Mutui sempre più cari: in Liguria tasso d’interesse medio al 5,75%

A dirlo un'analisi della Fabi, il sindacato dei bancari

Mutui sempre più cari: in Liguria tasso d’interesse medio al 5,75%

Mutui sempre più cari per le famiglie italiane, ma con differenze territoriali notevoli fra regione e regione e fra Nord e Sud. È quanto rivela una analisi della Fabi, il sindacato dei bancari.

Il tasso d’interesse medio praticato dalle banche più elevato d’Italia è in Molise (6,25%) e Calabria (6,23%). In Emilia-Romagna gli interessi applicati ai prestiti immobiliari sono del 4,03%, i più bassi in Italia. La Liguria si posiziona a metà della classifica con un tasso d’interesse medio del 5,57%.

Il tasso medio sui nuovi mutui, rilevato a giugno scorso sulla base delle statistiche della Banca d’Italia, è superiore al 6% anche in Sicilia (6,14%) e Campania (6,02%). Altre 10 regioni – tra cui cui la Liguria – si posizionano nella forchetta tra il 5% e il 6%: Puglia (5,91%), Basilicata (5,87%), Abruzzo (5,65%), Sardegna (5,61%), Liguria (5,57%), Umbria (5,50%), Veneto (5,33%), Toscana (5,21%), Marche (5,20%), Trentino-Alto Adige (5,09%).

Sei le regioni con il tasso d’interesse medio sui prestiti immobiliari inferiore al 5%: Piemonte (4,68%), Valle d’Aosta (4,55%), Friuli-Venezia Giulia (4,50%), Lombardia (4,48%), Lazio (4,24%) ed Emilia-Romagna (4,03%).

Il capoluogo più caro è Catanzaro: per un finanziamento da 150.000 euro della durata di 25 anni, si paga una rata mensile di 1.000 euro, ben 200 euro in più rispetto agli 800 euro che si pagano a Bologna, dove si registrano i costi più bassi d’Italia. A Milano la rata mensile è di 841 euro, Roma di 821 euro, Napoli di 980 euro, Torino di 859 euro e Firenze di 906 euro.

I dati si riferiscono ai prestiti a tasso fisso, in questo momento più conveniente rispetto al “variabile”: ciò perché il mercato ritiene che il livello del costo del denaro sia vicino al picco e, pertanto, ipotizza una discesa nel breve periodo, ovvero due o tre anni, sia del tasso di riferimento sia del livello dell’inflazione.

Il tasso variabile potrebbe essere meno vantaggioso anche in prospettiva, per la banca che eroga un finanziamento, a causa dell’inversione della curva dei tassi, che si è verificata l’ultima volta nel 2008 – ricorda l’ufficio studi della Fabi – nel periodo della crisi dei mutui subprime negli Stati Uniti e del fallimento Lehman Brothers e prima ancora in occasione delle recessioni del 1990 e del 2001.

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