Racing Force cresce nel motorsport e guarda all’aeronautica militare e alle forze di polizia

L'anno scorso la società ha lanciato un piano di investimento per circa 13 milioni di euro

Crescita veloce e costante e progetti  di ulteriore espansione per Racing Force. L’azienda di Ronco Scrivia intende consolidare la  leadership nel mondo della Formula 1, dove ha il suo core business, ma guarda anche a nuovi mercati, all’aeronautica militare e alle forze speciali di polizia.

Racing Force Group aveva debuttato in Borsa, nel novembre 2021, con una capitalizzazione iniziale pari a circa 106,9 milioni di euro, comprensivi dell’aumento di capitale di circa 20,3 milioni. Oggi la capitalizzazione è di circa 150 milioni di euro. Per stare agli ultimi tre anni, vediamo il fatturato 2020 a 33.733 milioni di euro, nel 2021 a 46.674, nel 2022 a 58.873. In forte progressione anche l’utile: 1.437 milioni nel 2020, 4.168 nel 2021, 7.549 nel 2023. Racing Force ha chiuso il primo semestre dell’esercizio 2023 con vendite consolidate pari a 37,2 milioni di euro, in crescita del 10,7% rispetto ai 33,6 milioni del primo semestre 2022 (+10,4% a cambi costanti). L’incidenza dei ricavi consolidati del secondo trimestre 2023 è pari a 16,6 milioni, in crescita del 3,4% rispetto ai 16 milioni nel secondo trimestre del 2022 (+4% a cambi costanti). Ma la società intende crescere ancora, anzi probabilmente sta per compiere un grosso balzo in avanti, l’anno scorso ha lanciato un piano di investimenti che le permetterà di aumentare la capacità produttiva, e sta guardando a nuovi mercati. Oltre a consolidare e rafforzare la leadership mondiale nel suo core business – progettazione, produzione e commercializzazione di sistemi e apparecchiature di sicurezza per l’industria dello sport automobilistico – Racing Force punta a trasferire il know how accumulato nel motorsport ai settori dell’aeronautica militare e delle forze speciali di polizia.

Ce ne parla Piero Paolo Delprato, presidente e amministratore delegato del gruppo.

Piero Paolo Delprato

– Quando siete entrati in Racing Force?

«Nel 2008, allora era OMP. A Ronco Scrivia. Era nata nel 1973 a Genova, poi si è allargata e nel 1989 i fondatori l’hanno trasferita qui a Ronco. Quando sono entrato, con mio fratello Alberto, ero un appassionato del motorsport nel senso che guardavo il Gran premio di Formula 1 come lo guardano tanti, ma non avevo esperienza di questo mondo. L’accordo con i soci fondatori era che loro sarebbero rimasti a gestire l’ordinario. Noi siamo entrati il 4 febbraio del 2008, poco dopo è scoppiata la crisi Lehaman Brothers, e Roberto Percivale, il socio più grande dei fondatori, che era rimasto ad, mi ha detto che voleva ritirarsi. A questo punto io e mio fratello ci siamo trovati di fronte a una scelta: o gestire noi l’azienda o cercare un nuovo amministratore. Personalmente ero contrario a gestire l’azienda, mio fratello, non so come, mi ha convinto, mi ha detto: rimaniamo per un anno, gestiamo noi l’azienda, ci guardiamo sul mercato, conosciamo le persone, cerchiamo di capire chi può essere la persona adatta a gestire questa azienda e dopo un anno torniamo a fare gli azionisti. Per me è stato un anno molto lungo».

– E siete rimasti, mantenendo la sede direzionale a Ronco, anche se Racing Force è un gruppo mondializzato.

«In realtà qualcuno mi ha chiesto: ma perché non la sposti, magari a Milano. Il fatto è che il nostro è un settore molto piccolo e le persone che fanno, per esempio, le tute sono molto, molto specializzate. Ci vuole un anno per formare una sarta che le sappia farle bene e qui ormai si sentono tutti coinvolti e conoscono bene questo mestiere. Trasferire l’azienda e ripartire da capo sarebbe un danno enorme. Le sarte che abbiamo qui si tramandano il lavoro di generazione in generazione, lo insegnano ai giovani. Una sarta ha bisogno di almeno un anno per imparare a fare una tuta ex novo. La stessa cosa per la caddiste che fanno i progetti al cad, hanno bisogno di almeno un anno».

