Si terrà giovedì 24 novembre a Genova il congresso regionale del Sindacato autonomo polizia penitenziaria – Sappe. Dopo le dimissioni per motivi personali del segretario regionale, Michele Lorenzo, il congresso sarà presieduto dal segretario generale del sindacato, Donato Capece.

«Da tempo, gli appartenenti al corpo si trovano in una notevole situazione di disagio a causa della carenza di organico in tutti i settori, della mancanza di vestiario, delle difficoltà di assicurare una costante manutenzione delle strutture − dice Capece −: la Polizia penitenziaria tiene duro, nonostante le mille difficoltà. Ed è grave che latitano gli interventi per porre rimedio a tutte le criticità della Liguria penitenziaria che il Sappe denuncia da mesi».

«Avremmo anche bisogno di maggiore collaborazione di alcuni direttori nelle relazioni sindacali e nel rispetto degli accordi sottoscritti, soprattutto nei penitenziari di maggiore importanza − sottolinea il segretario generale −. E, ovviamente, è necessario dotare la Liguria di una classe dirigente sindacale del Sappe di alto livello dopo le dimissioni per motivi personali del segretario regionale, Michele Lorenzo».

Al Congresso regionale parteciperanno i segretari in servizio nelle carceri liguri. «Ogni giorno nelle carceri della Liguria succede qualcosa ed è quasi diventato ordinario denunciare quel che accade tra le sbarre − conclude Capece − È stato un grave errore politico sopprimere, a Genova, il provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria, accorpando tutto a Torino. Genova deve essere messa in condizione di avere un distaccamento, come già c’è oggi, ma con effettiva autonomia organizzativa e gestionale da parte di un dirigente, certamente utili ai servizi di Polizia penitenziaria e alla gestione dei detenuti».

In Liguria sono oggi presenti, nelle 6 carceri regionali, circa 1.400 detenuti a fronte di 1.100 posti letto regolamentari.

Sappe segnala anche una grave carenza di poliziotti: mancano 148 poliziotti rispetto all’organico previsto di 994 unità.

«Il Sappe denuncia da tempo che le carceri sono diventate un colabrodo per le precise responsabilità di ha creduto che allargare a dismisura le maglie del trattamento a discapito della sicurezza interna e in danno delle donne e degli uomini della Polizia penitenziaria − dichiara Capece −. Sono decenni che chiediamo l’espulsione dei detenuti stranieri, un terzo degli attuali presenti in Italia, per fare scontare loro, nelle loro carceri, le pene. Ma servono anche più tecnologia e più investimenti: la situazione resta allarmante, anche se gli uomini e le donne della Polizia penitenziaria garantiscono ordine e sicurezza pur a fronte di condizioni di lavoro particolarmente stressanti e gravose. I decreti svuota-carceri, che più di qualcuno continua a invocare a ogni piè sospinto, da soli non servono: serve una riforma strutturale dell’esecuzione, serve il taser per potersi difendere dai detenuti violenti e la dotazione di body-cam».

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