esistono solo imprese turistiche che, rispetto alle associazioni no profit, svolgono attività a scopo di lucro e pagano canoni in percentuale più bassi. Un altro elemento di forte preoccupazione rimane l’indecisione della politica sia a livello regionale che nazionale: nel 2022, il governo Draghi ha introdotto una deroga che ha esteso la scadenza al 31 dicembre 2024 in caso di “difficoltà oggettive”. Il governo Meloni ha tentato di posticipare ulteriormente i termini sostenendo che le gare non sono necessarie a causa dell’abbondanza di spiagge in Italia. Ma la Commissione Petizioni dell’Unione europea è stata chiara ribadendo che le proroghe automatiche sulle concessioni balneari sono incompatibili con il diritto comunitario».

Pastorino attacca la giunta Toti: «In questo marasma la giunta Toti resta in silenzio. E così diversi Comuni anche nella nostra regione hanno deciso di procedere con le gare mentre altri sembrano esitare. Servono invece linee di indirizzo e criteri chiari perché il termine è vicinissimo e non sono accettabili ulteriori proroghe. Consideriamo le recenti dichiarazioni dell’assessore Scajola totalmente inopportune e foriere di un’ulteriore incertezza del diritto. L’assessore Scajola ha ragione a lamentarsi della poca chiarezza di questo e dei governi precedenti sul tema, ma in compenso la direttiva europea è sufficientemente perentoria: non occorre essere giuristi per sapere che il diritto comunitario prevale su quello nazionale, dunque diciamo basta al temporeggiamento. Rimandare continuamente la soluzione di una problematica reale non migliora certo la situazione: adeguiamo la Liguria alle direttive europee e mettiamoci al lavoro per ricreare un turismo solido, sostenibile e accessibile a tutti e restituire alla pubblica fruizione un patrimonio comune spesso oggetto di una forma surrettizia di appropriazione da parte di pochi».

Anche i consiglieri regionali della Lista Sansa Ferruccio Sansa, Selena Candia e Roberto Centi sono critici: «Per non applicare la legge Bolkestein la Regione punta alla proroga di un anno scaricando le responsabilità sui Comuni: in questo modo si creano disomogeneità tra le diverse località della Liguria a seconda del colore politico delle amministrazioni e, soprattutto, senza una regia regionale non può essere affrontato il tema cruciale di come venga utilizzato il litorale. Noi ribadiamo il diritto di tutte e di tutti ad avere un accesso garantito ad una percentuale minima di spiagge libere uguale in tutti i Comuni della Liguria».

«Il mare e l’accesso alle spiagge libere sono un diritto di tutti. Lo diciamo da anni – sottolinea Ferruccio Sansa – in Liguria questo diritto non è rispettato. Ci sono persone che non possono permettersi di pagare fino a 50 euro al giorno per godersi il nostro mare. L’uguaglianza si fa valere anche così, sulle spiagge».

I consiglieri della Lista Sansa puntano il dito sulla percentuale di spiagge libere garantite in Liguria: secondo i dati ottenuti da un accesso agli atti della consigliera Selena Candia, il 53% del totale degli arenili della regione sono in mano ai privati, il 10% sono liberi attrezzati e il 36% liberi. Entrando nello specifico dei singoli Comuni emerge, però, che ben 21 su 63 non rispettano la soglia minima del 40% di spiagge libere (libere attrezzate e libere) garantite.

«Noi auspichiamo che ci sia un ripensamento su come viene utilizzato il litorale in Liguria, garantendo almeno il 40% di spiagge libere in tutti i Comuni – spiega Selena Candia – c’è una legge regionale che dovrebbe garantire questa percentuale ma oggi è disattesa in 21 Comuni, arrivando ai casi limite, in località molto turistiche, in cui la percentuale di spiagge libere è ben sotto il 20%”. “Inoltre la decisione di continuare a prorogare la scadenza non andando mai a gara – aggiunge Candia – non permette di valorizzare gli stabilimenti e le persone che hanno davvero investito sul territorio. Sarebbe utile, invece, valutare queste imprese secondo criteri che vadano dalla qualità dei posti di lavoro offerti fino all’aspetto ambientale, in modo da poter premiare, ad esempio, gli stabilimenti plastic free e quelli che utilizzano solo energie rinnovabili».

Per il consigliere Roberto Centi la decisione della Regione di scaricare la responsabilità sui Comuni fa emergere un altro problema di natura politica. «L’eccessiva parcellizzazione della responsabilità, scaricando di fatto tutto sui Comuni, è dannosa perché i sindaci si schiererebbero a favore o contro sulla base del colore politico delle amministrazioni e delle pregiudiziali che hanno – evidenzia Centi – il problema però è serio e va affrontato nel suo contesto generale con una regia della Regione. Inoltre andrebbe anche verificato quanto rimane di realmente libero nelle spiagge in cui coesistano le concessioni con le ‘cosiddette aree libere attrezzate’, visto che in molti casi sono equiparabili agli stabilimenti privati».

Arriva anche la replica della Lista Toti in una nota: “Stupisce la mancanza di tempismo delle esternazioni dei consiglieri che arrivano proprio all’indomani dell’intervento dell’assessore Marco Scajola, per coordinare il lavoro dei Comuni e per trovare, insieme ad Anci, proprio quella strada unitaria che viene invocata. Ma certe sparate a scoppio ritardato non sono la parte peggiore, visto che l’opposizione dimostra profonda ignoranza della materia. Le concessioni demaniali sono di esclusiva competenza statale, con delega ai Comuni per la sola parte applicativa. Regione Liguria, fin dall’insediamento della prima giunta Toti, ha avviato come altre realtà regionali, diverse iniziative per agevolare la soluzione di questa grave problematica. Ma si è sempre scontrata con l’opposizione di governi centrali espressione di quelle forze che oggi parlano, e che hanno impugnato e fatto decadere ogni possibile intervento positivo. Proprio l’assessore Scajola, nel suo ruolo di coordinatore del Tavolo del Demanio all’interno della Conferenza delle Regioni, ha più volte sollecitato una soluzione del problema a livello nazionale, mettendo a disposizioni gli strumenti e le competenze delle Regioni. E ancora in questi giorni, in piena sinergia con tutte le altre Regioni, la Liguria si sta muovendo per condividere con i Comuni costieri una linea comune per trovare una risposta entro la fine dell’anno. In questo senso l’incontro coordinato lunedì ha portato gli stessi Comuni a ringraziare Regione Liguria per la vicinanza e l’attenzione. Forse è proprio questo che ha dato fastidio ai consiglieri che oggi si improvvisano conoscitori di un tema che li ha sempre visti nella migliore delle ipotesi disinteressati, quando non su posizioni opposte rispetto a quelle dei Comuni e dei concessionari liguri. Il risultato è questa scomposta uscita che denota solo la loro scarsa preparazione”.

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