– La sede principale è rimasta a Ronco ma il gruppo è cambiato.

«Negli ultimi anni è cambiato tantissimo. Come dicevo, sono entrato qui dentro nel 2008, quando la mia società, Saye spa di Genova, ha acquisito il controllo di quella che all’epoca era OMP Racing spa, oggi OMP è rimasto solo come marchio commerciale. Dopo un importante sviluppo, OMP nel 2019 ha avuto la possibilità di acquisire Bell e Zeronoise, mettendo insieme i quattro marchi, OMP, Bell, Zeronoise, e Racing Spirit, il marchio di abbigliamento tempo libero ispirato al motorsport, da poco lanciato. OMP e Bell sono due marchi storici, se il primo è nato nel 1973, Bell risale addirittura al 1954. Averli messi insieme è stata una vera rivoluzione del settore, detenere due marchi così forti, presenti in tutto il mondo, e metterli insieme è stata una bella sfida. Nel 2021 abbiamo cambiato il nome del gruppo, ora ci chiamiamo Racing Force Group, che è l’ombrello sotto cui sono i marchi commerciali. Lo abbiamo fatto anche per la quotazione in Borsa: nel novembre 2021 ci siamo quotati in borsa, all’Euronext Growth Milan, l’ex Aim Italia, e un po’ meno di un anno dopo, a settembre 2022 anche a Parigi. La scelta di Parigi è stata dettata dalla necessità di aprire sempre più il capitale a investitori internazionali, essendo ormai Racing Force una piccola multinazionale. Disponiamo di sedi in tre continenti diversi, vendiamo in 80 paesi, comprendiamo 35 nazionalità diverse nel gruppo con circa 600 dipendenti, di cui 140 a Ronco. E nei rapporti con gli investitori teniamo incontri con soggetti internazionali, sia tramite call sia attraverso incontri mirati, a Milano, Parigi, Francoforte, Madrid. In generale i feedback che riceviamo sono positivi: sia il settore che l’azienda piacciono, anche perché facciamo qualcosa di appassionante. Il nostro è un mercato piccolo, vale qualche centinaio di milioni euro a livello mondiale, però credo che nessun altro business porti tanta visibilità».

– Conta anche la storia di OMP e di Bell.

«Certo. Come gruppo abbiamo una storia molto importante, i più grandi piloti del motorsport moderno hanno utilizzato i nostri prodotti. Già la nostra storia era significativa con OMP, oggi con Bell lo è ancora di più: Bell è la società che ha inventato il casco rigido come lo intendiamo oggi, rappresenta veramente un’icona del motorsport e ha fatto e continua a farne la storia. Qui, per esempio, abbiamo il casco con cui Fernando Alonso nell’agosto 2021 a Spa ha provato per prima volta in Formula 1 il Driver’s Eye, denominata anche Helmet Cam, la più piccola telecamera al mondo per il live broadcasting, installata direttamente nel casco. Doveva essere un test riservato ma i signori della Formula 1, vedendo immagini così emozionanti, le hanno mandate in diretta, con un successo inimmaginabile. Per la prima volta alla tv si vedeva quello che realmente vedeva il pilota. Non era mai successo. È una tecnologia brevettata da noi che abbiamo sviluppato con Zeronoise, il nostro marchio di prodotti di sistemi di comunicazione».

– Dove è situata Zeronoise?

«Zeronoise produce nella nostra sede di Pisa, dove si provvede a tutta l’elettronica del gruppo. È una realtà piccola ma molto efficiente. L’acquisizione di Zeronoise è venuta nello stesso momento di Bell ed era legata al fatto che Bell fino agli inizi degli anni Duemila era presente nel mondo dei caschi da rally che sono open face, cioè non hanno la parte davanti come i caschi di Formula 1 e contengono un sistema di comunicazione, un microfono, le cuffie. Il copilota è collegato a questo sistema, pilota e copilota si devono parlare e ascoltare. A bordo di un’auto da rally, però, il rumore è fortissimo e quindi bisogna trovare il modo di cancellare il rumore ma non la voce. L’obiettivo, quando abbiamo acquisito Bell e Zeronoise, era riportare Bell, che è ed era leader mondiale nei caschi full face – oggi il 70% dei piloti di Formula 1 usa un casco Bell – nel mondo dei caschi da rally. Nel 2020, nonostante la pandemia, abbiamo sviluppato la gamma dei caschi aperti e i sistemi di comunicazione con Zeronoise e nel gennaio del 2021 abbiamo riportato Bell nel Campionato del Mondo Rally, abbiamo stretto un accordo con la Hyundai, che all’epoca era campione del mondo, e ormai circa il 50% dei piloti di rally in lotta per il campionato del mondo utilizza caschi Bell».

