Sanità, le proposte di Azione Liguria per il sistema sanitario regionale

Ieri a Genova il convegno "Le priorità della sanità ligure: proposte per tutelare il nostro Ssr"

Sanità, le proposte di Azione Liguria per il sistema sanitario regionale

Lunedì 23 ottobre nella sala convegni di Bi.Bi. Service si è svolto il convegno “Le priorità della sanità ligure: proposte per tutelare il nostro Ssr” organizzato da Liguria in Azione.

L’evento, moderato dal referente regionale del Dipartimento Sanità di Azione, prof. Enrico Mazzino (economista sanitario, docente Università di Genova e responsabile regionale Sanità Azione Liguria), è stato introdotto da Pippo Rossetti (consigliere regionale e membro della Commissione Sanità), Roberto Donno (segretario regionale di Azione Liguria) e Gianluca Causa (segretario provinciale di Azione Genova).

«Occorre lavorare tanto per l’abbattimento delle liste di attesa – ha dichiarato Enrico Mazzino in apertura dei lavori – e per migliorare le criticità dei pronto soccorso e la medicina territoriale».

“Il sistema sanitario nazionale è uno dei pilastri della nostra democrazia ed è in grave difficoltà per le scelte sbagliate degli ultimi trent’anni; Azione nasce per difendere la sanità pubblica”, ha commentato Donno.

Numerosi i relatori e gli ospiti che hanno affrontato, ciascuno per le proprie esperienze e competenze, le diverse sfaccettature della sanità regionale. Mariastella Gelmini (senatrice e vicesegretaria nazionale di Azione), in collegamento Zoom causa Covid, ha incentrato il proprio intervento sullo “stato del Ssn: le proposte di Azione in vista della Legge di bilancio”: “Non vedo dalla Conferenza Stato-Regioni richiami al Governo per investire nella giusta direzione. Le risorse sono insufficienti e non si mettono all’ordine del giorno gli straordinari dei medici nonostante 20.000 medici e 60.000 infermieri in meno”, ha esordito Gelmini. “Come si possono fare riforme a zero euro, riforme coi fichi secchi? Queste riforme devono essere finanziate, tuttavia nonostante il 31 dicembre sia scaduto il Mes, il Governo ha scelto di non utilizzare il Mes sanità”.

“Non ci siamo limitati a criticare il Governo ma abbiamo illustrato a Meloni alcune proposte per la riduzione delle liste d’attesa, ma anche per la riorganizzazione dei pronto soccorso, quali ad esempio incrementare l’intramoenia abbattendone la fiscalità quando venga usata per sveltire le liste d’attesa e incrementare l’uso del privato quando il pubblico non garantisca esami in tempo utile, ma serve un adeguato finanziamento al Ssn. Avevamo proposto anche lo stop ai medici a gettone – ha proseguito Gelmini – poiché il blocco del turnover e la mancanza di assunzioni agevolano il ricorso al gettone e sviliscono questa professione”.

E sulla Liguria: “È giunto il momento di riflettere sulla governance della Regione Liguria: tre livelli funzionano? Sono efficienti? Aiutano a dialogare ospedali e medici di medicina generale o ogni Asl è una repubblica a sé? Per quanto concerne la pediatria, recentemente ho visitato il Gaslini, perché non pensare a rete di ospedali pediatrici a governance nazionale?”

Eleonora Arboscello (direttore Medicina emergenza e Accettazione d’urgenza, responsabile Ssd Area medica critica Dea di 2° livello – Ospedale San Martino di Genova) ha parlato della situazione attuale dei pronto soccorso e delle loro principali criticità: “I problemi nei PS sono noti dai primi anni 2000, addirittura il sovraffollamento fu descritto nel 2006 dagli statunitensi ed è peggiorato negli ultimi 20 anni creando importanti difficoltà gestionali agli operatori. Il lavoro in pronto soccorso non solo salva la vita, ma serve anche adevitare conseguenze e disabilità; purtroppo il normale funzionamento è reso difficoltoso dall’iper afflusso e dalle lunghe attese sia post-triage che nell’assegnazione di un posto letto nei reparti”.

“I pazienti in codice azzurro costituiscono circa il 36% degli accessi, a causa del cambiamento epidemiologico per l’aumento della vita media anche grazie a nuovi supporti medici e tecnologie innovative, che hanno stravolto al rialzo anche l’aspettativa di vita in particolare nelle cure oncologiche; queste gravano, sì, sulla spesa sanitaria, ma guariscono malattie specie in campo ematologico che un tempo era impensabile sconfiggere e consentono ai pazienti di godere di un’aspettativa di vita pari alle persone sane”.

