Lo street artist Tiler incontra Asef: presentata la nuova campagna pubblicitaria della società

Al centro della comunicazione dell'azienda di onoranze e trasporti funebri un’opera che raffigura l’angelo traghettatore Azrael

Lo street artist Tiler incontra Asef: presentata la nuova campagna pubblicitaria della società

Lo street artist genovese Tiler incontra Asef, l’azienda partecipata del Comune di Genova specializzata in onoranze e trasporti funebri. Il noto “piastrellista” (“tiler” in inglese significa, appunto, piastrellista), conosciuto per i suoi flashmob ed il suo impegno sociale, ha realizzato l’opera che la società partecipata ha posto al centro della campagna pubblicitaria lanciata in queste ore a sostegno del marchio.

“L’arte di esserci. Sempre” è il messaggio diffuso attraverso la campagna, un trait d’union tra la mission dell’azienda, che lavora H 24 dal 1909 al fianco dei genovesi nel momento del lutto e della difficoltà, e l’artista, conosciuto tanto dai suoi estimatori quanto dai detrattori per il campale e incessante impegno nel sostenere valori come l’ambiente, la pace, il rispetto dei generi, l’infanzia, il recupero e la salvaguardia artistica e architettonica delle aree degradate della città.

L’immagine scelta da Tiler per narrare e sostenere Asef, è la sua visione di “Azrael”, l’angelo traghettatore che conduce le anime nell’aldilà: l’originale dell’opera, realizzata con la particolare tecnica di stampa a smalto su piastrelle in vetroceramica, è stata affissa nottetempo accanto alla porta d’ingresso della direzione dell’azienda, in via Innocenzo Frugoni 25 A, nel quartiere di Carignano: un’incursione vera e propria, nei modi e nei tempi che definiscono l’azione dell’artista di strada dall’ignota identità.

Nell’immagine, efebica e aggraziata, attualissima nella sua indefinitezza – né orientale né occidentale, né femminile né maschile – ritorna il modello dell’angelo, molto amato da Tiler, declinato questa volta nella veste del “traghettatore”; circa il cromatismo, vira al magenta, il colore che caratterizza il logo dell’azienda comunale genovese. L’esplosione di colori, l’impatto visivo, il tema, richiamano immediatamente il percorso artistico del “piastrellista”.

«Crediamo che Tiler costituisca, oggi, uno dei più interessanti ed innovativi fenomeni artistici contemporanei nati in seno alla nostra città – esordiscono i vertici di Asef, l’amministratore unico Maurizio Barabino ed il dirigente amministrativo Franco Rossetti – La sua narrativa, sempre portatrice di valori, incrocia quella di Asef, che poggia su una lunga storia e una grande etica professionale. L’azienda oggi guarda al futuro attraverso una lente caleidoscopica: Asef non fa solo funeraria di alta qualità, ma sostiene l’arte, lo sport, la cultura. Asef dialoga con la città, i suoi enti, le sue organizzazioni e società, pubbliche e private».

L’azienda può annoverare quarantaquattro convenzioni con grandi realtà genovesi, vanta numerosi progetti di sostegno e sviluppo in diversi ambiti sociali, artistici, culturali. Nuovi settori aziendali sono stati recentemente varati, nel pieno rispetto del pluralismo culturale e sociale. «Crediamo che l’incontro con Tiler sia in linea con questa impostazione di azienda nella società e per la società – aggiungono Barabino e Rossetti – Siamo convinti che i nostri concittadini condividano con noi la necessità di uno slancio comune verso una società etica e impegnata. Auspichiamo che quest’opera d’arte possa entrare nell’immaginario collettivo, insieme ai valori che essa porta con sé, e che diventi iconica, per i genovesi».

Il soggetto al centro della campagna pubblicitaria di Asef è frutto della libera creatività di dell’artista. «Azrael è l’angelo traghettatore, una figura trasversale a molte culture e religioni nel mondo – spiega Tiler – Nel mio incontro con l’azienda, ho cercato di avere un approccio profondamente laico ma, inevitabilmente, via via che la riflessione si faceva più profonda, sono finito nel trascendente. Chi mi conosce sa che negli anni, spesso, sono tornato sulla figura dell’angelo. Ma, forse, questa è la mia visione più completa, definita. Perché riconducibile al tema del trapasso e dell’aldilà. Non più materia e trascendente, ma solo trascendente».

Genova diventa, così, una sorta di enorme galleria d’arte, dove si moltiplica l’opera di Tiler. La campagna pubblicitaria, infatti, resterà in evidenza fino ai primi giorni di dicembre con affissioni di manifesti sui muri e sui bus, pagine sui quotidiani, “banner” sui siti di informazione e supporto sui social media.

Il “piastrellista” Tiler: l’approfondimento di Luciano Caprile

La “street art”, ovvero l’“arte di strada” viene promossa da artisti che, avvalendosi dell’anonimato, intendono evidenziare certe contraddizioni o particolari comportamenti della nostra società. Pertanto intervengono nottetempo in luoghi preferibilmente degradati per sottolineare le loro accuse attraverso caustici o enigmatici gesti pittorici.

Sulla scia del celeberrimo Banksy si è collocato da qualche anno il genovese Tiler che ama scegliere quartieri trascurati per lasciare sui muri un’immagine non solo delle sue denunce ma anche di eventi come l’addio a Vialli o di personaggi come Govi o di simboli come la Lanterna che ci appartengono. E lo fa in maniera singolare. Egli unisce una serie di piastrelle (“tiler” in inglese significa piastrellista) su cui assembla frammenti di immagini trasformandole in un particolare racconto da incollare furtivamente nel luogo predestinato: «Ho scelto questo sistema di trasmissione del mio messaggio poiché non intendo deturpare gli spazi che accolgono le mie opere». Per non essere identificato nel corso di simili performance, Tiler si trincera dietro una maschera che gli regala il volto impassibile di una scimmia. Come mai? «Noi in fondo siamo scimmie e ci comportiamo talora come animali nella società in cui viviamo».

Ora Asef ha scelto Tiler per promuovere una campagna di conoscenza della propria attività a livello cittadino attraverso un manifesto che esibisce la figura di un angelo seduto su un prato ad ali scure e spiegate, con tanto di aureola sospesa sul capo: «Ho realizzato l’angelo della morte che accompagna il defunto nell’aldilà dopo che Asef l’ha accompagnato fino alla tomba». I suoi occhi paiono interrogare chi lo guarda esprimendo il senso della sua emblematica presenza con la frase “L’arte di esserci. Sempre”. Una dichiarazione consolatoria per chi deve affrontare il dolore del trapasso di una persona cara. Tiler in questa circostanza ha saputo rappresentare con rasserenante compostezza un singolare equilibrio tra l’amore, il rimpianto e la speranza.

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