– State pensando anche all’intelligenza artificiale?

«La stiamo considerando, però bisogna andare cauti, è facile immaginare di tutto e di più, perché con l’AI si può spaziare in qualsiasi tipo di soluzione ma bisogna capire bene dove andremo. Sicuramente sarà una rivoluzione, come potrà essere applicata e utilizzata è da sperimentare. È giusto lavorarci, essere pronti, valuteremo bene come».

– Come è organizzata la ricerca?

«A livello di capex investiamo il 5% del fatturato, di cui più della metà in ricerca e sviluppo. Abbiamo tre centri di ricerca, Pisa per l’elettronica, quindi per i prodotti Zeronoise, qui a Ronco il centro ricerca per i prodotti OMP e tutto quello che riguarda i caschi in Bahrain».

– Perché in Bahrain?

«La storia è un po’ complicata. Il fondatore di Bell aveva portato la produzione di caschi in Cina agli inizi degli anni Duemila. Fare caschi in fibra, fibra di vetro o fibra di carbonio, e questi sono in fibra di carbonio, è un’attività che non può essere automatizzata, vale sia per i caschi da auto sia per i caschi da moto. È impossibile. Occorrono tantissime ore-uomo per fare un casco. È il motivo per cui quasi tutti i produttori di caschi producono in Far East, sono rimasti pochissimi a produrre in Europa. Ma i numeri del motorsport non sono neanche lontanamente paragonabili ai numeri del settore moto. Il mercato delle auto è molto più piccolo e quindi in Cina con numeri bassi Bell non riusciva a ottenere un’economia di scala che sostenesse gli investimenti necessari a ottenere la qualità richiesta per questo tipo di caschi. Da qui l’accordo con il regno del Bahrain, dove è stato possibile raggiungere un alto livello qualitativo del prodotto. In sei mesi hanno costruito la factory nel Bahrain all’interno del circuito di Shakir della Formula 1. Siamo contenti del Bahrain, abbiamo un ottimo rapporto con il regno del Bahrain, l’ambasciatore è stato qui in visita privata a visitare la sede di Ronco, stiamo sviluppando nuovi progetti con loro, nel piano di investimenti è prevista anche la costruzione di un secondo piano in questo paese, per aumentare la capacità produttiva.

– E come mercato, quanto vale la Cina?

«Negli ultimi due-tre anni abbiamo visto un risveglio del mercato cinese. Negli ultimi tre anni abbiamo avuto una crescita annua del 60% pur partendo da numeri molto piccoli. Questo ci fa ben sperare. È un mercato enorme e se parte noi abbiamo un ruolo di leader».

– Come giudica le vostre performance in Borsa?

«In questi primi anni di quotazione il valore del gruppo in Borsa continua a crescere ma personalmente non sono ancora soddisfatto, il valore di questa azienda oggi è ben più alto di quello che rappresenta il mercato. Questo è un po’ legato ai limiti del mercato per le pmi. Come Racing Force, inoltre, ci sentiamo ormai un po’ border line tra l’Euronext Growth, mercato riservato principalmente alle piccole aziende, e la fascia più alta. Noi ormai abbiamo una capitalizzazione da 150 milioni di euro, prima o poi passeremo a mercati più importanti».

– Avete risentito degli aumenti dei prezzi?