“Questi passi da gigante nelle cure – prosegue Arboscello – non coincidono con un miglioramento dell’organizzazione assistenziale, nonostante un aumento delle patologie psichiatriche e di quelle cronico-degenerative, del disagio sociale, della povertà e dell’emarginazione. Altre criticità dei pronto soccorso sono la mancata differenziazione della retribuzione: il nostro è un lavoro usurante che porta facilmente al burnout”.

Andrea Stimamiglio (medico Asl 3, segretario regionale Fimmg) ha incentrato la propria esposizione sul medico di famiglia come primo interlocutore del Ssn: “Sarebbe un grosso errore passare dal rapporto fiduciario a quello orario, il paziente conosce la nostra faccia; tuttavia, peggio dei medici di medicina generale operano solo i medici dell’urgenza. Abbiamo un carico di lavoro molto forte, ognuno in media ha una cinquantina di accessi giornalieri in studio, che se vengono moltiplicati per i circa mille medici di medicina generale della Liguria, indicano come 50.000 liguri giornalmente ricorrano al mmg”.

Stimamiglio ha inoltre rilanciato un allarme che la Fimmg aveva sollevato sin dal 2010: “Dal 2025 quasi 40.000 medici andranno in pensione, ma i rimedi attuali rischiano di creare migliaia di disoccupati, poiché fra 11 anni, al termine del percorso di studi, saremo sovrasaturi se tutti si laureeranno insieme. Le nostre proposte consistono nello sgravare i pronto soccorso dai codici bianchi e azzurri creando case di comunità in ogni distretto con mmg, strumentazione di laboratorio e diagnostica più uno specialista per ogni distretto. Inoltre andrebbe stimolata la conoscenza reciproca per una migliore collaborazione anche mediante l’incremento della telemedicina. Pongo inoltre il focus sull’adeguamento delle tariffe infermieristiche, ferme dal 2005, e sulla necessità a nostro parere di innalzare il massimale di ciascun medico a 1800 pazienti conferendo indennità di personale, agevolazioni logistiche e un miglior servizio informatico ai colleghi che operano in zone disagiate”.

Luciano Grasso (health city manager Città di Genova) ha parlato di “Salute e Città: innovazione e sfide per un futuro sostenibile”: “Il modello organizzativo della sanità a Genova è fermo al ’93, ma il Covid ci ha insegnato a potenziare Asl, sicurezza sul lavoro ed epidemiologia. Occorre restituire dignità agli ospedali sfruttando le peculiarità dei singoli enti con professionisti ben retribuiti e contenti di lavorare”.

“Non esiste un’unica ricetta universale, e la regione Liguria non è la Lombardia: lo sconfinamento in regioni limitrofe diviene per i pazienti dell’entroterra quasi fisiologico. Il Comune di Genova ha istituito la figura dell’Health city manager, che si occupa di benessere complessivo, inclusione sociale e stili di vita,incarico che svolgo gratuitamente su delega del sindaco Bucci in quanto primo responsabile della salute dei cittadini, sebbene le competenze sanitarie siano regionali. Insieme si può fare qualcosa di positivo”.

Walter Ricciardi (prof. ordinario di Igiene e Medicina preventiva all’Università Cattolica di Roma, responsabile nazionale di Azione per la Sanità) si è domandato se sia “ancora possibile una sanità universalistica in un mondo in tempesta”: “Il Sistema sanitario nazionale è stata la più grande opera sociale italiana e il suo smantellamento sarebbe un grande errore e un drammatico ritorno al passato. L’unica possibilità per l’Italia di restare tra i paesi civili sta nel far capire agli italiani che stanno perdendo il Ssn. Dal 2019 Azione ha portato proposte concrete in tutte le sedi istituzionali; ad esempio investire in sanità: l’Italia ha una spesa annua pro capite nettamente inferiore rispetto alla media europea, questo genera ospedali senza posti letto, che infatti risultano essere 3,1 per 1000 abitanti a fronte della media europea di cinque e addirittura di quella tedesca di otto”.

