Peste suina, Confagricoltura: Liguria e Piemonte si coordinino per contenere il contagio

«Non possiamo permettere che il comparto venga penalizzato dalla chiusura di quelle aziende che rientrano nelle Zone infette I e II in continuo ampliamento»

Peste suina, Confagricoltura: Liguria e Piemonte si coordinino per contenere il contagio

Dopo gli ultimi 11 casi di positività alla peste suina riscontrati in Liguria, i presidenti delle Federazioni regionali di Confagricoltura chiedono un’azione sinergica da parte delle due Regioni confinanti.

Cresce la preoccupazione degli allevatori di suini delle aree già colpite dalla psa.

I presidenti di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasia e di Confagricoltura Liguria Luca De Michelis, rappresentanti degli imprenditori agricoli dei territori coinvolti dall’epidemia di peste suina africana, fanno fronte comune e chiedono alle Istituzioni di agire sinergicamente per contenere il dilagare del problema.

«Alla luce dei nuovi casi che fanno salire a 171 per il Piemonte e a 112 per la Liguria il numero degli animali affetti dalla patologia, chiediamo che venga costituito e convocato al più presto un Tavolo permanente interregionale di confronto sull’argomento, che possa ricercare e concordare le iniziative di contrasto all’emergenza» affermano in una nota congiunta Allasia e De Michelis.

Confagricoltura Piemonte e Liguria ribadiscono che la biosicurezza rappresenta un elemento fondamentale per il contenimento dell’epidemia, soprattutto al fine di prevenire l’ingresso delle infezioni negli allevamenti, ma che senza un intento e uno sforzo comune e coordinato di entrambe le Regioni non si possa arginare la diffusione del virus.

«Non possiamo permettere che il comparto venga penalizzato dalla chiusura di quelle aziende che rientrano nelle Zone infette I e II in continuo ampliamento − dicono i presidenti − siamo certi che la nostra richiesta verrà accolta nell’interesse di tutti gli attori coinvolti».

Nel contempo i presidenti sottolineano di aver chiesto alle rispettive Regioni un consiglio aperto per portare a conoscenza del mondo politico la gravità della situazione e la necessità di urgenti risposte per il comparto.

I dati Ispra sulla presenza del cinghiale in Italia nel periodo 2015-2021

In Italia si conta un milione e mezzo di esemplari di cinghiale. Una proliferazione altissima la quale si sono messe in campo campagne di selezione cresciute in sette anni del 45%.

L’Ispra segnala che gli abbattimenti sono stati circa 300.000 all’anno (di cui 257.000 in caccia ordinaria e 42.000 in interventi di controllo faunistico). Il 30% dei contenimenti totali è stato effettuato in Toscana.

Ingenti i danni all’agricoltura con una media annuale di oltre 7 milioni di euro. La stima complessiva è risultata di poco inferiore a 120 milioni di euro di danni per un totale di oltre 105.000 casi.

Le regioni più colpite sono Abruzzo e Piemonte con, rispettivamente, circa 18 e 17 milioni di euro nel periodo considerato. Altre tre regioni hanno fatto registrare oltre 10 milioni di danni all’anno: Toscana, Campania e Lazio, la Liguria segue a ruota, con contingenti abbattuti ben al di sotto di quelli previsti, con i risultati a tutti noti.

«In Liguria − spiega De Michelis − si stima un numero di capi intorno ai 45 mila/50 mila. Nella scorsa stagione ne sono stati abbattuti intorno ai 23 mila. Numeri che si commentano da soli».

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