Tunnel subportuale, cantiere al via: sei anni di lavori per le gallerie più moderne d’Italia

Il progetto prevede anche la realizzazione di due parchi ai due imbocchi di Ponente e Levante. L'idea di un museo di archeologia industriale sotto la Lanterna

Tunnel subportuale, cantiere al via: sei anni di lavori per le gallerie più moderne d’Italia

Un cantiere di 80 mesi (fine lavori, quindi nel 2029) per la realizzazione del nuovo tunnel subportuale di Genova che da lungomare Canepa porterà il traffico verso Levante e viceversa attraverso due gallerie che il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi ha definito «le più moderne d’Italia».

Partito ieri il lotto 0 ossia le opere propedeutiche alla realizzazione dell’opera di Autostrade per l’Italia (tra cui la ripavimentazione della strada cosiddetta “Giro lanterna”), valutata da 900 milioni di euro (un incremento di 200 milioni rispetto al preventivato a causa dell’incremento dei prezzi delle materie prime, remunerato comunque coi pedaggi autostradali su tutto il territorio nazionale) per un tracciato di circa 3,5 km.

Il tunnel è costituito da due gallerie principali separate, una per ogni direzione di marcia, con carreggiata a due corsie di marcia e una di emergenza. Le gallerie avranno un’altezza minima di 4,80 m e ampiezza di piattaforma pari a 11,25 m. In corrispondenza dei tratti in curva vi è un allargamento della carreggiata di circa 1,10 metri per favorire la visibilità.

La velocità limite di progetto all’interno del tunnel è di 70 chilometri all’ora. Il collegamento con il casello di Genova Ovest (A7) è garantito attraverso l’allacciamento alla viabilità del nuovo nodo di San Benigno. Sul lato di Levante, il raccordo alla viabilità cittadina avviene su viale Brigate Partigiane. Nella zona centrale previsto lo svincolo “Madre di Dio”.

I lavori principali saranno gestiti attraverso una gara, mentre quelli iniziali saranno gestiti dalle Società del gruppo Autostrade per l’Italia.
La ripavimentazione del giro Lanterna consentirà di convogliare il traffico portuale su quella strada, consentendo la demolizione delle due attualmente usate in modo da realizzare il tunnel. Queste opere dovrebbero durare all’incirca sette mesi.

Un’opera che non è stata definita solo infrastrutturale, ma anche di rigenerazione urbana, essendo stata pensata con l’apporto dello studio Piano dal punto di vista architettonico. Un grande parco sopra l’imboccatura di Ponente che dà sulla Lanterna, che Luigi Priano dello studio Piano ha descritto come l’idea di un «tuffo nella città verso il mare». Maggiore fruibilità degli spazi pubblici con l’aumento delle alberature anche a Levante, dove parte delle nuove aiuole della Foce saranno “sacrificate” in favore della prosecuzione del parco di piazzale Kennedy, con un boulevard di palme.

Il Parco della Lanterna, che si estenderà su una superficie di 6 ettari e ospiterà 800 alberi, sarà costituito da un grande piano inclinato con pendenza inferiore al 5% in grado di raccordare la quota della terrazza nord sotto la Lanterna (+23.40 m s.l.m.) con via Milano (+11.60 m s.l.m.), proseguendo infine verso via Pietro Chiesa (+4.10 m s.l.m.). Le aree verdi interne al parco avranno diverse funzioni in modo da poter essere sfruttate per eventi e manifestazioni pubbliche, per lo sport libero individuale, per il gioco dei bambini e il tempo libero. Dal Parco sarà soprattutto possibile riacquisire la vista del mare e di tutto il bacino portuale per gli abitanti di Sampierdarena.

Tutti i dettagli sull’opera, genesi e tappe di approvazione del progetto comprese, sono disponibili sul sito voluto dal Comune per favorire la riflessione pubblica della città di Genova su se stessa e curato dal Dipartimento di Scienze Politiche e Internazionali dell’Università di Genova.

Un parco che appunto ha l’intento di far ritrovare la Lanterna ai cittadini e che, nei piani del sindaco, dovrebbe declinare verso il mare con la creazione di un museo di archeologia industriale dove ora sorge l’ex centrale Enel. Una proposta che è al vaglio della soprintendenza.

«Abbiamo imparato nel 2018 cosa vuol dire non avere un piano B − commenta il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale Paolo Emilio Signorini − oggi facciamo un’operazione lungimirante. La Sopraelevata ha una certa età e il tunnel potenzia e decongestiona la viabilità. L’obiettivo è arrivare alla maggior separazione possibile dei flussi di traffico tra cittò e porto».

Il sindaco Marco Bucci aggiunge: «Con la nuova diga avremo 2,4 milioni in più di superficie per la città, coi tombamenti delle calate ulteriori 800 mila. La città si espande, ma attenzione, il tunnel non sostituisce la Sopraelevata, è a sei corsie».

Il dibattito sul destino della strada Aldo Moro verrà gestito a tempo debito, ma Giovanni Toti esprime già l’opinione «da privato cittadino io la terrei, proprio perché nel 2018 con il crollo del ponte Morandi abbiamo capito la necessità di un piano B».

Il presidente della Regione aggiunge: «Questo è un giorno che la città aspetta da una trentina d’anni abbondante, da quando è stato riqualificato il Porto antico. È un’opera importantissima in sé e simbolica del cambiamento che la città sta mettendo in campo. Alla fine di tutto questo avremo un porto più moderno, più efficiente, più capace. Ci sarà un periodo transitorio di difficoltà, occorre che i lavoratori non ne paghino il prezzo».

Per l’a.d. di Autostrade per l’Italia Roberto Tomasi il tunnel è «Un’opera simbolica, sappiamo che dobbiamo ricostruire la fiducia con questo territorio tassello per tassello».

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