«Il nostro è un mercato non price sensitive, in questo mercato la prassi è dove possibile ribaltare sul prezzo finale gli aumenti. Si fa l’aggiornamento del listino una volta l’anno e una volta l’anno si riesce a ribaltare gli aumenti di costo sul prezzo finale. L’anomalia del nostro settore è che tanti pensano che lavoriamo nell’automotive, in realtà non abbiamo nulla a che fare con l’automotive. Siamo molto più vicini al lusso, l’approccio del nostro cliente è molto più simile a quello del cliente del lusso, i nostri prodotti non sono price sensitive, nei momenti di crisi bene o male il nostro mercato si è sempre dimostrato resiliente. Nel 2020 il numero di eventi Fia a livello mondiale è calato del 52% per la pandemia, in termini di fatturato Racing Force è calata dell’8%, ampiamente recuperato nel 2021. Ovviamente siamo sensibili al problema come tutti, però non è un problema fondamentale».

– Quali sono i vostri piani per crescere?

«Alla fine dell’anno scorso abbiamo lanciato piano di investimenti che riguarda tutto il gruppo e in modo particolare le tre sedi principali, quella dove ci troviamo, Ronco Scrivia, dove è anche la capogrupppo Racing Force, la sede del Bahrain, e quella di Mooresville in North Carolina, negli Usa. Il piano prevede l’investimento di circa 13 milioni di euro, suddivisi in circa il 55% a Ronco per aumento degli spazi, nuova capacità produttiva, logistica e uffici), circa il 10% in Bahrain, per nuova capacità produttiva anche grazia all’accordo con il Bahrain International Circuit, proprietaria della sede che costruirà il secondo piano della factory, raddoppiando di fatto gli spazi, e il restante 35% in Usa, principalmente per la sede di Mooresville, per nuovo hub logistico e uffici. Mooresville è il centro del motorsport americano, tutti i più grandi team americani hanno sede a Mooresville, che è vicina a Charlotte, sede della Nascar. A Mooresville prevediamo di costituire in futuro anche un centro di produzione, che ora in America non abbiamo. Questo per supportare i progetti legati al motorsport. In sostanza tutti e tre questi progetti sono legati al fatto che abbiamo necessità di spazio, proprio perché siamo cresciuti tantissimo negli ultimi anni e abbiamo necessità di ulteriore spazio per aumentare la capacità produttiva».

– Quindi prevedete un ulteriore sviluppo nel motorsport?

«Sì, c’è ancora spazio per crescere, soprattutto negli Usa. Siamo cresciuti tantissimo, stiamo continuando a crescere, i dati del primo semestre sono positivi, con una nuova crescita a doppia cifra e prevediamo di aggiornare quest’anno nuovamente il record di vendite. Ma a fianco del continuo sviluppo del motorsport abbiamo lanciato un progetto di diversificazione perché ci siamo resi conto che, soprattutto grazie a Bell e Zeronoise, abbiamo in casa un know how trasferibile in altri settori dove le nostre due parole chiave, safety e performance, sono altrettanto importanti che nel motorsport. Per esempio, il casco per l’aeronautica militare americana. Abbiamo stretto un accordo con la società americana Lift Airborne Technologies che ha vinto la commessa per la fornitura di caschi all’aeronautica americana. Inizialmente dovevamo fornire solo le calotte, poi l’accordo è stato esteso anche al liner interno. E quindi saremo fornitori dell’aeronautica militare americana. L’obiettivo è stato raggiunto trasferendo la tecnologia dei caschi di Formula 1 ai caschi per l’aeronautica. In parallelo abbiamo lanciato un progetto per sviluppare un innovativo casco per forze speciali di polizia, i cosiddetti swat team, di tutto il mondo. Il progetto prevede di sviluppare un casco innovativo, anche in questo caso mettendo a disposizione l’esperienza e la conoscenza di Bell, in partnership con il più grande centro di ricerca industriale d’Europa, il Fraunhofer Institut, in particolare con la parte specializzata nello sviluppo di materiali polimerici. Con loro stiamo sviluppando un materiale innovativo. L’obiettivo è arrivare alla certificazione del casco con gli standard VPAM e Nato, i più importanti, entro il primo trimestre del 2024. Una volta ottenuta la certificazione cominceremo la commercializzazione. Ovviamente abbiamo già parlato con alcuni gruppi, per capire dove si poteva migliorare il prodotto, capire quali erano le esigenze. L’idea è di utilizzare il centro di produzione in Bahrain come per i caschi destinati all’aeronautica americana. Quindi il nostro piano di crescita si sviluppa su tre pilastri: il primo è il rafforzamento ulteriore nel mondo del motorsport, il secondo riguarda i progetti di diversificazione, il terzo eventuali acquisizioni. In questo ultimo caso l’obiettivo deve essere che 1+1 faccia 3. Si acquisisce per creare valore. L’integrazione è la parte più difficile. Siamo stati capaci fare l’integrazione di Bell e Zeronoise, quindi sono disponibile a valutare dossier di altre possibili acquisizioni».

