Federfarma Genova: «Farmaci equivalenti risorsa importante per tutti i cittadini»

Secondo Federfarma l’Italia è penultima in Europa per quota mercato degli equivalenti

Federfarma Genova: «Farmaci equivalenti risorsa importante per tutti i cittadini»

L’associazione Federfarma Genova, anche in considerazione della difficoltà a reperire diversi farmaci sul territorio nazionale, sottolinea il ruolo dei farmaci equivalenti, categoria di prodotti con ampi margini di sviluppo.

L’associazione ne evidenzia la funzione “fondamentale nel Sistema sanitario nazionale” e come siano “una risorsa per le moderne esigenze di salute della popolazione”, tuttavia “a volte devono scontare una certa diffidenza, dovuta principalmente a una scarsa informazione sulle loro caratteristiche e sui loro possibili utilizzi”.

Il farmaco equivalente (in passato “generico” ma la definizione oggi è da considerarsi impropria) è stato introdotto in Italia nel 1995 ed è un farmaco a base di uno o più principi attivi – le sostanze che curano la malattia – al quale è scaduto il “brevetto”. Dopo 20 anni un medicinale in commercio, infatti, perde l’esclusività di produzione e può essere prodotto e venduto da altre aziende farmaceutiche. Il farmaco equivalente è messo in commercio con il nome del principio attivo (denominazione comune internazionale).

Il farmaco è detto “equivalente” poiché contiene la stessa quantità e qualità di sostanze attive nella stessa forma farmaceutica (compresse, fiale, sciroppo ecc.) del farmaco di riferimento.

Per entrare in commercio, il farmaco equivalente deve soddisfare gli standard di qualità e sicurezza previsti per la produzione di tutti i farmaci. L’azienda produttrice deve dimostrare che il farmaco equivalente ha lo stesso comportamento del farmaco originatore. Quindi parametri come efficacia terapeutica, potenza d’azione, tempo di comparsa dell’effetto e sua durata, nonché effetti collaterali e loro incidenza, sono praticamente identici.

Il minore costo dei farmaci equivalenti si spiega col fatto che l’azienda che produce il farmaco di marca, grazie al brevetto, lo può commercializzare in esclusiva per un certo periodo di tempo, in modo da recuperare i costi di ricerca e sviluppo. Allo scadere del brevetto sul principio attivo, decade il diritto esclusivo di proprietà intellettuale e altre aziende farmaceutiche possono produrre e vendere farmaci con lo stesso principio attivo.

Questo però non va a scapito della qualità dei farmaci equivalenti che prima di essere messi in commercio sono sottoposti a severi controlli e alle normative che regolano tutti i farmaci. La qualità del farmaco equivalente è garantita dalla concessione di Aic (Autorizzazione all’immissione in commercio) da parte dell’Aifa, che verifica che la sua produzione sia effettuata da un’officina farmaceutica autorizzata. La qualità di un farmaco di marca e quella di un farmaco equivalente, in sostanza, sono sovrapponibili.

I vantaggi dell’utilizzo dei farmaci equivalenti sono duplici: per i cittadini e le famiglie si traducono essenzialmente in un notevole risparmio economico a fronte di efficacia terapeutica inalterata; per il Ssn invece, alleggerendo la spesa farmaceutica, si favorisce l’accesso a terapie innovative e più costose.

Secondo Federfarma in Italia negli ultimi anni la quota di mercato dei farmaci equivalenti è salita ma non ancora ai livelli di paesi a noi paragonabili, come Gran Bretagna e Germania: le potenzialità di sviluppo sono perciò elevate. Si calcola che in Italia nel 2021 gli equivalenti abbiano rappresentato il 22,6% (in volume) del mercato, peraltro molto diversificato da regione a regione. Nelle fasi più critiche dell’emergenza Covid il 70% dei farmaci usati nei reparti di terapia intensiva è stato rappresentato dai farmaci equivalenti.

A livello di prezzi, i farmaci equivalenti devono essere più bassi almeno del 20% rispetto a quelli di marca, ma in certi casi si arriva anche al 70%. Dopo la loro introduzione in Italia, si calcola che abbiano contribuito a ridurre la spesa per il Ssn di 5/7 miliardi, un risparmio che ha permesso di liberare risorse da destinare a farmaci più costosi per curare gravi malattie.

Il farmaco equivalente genera a livello Ue circa 150 mila posti di lavoro qualificati.

In Europa l’Italia è penultima per quota mercato degli equivalenti, la Germania è al primo posto con il 70%, seconda la Gran Bretagna con il 60%.

Vista la loro importanza, non è un caso che Federfarma Genova abbia scelto proprio il tema dei farmaci equivalenti per il suo tradizionale calendario 2023, realizzato in partnership con EG Stada Group e distribuito gratuitamente in 100 mila copie nella rete delle oltre 300 farmacie di Asl 3 e Asl 4.

«Ci fa molto piacere avere l’occasione di ricordare a tutti i cittadini le opportunità che offrono i farmaci equivalenti e anche le garanzie a tutela della loro salute, tanto più nella particolare fase in cui ci troviamo in queste settimane. Una corretta e completa informazione su questo tema è fondamentale e anche noi abbiamo voluto dare il nostro contributo attraverso la realizzazione del calendario, uno strumento che negli anni è diventato un punto di riferimento importante per la popolazione che quotidianamente serviamo», commenta Giuseppe Castello, presidente di Federfarma Genova.

«Il nostro impegno come azienda leader in Italia nel settore degli equivalenti si traduce anche nel promuovere una chiara informazione in merito a questa categoria di farmaci, che nel nostro Paese incontra ancora diverse resistenze, complice il sussistere di vecchi pregiudizi. La scelta dei farmaci equivalenti rappresenta, invece, un valore socio-economico importante che permette accessibilità e sostenibilità sia per i singoli cittadini sia per il Sistema Sanitario Nazionale. Siamo pertanto lieti di poter sostenere in modo incondizionato iniziative come quella promossa da Federfarma Genova in quanto in linea con la nostra purpose ‘Caring for People’s Health’», dichiara Salvatore Butti, general manager & managing director di EG Stada Group.

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