Covid, nuove regole in ospedale per mascherine e tamponi

La Regione Liguria è tra le prime ad aver adottato una nuova delibera tramite Alisa. Occasione anche per fare un bilancio sui numeri della pandemia in Liguria

Covid, nuove regole in ospedale per mascherine e tamponi

Nuove regole meno stringenti anche in ospedale per la prevenzione del Covid, senza dimenticare la tutela dei fragili.

La Regione Liguria è tra le prime ad aver adottato una nuova delibera tramite Alisa, l’Agenzia regionale sanitaria, che uniforma i comportamenti su tutto il territorio.

L’obbligo di mascherina persiste per lavoratori, utenti e visitatori nelle strutture sanitarie all’interno dei reparti che ospitano pazienti fragili, anziani o immunodepressi e si raccomanda all’interno di tutti i reparti di strutture sanitarie. L’obbligo di indossare dispositivi di protezione delle vie respiratorie si estende anche a lavoratori-utenti-visitatori delle strutture sociosanitarie e socioassistenziali. In aree ospedaliere come sale infermieristiche, corridoi,

Per quanto riguarda i tamponi, i test vengono raccomandati per i pazienti che presentino sintomi compatibili con diagnosi di Covid 19, per i contatti stretti di positivi, per i ricoverati intubati e trasferiti in rianimazione, per quanti infettivologi ed esperti in malattie infettive lo ritengano necessario. I direttori sanitari possono adottare misure aggiuntive legate alle specificità dei contesti operativi e organizzativi. Non è più necessario eseguire il tampone all’accesso del pronto soccorso o prima del ricovero o prima del trasferimento.

Filippo Ansaldi, direttore generale Alisa, dà i numeri di questi tre anni: 6.960.653 tamponi fatti, quasi 700 mila positivi, 5.924 decessi per Covid e con Covid, 3.730.579 i vaccini somministrati.

«Il quadro epidemiologico è cambiato da tempo − rileva Ansaldi − si tampona meno che in passato. Oggi c’è meno di un caso ogni 10 mila abitanti e la pressione del Covid sul sistema sanitario dopo il picco dello scorso dicembre oscilla attorno a 100 ricoverati da settimane. Tuttavia ormai su 100 positivi, solo 30 sono i casi di polmonite, 70 sono quelli ricoverati per altre cause».

Si è ufficialmente passati da pandemia a endemia, oltre che essere migliorata la gestione del paziente.

«L’emergenza è finita − dice Matteo Bassetti, direttore della clinica delle Malattie infettive del San Martino e coordinatore del Diar, il dipartimento interaziendale Infettivologia − e noi, come Diar e come Regione Liguria, avevamo già anticipato queste misure. Le nuove regole sono quelle della convivenza con un virus profondamente diverso, quindi la diagnostica si riserva unicamente a chi ha dei sintomi. Vanno a cadere tutti quelli che erano i tamponi di screening, cioè quello che arrivava al pronto soccorso per una causa diversa da un’infezione respiratoria o dei sintomi respiratori per il trasferimento da un reparto a un altro e anche per il trasferimento dall’ospedale delle altre strutture».

L’assessore alla Sanità Angelo Gratarola commenta: «Negli ultimi due anni gli ospedali sono stati impegnati a curare una sola malattia. Nel 2022 hanno cominciato a riorganizzare la loro capacità di risposta per tutto il resto, iniziando a recuperare e aggredendo le liste d’attesa. Qualcuno ha definito il periodo Covid una catastrofe vitale. Abbiamo capito che l’individualismo non vale niente e la capacità di risposta e di salvarci è legata ai comportamenti altrui. Con questa delibera Alisa consente l’omogeneizzazione di comportamenti per proteggere le persone più fragili sia in Rsa sia in ricovero».

Bassetti elenca i numeri del San Martino: 638.772 test molecolari, 277.118 per altre Asl, per un totale di 916.000. Utilizzate 1.897.376 mascherine Ffp2, 495.060 Ffp3 e 2,9 milioni di chirurgiche. I ricoveri di Covid positivi sono stati 2789 nel 2020, 2095 nel 2021, 1984 nel 2022 e 152 nel 2023. «Nel 2020 erano principalmente polmoniti. Nel nostro ospedale abbiamo avuto tre picchi di ricoveri: 495 a marzo 2020, 733 a novembre 2020 e 369 a gennaio 2022. Nel reparto di malattie infettive, oggi Covid-free, sono stati 1.540 i pazienti ricoverati». Per quanto riguarda l’utilizzo di anticorpi monoclonali e antivirali (3.500), Bassetti sottolinea che il San Martino è ai primi posti italiani per somministrazione in relazione al numero di abitanti, con Veneto e Toscana.

«Prima del Covid non esisteva il Diar malattie infettive − aggiunge Bassetti − tutto questo ci renderà più preparati per il futuro».

«Siamo tra le prime regioni che regolamentano in modo uniforme le pratiche Covid dopo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha sancito la fine dell’emergenza pandemica − afferma il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti – La Regione Liguria è stata pioniera su diversi aspetti organizzativi durante la pandemia: dall’utilizzo dei monoclonali alle collaborazioni tra sanità pubblica e privata, con le farmacie e con i medici di medicina generale nel periodo della campagna vaccinale, passando per il nostro portale di prenotazioni, prima per le vaccinazioni e ora anche per le prestazioni sanitarie, che è stata una eccellenza dal punto di vista gestionale. Questo provvedimento è il risultato dell’attività congiunta di Regione Liguria, Alisa, Direzioni Sanitarie, Dipartimenti Interaziendali regionali di Infettivologia ed Emergenza e area Igiene. Il lavoro di squadra è sempre stato una nostra prerogativa e ci ha consentito di affrontare e superare tutte le sfide più difficili e dolorose in questi anni passati fino a oggi con un ulteriore grande passo verso la normalità».

Enrico Castanini, che è stato commissario per l’approvvigionamento mascherine e dispositivi medici, ricorda: «Nella prima fase non c’era una mascherina in Liguria, neanche un ordine. Mi sono trovato a gestire la situazione senza sapere quali fossero le caratteristiche e ringrazio ancora ora l’indimenticato direttore generale del San Martino Salvatore Giuffrida per avere messo a disposizione i suoi laboratori come punto di riferimento. In pochi giorni abbiamo comprato 10 milioni di mascherine, controllate due volte dal San Martino e con prezzi piuttosto buoni. Dopo la fase di approvvigionamento il difficile era farle arrivare. Negli scali intermedi i governi potevano contestare e sequestrare il carico: ricordo contestazioni con Russia, India e Addis Abeba».

La seconda fase è stata la costruzione del sistema “prenoto vaccino”, realizzato in meno di un mese: gestite 4,5 milioni di prenotazioni con un picco di 82.094 in un giorno nel marzo 2021. «Crollavano sistemi da 15 milioni di euro, quindi sono molto soddisfatto del risultato».

Sul futuro l’Oms ha dettato una linea per rafforzare la vaccinazione. Ansaldi conferma: «L’orientamento è fare insieme all’antinfluenzale con una campagna sugli over 60».

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