“Il nostro personale, demotivato, è il più vecchio d’Europa e ha una delle più basse retribuzioni europee: occorre sbloccare il turnover, creare un fondo dedicato e aggiuntivo per i medici di pronto soccorso, incrementare le indennità notturne e festive, riconoscere il lavoro usurante, esonerare allo svolgimento delle notti il personale oltre una certa età, riconoscere ferie aggiuntive, assumere specialisti in formazione seguiti da tutor di riferimento. Attualmente mancano 47.000 medici per non parlare dei medici di medicina generale, mentre la carenza di infermieri è addirittura pari a 70.000 unità”.

“Le nostre proposte non vengono neanche prese in considerazione, ma la detassazione degli straordinari è solo un’elemosina in più che non risolve i problemi, quando a causa delle liste d’attesa infinite, 2 milioni d’italiani rinunciano a curarsi. Proponiamo che per dodici mesi le visite in lista d’attesa vengano semplicemente svolte da chiunque possa farle: il cittadino si rivolge al cup e viene inviato in una struttura pubblica, ma quando i 31 giorni non possono essere rispettati come termine massimo, lo si invia presso privati accreditati con costi a carico dello stato; tuttavia questo non basterebbe, perciò occorrono privati autorizzati così da smaltire in 12/18 mesi l’enorme carico di prestazioni arretrate”.

Lino Nobili (prof. ordinario di Neuropsichiatria infantile all’Università di Genova e direttore Uoc Neuropsichiatria Irccs Gaslini), ha lanciato l’allarme sul preoccupante aumento delle patologie psichiatriche in età adolescenziale: “Dopo il Covid stiamo vivendo una vera e propria emergenza per la salute mentale del bambino e dell’adolescente: l’autolesionismo colpisce, infatti, circa il 10% di essi, e il suicidio rappresenta la seconda causa di morte tra i 15 e i 29 anni, con età media in calo”.

“Succede in tutte le specie animali: ai giovani piace prendersi il rischio e vivere situazioni molto forti; il nostro cervello ha due parti in contrasto (emozionale e razionale), l’adolescenza è notoriamente periodo di forte squilibrio emozionale, e se il periodo è ancora più instabile dell’adolescente, questa situazione esplode, specialmente con lockdown”.

“La pandemia ha generato effetti diretti e indiretti – prosegue Nobili – poiché ogni pandemia ha lasciato un peso molto forte nella salute mentale e i più fragili ne hanno sempre pagato il prezzo maggiore. I ricoveri al pronto soccorso del Gaslini per patologie psichiatriche sono aumentati dagli 81 del 2019 ai 270 del 2022, con una prevalenza di ragazze, a causa della maggior consapevolezza del mondo che le circonda che porta ad un’anticipazione del malessere; l’età media è comunque sempre più bassa.”

I dati di Nobili sono preoccupanti: “I tentativi di suicidio dai 4 del 2019 sono passati a 49 nel 2022 tra cui 11 estremamente gravi, vale a dire morti certe se non fossero state prese per tempo. Il Gaslini ha dovuto creare un reparto di psichiatria per evitare che gli adolescenti finissero negli SPDC degli ospedali per adulti; occorre una progettualità per accogliere la fascia di popolazione adolescente più grande ed evitare queste situazioni”.

“Non si risolve il problema senza capire ciò che non funziona nella cultura”, conclude Nobili. “Non può essere solo la medicina a ridurre la patologia psichiatrica, ma occorre aiutare famiglie, sport e cultura: mi auguro una maggior attenzione della politica per questo sistema di organizzazione sociale”.

Lorenzo Sampietro (consulente cure primarie Alisa, già Direttore Socio-sanitario ASL 3 Genovese) ha concluso il convegno illustrando le opportunità per il territorio derivanti dal D.M. 77/2022: “Questo decreto ministeriale fornisce modelli e standard applicati al PNRR e contiene molte indicazioni rilevanti per l’organizzazione delle unità assistenziali territoriali: è essenziale riorganizzare il modello territoriale della sanità anche se ciò non si potrà sviluppare in tempo breve”.

“Tale modello di sanità è incentrato sulla Casa di comunità, spesso identificata con le attuali sedi distrettuali, seppur con ampliamenti e nuovi servizi. Le Centrali operative territoriali, che richiederanno un’adeguata formazione del personale, raccoglieranno segnalazioni da tutti gli attori del sistema, ovvero MMG e servizi sociali, che dovremo riunire in una complessa rete operativa informatizzata: si tratta di un processo articolato che deve trovare compimento entro il 2026, per filtrare accessi impropri al pronto soccorso e ridurre il tempo di permanenza in ospedale passando all’ospedale di comunità”.

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