– Avete degli obiettivi precisi in fatto di acquisizioni?

«Oggi non abbiamo niente di concreto, faremo acquisizioni solo quando saremo convinti di creare valore per il gruppo e per i suoi azionisti».

– E per quanto riguarda possibili aggregazioni in un altro gruppo?

«Sto a sentire tutte le proposte, accolgo tutti, quello che dico sempre è che sono entrato nel 2008, io e il mio team abbiamo dimostrato di saper raggiungere certi risultati e stiamo continuando a crescere, se dovessi continuare a gestire io con la libertà di mettere in pratica le mie idee, potrei fare un accordo e rimanere. Se si trattasse di vendere tutto e continuare a rimanere come manager ci penserei due volte».

– Se si trattasse di cedere azioni scendendo sotto la maggioranza assoluta?

«Dipende. bisognerebbe capire qual sarebbe il risultato finale, nel senso che se c’è un azionista importante vale il discorso che dicevo prima, poi ci sono i patti parasociali, tanti strumenti, tra l’altro in Italia cambierà la normativa. Non dico di no a priori ma dico che se devo rimanere rimango ma voglio poter sviluppare le mie idee con la mia squadra. Se rimango dentro a gestire devo avere il controllo. In alternativa, se ritenessi il progetto un vero creatore di valore per il gruppo, valuterei anche di rimanere come azionista ma non più come manager».

– Come sarà l’azienda tra cinque anni?

«Dipende molto dallo sviluppo in America nel motorsport e dai progetti di diversificazione. Questi progetti possono cambiare radicalmente i numeri della società, così come il motorsport in America può crescere ancora tanto. A livello mondiale Racing Force è il numero 1, in America siamo il numero 3. Nel 2023 stiamo crescendo, i dati del semestre sono positivi, puntiamo a fare di nuovo un record di vendita a fine anno, nel 2024-25 arriveranno anche i progetti di diversificazione. Bisogna vedere la potenza di questa crescita. Faccio un esempio: quando l’esercito americano ha annunciato il vincitore del tender di questo casco, ci sono stati interessamenti da parte di altre forze armate, così come il mercato delle forze speciali di polizia è un mercato che può diventare molto importante per noi, per non parlare delle applicazioni del Driver’s Eye al di fuori del Motorsport. Potenzialmente sono tutti mercati che possono fare cambiare i numeri del gruppo. Quindi, una crescita ci sarà, su questo non abbiamo il minimo dubbio, quanto grande dipenderà da questi progetti».

Racing Force spa è specializzata in progettazione, produzione e commercializzazione di sistemi e apparecchiature di sicurezza per l’industria dello sport automobilistico. I prodotti sono venduti con i marchi OMP, Bell, Zeronoise e Racing Spirit.
Il fatturato per famiglia di prodotti è ripartito come segue:
– dispositivi di protezione per piloti (72%): tute, indumenti funzionali e da gara, guanti, scarpe, caschi, underwear professionale, ecc.;
– equipaggiamento di sicurezza per auto da corsa (20%): sedili, cinture di sicurezza, roll-bar, reti di sicurezza, volanti, estintori, sistemi di comunicazione audio e video per competizioni, ecc.; altro (8%): abbigliamento sportivo non tecnico (abbigliamento tempo libero, tute per meccanici), accessori per auto da corsa, ecc.
A fine 2021, il gruppo dispone di 6 siti con sede in Italia (2), Lussemburgo, Belgio, Stati Uniti e Bahrain. La ripartizione geografica del fatturato è la seguente: Europa, Medio Oriente e Africa (66%), Americhe (24%) e Asia-Pacifico (10%).
(Fonte: Cofisem – Ultimo aggiornamento: 2023-07-06).
Presidente e amministratore delegato: Piero Paolo Delprato;
co-amministratore delegato: Stephane Alexandre Cohen;
Azionisti: Saye spa 52,7 %, flottante 42,3 %, Gmp Investments Holdings Limited 5 %.

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